LA QUOTIZZAZIONE DELLE TERRE COMUNALI DI CARIATI (1921)

Un evento di grande importanza sociale per la nostra comunità, nel periodo post-bellico della Grande guerra 1915-18

Cariati, Colonnato della Cattedrale, 16 febb.1921. Un momento dell’assegnazione delle quote demaniali.
Cariati, Colonnato della Cattedrale, 16 febb.1921. Un momento dell’assegnazione delle quote demaniali.

di Franco LIGUORI, storico

Un evento di grande rilevanza per la storia sociale ed economica di Cariati fu, nel 1921, la quotizzazione delle terre comunali. Anche se a Cariati non ci fu mai un movimento contadino organizzato, il problema della terra era, a quel tempo, fortemente sentito, specialmente dai reduci  della Grande guerra, da poco tornati dal fronte. Agli inizi del 1920 iniziarono le prime pressioni sugli amministratori comunali e con esse l’avvio delle pratiche per la quotizzazione dei demani comunali superstiti : terre collinari, ma, comunque, buone per saziare la fame di terra e di lavoro, dopo quattro anni di guerra.

Il 16 febbraio del 1921 il Consiglio comunale, presieduto dal sindaco dell’epoca Gaetano Bevacqua, approvò un regolamento per la concessione di 154 quote , formate nei demani di Serre Libere, Serre Boscose, Colle Piccolo, S.Andrea, Pantano, in agro di Cariati. Il 20 giugno 1921, sotto il colonnato della Cattedrale, sul corso XX Settembre, si riuniva “in luogo aperto al pubblico”, il Consiglio comunale, composto dai signori Gaetano Bevacqua, sindaco, cav. Avv. Alfonso Cosentino, Raffaele Caruso, Luigi Giglio, Cataldo Critelli, Biagio Iaccino, Ignazio Russo, Vincenzo Fortino, Cataldo Ippolito, consiglieri, assistiti dal segretario comunale Francesco Gambardella, con l’intervento del cav. Luigi Siciliani, delegato del sig. Prefetto, regio commissario ripartitore dei demani comunali, convocato allo scopo di  presenziare al sorteggio delle 154 quote sopracitate.

Ecco uno  stralcio dal verbale di quella storica seduta del 20 giugno 1921: “Si sono trascritte sopra foglietti di eguale carta e dimensioni il cognome e il nome e la paternità di ciascuno ammesso e piegati in modo conforme si sono inclusi in un’urna di legno. Del pari sopra altrettanti biglietti si sono scritte le cifre numeriche e questi biglietti al numero di 54 si sono depositati in un’altra urna di vetro”. Le cartine portanti i nomi degli aventi diritto all’assegnazione delle quote furono estratte da un ragazzo di anni 10 : Leonardo Trento. Le quote assegnate avevano un’estensione di ha 0,70 circa e gli utenti dovevano versare al Comune, un canone annuo di Lire 60.   Una seconda assegnazione, in aggiunta a quella del 20 giugno 1921, si ebbe il 9 novembre dello stesso anno, allorquando furono assegnate altre 85 quote nelle terre di Palumbo.

Le quote assegnate nel ’21 furono, dunque, in tutto, 239. Tra i nomi degli assegnatari che sarebbe troppo lungo riportare tutti, figurano i signori:  Cariglino Giovanni (Palumbo), Russo Cataldo (Serre Libere), Iaccino Vincenzo (Serre Libere), Cavallo Michele (Serre Libere), Abruscia Vincenzo (Serre Boscose), Iozzi Francesco (Serre Boscose), Pirillo Vincenzo (Serre Libere), Scorpiniti Leonardo (Palumbo), Faragò Rocco Napoleone (Palumbo), Fuoco Gabriele (Palumbo), Cipriotti Michele (Palumbo), Scarpello Antonio (Palumbo), Rizzuti Arcangelo (Palumbo), Trovato Filippo (Palumbo), Mussuto Benedetto (Palumbo), Russo Ignazio (Palumbo), Trovato Giovanni (Palumbo), Ippolito Cataldo (Palumbo), Amendola Andrea (Palumbo), Zolli Leonardo (Palumbo), Marsico Salvatore (Palumbo), Marino Pasquale (Palumbo), Curia Michele (Palumbo), Lucente Leonardo (Palumbo), Mancuso Alfonso (Palumbo), D’Audia Michele (Palumbo), Donnici Alfonso (Palumbo), De Roberto Domenico (Palumbo), Lettieri Fedele (Palumbo), Nigro Natale (Palumbo), Formaro Cataldo (Palumbo), Fortino Gaetano (Palumbo), Papaianni Rosario (Serre Boscose), Lettieri Elgisio (Serre Libere), Lettieri Rocco (Serre Libere), Trento Natale (Serre Libere), Amendola Antonio (Palumbo), Marino Leonardo (Palumbo), Pirillo Giovanni (Serre Boscose), Crescente Francesco (Serre Libere), Greco Agostino  (Serre Libere), Cocone Gesualdo (Serre Libere), Fortino Leonardo (Serre Libere).

