Secondo Luigi Ascione, chi ha amministrato si sottoponga al giudizio degli elettori

il sindaco Sero ha realizzato il “sogno cariatese”

Del concittadino Luigi Ascione tutto si può dire tranne che non sia un “socialista” certificato, di quelli di una volta di cui si è perso, purtroppo, lo stampo.
Coerente fino al midollo, sempre compagno (“manciniano”, precisa), è una parte importante della storia del Psi locale, quello che fu dell’inarrivabile, compianto Rocco Trento, il grande riformista cariatese che “faceva girare le scatole” a tutti, anche a Craxi, che di lui, nel congresso straordinario e strategico del Psi, 1988, disse: “Il compagno Trento è un rompipalle. Ma avercene come lui…..”.
Ascione si è allontanato dai socialisti di casa nostra (“Ma non dall’idea”, precisa) per “divergenze” di metodo e contenuti: “Ho sempre pensato che “socialista” significa, innanzitutto, guardare sempre e comunque ai cittadini più deboli, non a chi dalla vita ha già avuto tutto”.
E a proposito della lunga campagna elettorale, praticamente in corso, vuole dire la sua: “Circola voce che, l’illustre sindaco socialista (Filippo Giovanni Sero, ndc) non voglia più candidarsi alle prossime elezioni amministrative di giugno. Come cittadino e come ex vice segretario del Psi cariatese mi chiedo perché egli voglia fare questo affronto alla cittadinanza tutta che, per ben due volte consecutive, ha riconosciuto nella sua persona l’uomo del futuro”.
Ma forse una risposta c’è: “I motivi della resa sono chiari e sotto gli occhi di tutti, tuttavia, anche a nome di tanti altri amici e compagni, esorto personalmente questa grande personalità politica a non abbandonarci. Non possiamo permetterci di perdere un progressista così lungimirante e probo, di una rettitudine morale adamantina, mai scalfita dal benché minimo sospetto”.
Eppure, nel corso dei suoi due mandati, il sindaco Sero ha realizzato il “sogno cariatese”, a cominciare dall’affare del “Montone”, alla SO. GE. FIL; all’asilo comunale; all’illuminazione pubblica; all’assetto urbano; alla raccolta dei rifiuti; al piano spiaggia; alla preparazione e la gestione della stagione estiva, e tanto, tanto altro. Tutte opere di ordinaria e, se vogliamo, straordinaria amministrazione, che pur con qualche sacrificio hanno funzionato alle perfezione”.
Ma Ascione non si capacita: “Mi pare normale e democratico che chi ha amministrato si sottoponga al giudizio degli elettori, così come coloro che sono stati fra le minoranze le quali, non a caso, e giustamente, alle prossime elezioni ci mettono la faccia. Ora mi domando ed insisto: perché non candidarsi, se pur a consigliere comunale, e raccogliere tutto ciò che ha seminato? Sarebbe, a mio avviso, un obbligo morale. Anzi, è pure opportuno presentare la candidatura di tutti coloro che ancora oggi sostengono questa amministrazione. In altre parole, è un preciso dovere riproporsi alla cittadinanza e chiederle il consenso per tutte le opere e lo splendore in cui oggi vive Cariati”.

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