La satira secondo Carlo Freccero

Ci sono cose che invecchiando migliorano: certi vini, come il Barbaresco, il Barolo e il Bordeaux, col tempo maturano e guadagnano in rotondità, profondità e ricchezza di aromi. Anche certi strumenti musicali: il mio maestro di violoncello, per esempio, mi assicura che il mio strumento, che per ora gratto in modo pietoso, con l’uso migliorerà sia me che sé stesso, al punto che un giorno lui (lo strumento) sicuramente varrà molto e perfino io, a furia di insistere, potrei arrivare a suonare in modo decente.

Su altre cose, l’invecchiamento scivola senza scalfirle, tanto sono perfette: prendete, per esempio, certe poesie, come L’Infinito di Giacomo Leopardi (ne celebriamo giusto ora il bicentenario) o tante pagine de La Divina Commedia di Dante Alighieri: le parole di Francesca da Rimini, di Farinata degli Uberti, di Ulisse, di Pier delle Vigne e tanti altri immortali personaggi di quel capolavoro resteranno eterni esempi di perfezione e di bellezza, per chi la bellezza sa capirla ed amarla.

Ma ci sono cose, invece, che l’invecchiamento proprio non lo sopportano: fra queste, oltre al 99% della musica pop e al 100% delle filastrocche rap, sicuramente, a un livello più nobile, c’è la satira.

La satira è un frutto di stagione che più di stagione non si può: va gustata sul momento, appena colta, perché già pochi giorni dopo diventa stantia, perde di colore, profumo e sapore; vedi poi se passano vent’anni e quella satira è satira politica.

Carlo Freccero, il nuovo direttore di Rai2, ha rimosso dai palinsesti “Quelli che dopo il TG”, scoppiettante programma, appunto, di satira politica, condotto da Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu e Mia Ceran, affiancati da Ubaldo Pantani: un programma che prendeva in giro tutti, lanciava bordate e frecciate in tutte le direzioni ed era molto, molto intelligente e divertente.

Qualche malalingua ha insinuato che Freccero, visto e fotografato mentre abbracciava con trasporto Alessandro Di Battista, noto esponente in stand-by (o quasi) del Movimento 5 Stelle, non apprezzava, di quella satira a 360 gradi, l’angolazione rivolta appunto al partito del quale, sempre secondo le malelingue, è espressione; particolarmente sgraditi sarebbero gli sketch riguardanti l’assorto ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, intitolati “I Tre Ninelli”.

Per dimostrare che le malelingue si sbagliano, Freccero ha pensato bene di sostituire “Quelli che dopo il TG” con spezzoni di programmi di satira, tutti rigorosamente di sinistra, ma risalenti in media a una ventina d’anni fa: ecco così apparire Sabina e Corrado Guzzanti, Serena Dandini, Neri Marcorè ed altri campioni della satira d’antan, in sketch nei quali sono riesumati i momenti più o meno gloriosi degli anni ’90 del secolo scorso e sbeffeggiati i loro protagonisti: Silvio Berlusconi, Antonio Di Pietro, Massimo D’Alema, Maurizio Gasparri, Walter Veltroni.

Che pena, e che noia!

Una minestra riscaldata, di quelle fatte con molta acqua e poco dado, senza sale e senza niente, sarebbe più gustosa: fatico io, che ho una bella età, a ricordarmi il contesto nel quale quella satira è nata, rivolta a personaggi ormai fuori gioco; figurarsi un trentenne o, peggio, un ventenne di adesso: non fa ridere, non rende merito agli attori di cui sono riesumate performance ormai datate, non significa niente.

O forse sì, qualcosa significa: nella nuova Rai la satira è consentita, ma solo se non disturba il macchinista.

Meglio se non disturba proprio nessuno; e meglio, molto meglio ancora, se, di fatto, oramai  non è nemmeno più satira.

Giuseppe Riccardo Festa

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