Nella gestione della quotizzazione dei terreni comunali del 1921 qualcosa di “irregolare”, però, dovette accadere , se con decreto regio del  9 ottore1922  il Consiglio Comunale in carica, che era ancora quello che aveva assegnato le terre comunali ai contadini, venne sciolto, perché, dopo due inchieste (aprile 1921 e maggio 1922) fu accusato di “arbitri” e “favoritismi” e per il fatto che l’operato degli amministratori aveva suscitato un vivo malcontento nella popolazione. Arrivò inizialmente un “commissario straordinario” , nominato dal Prefetto, tal Giuseppe La Costa.  Dall’ottobre del ’22, con l’avvento del regime fascista, non ci saranno più libere elezioni e i sindaci saranno sostituiti dai “podestà”, nominati direttamente dal Governo fascista ed aventi pieni poteri. Delle irregolarità nell’assegnazione delle “quote” non se ne parlerà per un po’ di tempo.

Polemiche intorno alla quotizzazione delle terre comunali

del 1921, al tempo del podestà Antonio Formaro (1932-35)

 A distanza di oltre dieci anni dall’assegnazione delle quote, agli inizi degli anni Trenta, la “quotizzazione del ‘21”  tornava ad essere ancora una volta, a Cariati, argomento di polemiche e di discussioni animate. Il periodo podestarile di Antonio Formaro (1932-35), infatti,  non è contrassegnato soltanto da momenti di  ordinaria amministrazione fascista, ma anche da non poche polemiche all’interno del contesto sociale cariatese, sempre rissoso e pettegolo. Dalla Cronaca di Calabria del 1932 veniamo a conoscenza che quell’anno apparve sul quindicinale cattolico cariatese “Il Faro del Golfo”, diretto dall’arciprete Cataldo Arena, un articolo non firmato dal titolo “Municipalia”, che criticava duramente la quotizzazione delle terre operata dal Comune di Cariati nel 1921, richiamandosi addirittura ad una massima evangelica, secondo la quale “bisogna dare soltanto il superfluo”, mentre l’Amministrazione di Cariati, con quella operazione, aveva commesso un “delitto”, distribuendo tutto il patrimonio del Comune ai contadini. A questo articolo apparso sul locale periodico cattolico, rispose sulla “Cronaca di Calabria” un tal F.P. da Cariati Marina con una “Rettifica doverosa”, che riportiamo, qui di seguito : “In data 13 c.m. è apparso sul quindicinale cattolico Faro del Golfo un articolo dal titolo Municipalia. L’argomento, delicato in se stesso, è stato dall’articolista trattato con troppa esagerazione e molta mitologia. E poiché non è la prima volta che si cerca con parola di radice sconosciuta, denigrare addirittura il gesto più felice, più indovinato dell’Amministrazione Comunale, la Quotizzazione, crediamo doveroso mettere sulla diritta via l’articolista. Chiariamo i fatti, non facciamo polemiche. Nel 1920 l’Amministrazione Comunale quotizzò una parte dei suoi fondi patrimoniali in tanti piccoli lotti, affidandoli in utenza ai Reduci della guerra, come gratificazione del lungo tormento di trincea. La maggior parte di questi lotti sono ubicati in siti scoscesi, aridi, boscosi, da cui i nostri laboriosi contadini potevano trarre appena qualche legno secco e contorto. Ora questi lotti sono stati trasformati dalla paziente opera degli utenti, e là dove era arido, numerosi, promittenti frutteti, giovani uliveti, vasche raccoglitrici d’acqua, stanno a testimoniare l’esagerazione evidentissima di chi pretende affermare che la quotizzazione non abbia fatto raggiungere all’agricoltura locale il livello sperato: certamente l’articolista non si è mai sognato di visitare quei luoghi. Ed eccoci al duro: “Gravissimo errore fu privare il Comune di tutte le sue proprietà” (appena due fondi), scrive l’articolista, che va a pescare un difficile e fuor di luogo apostegma evangelico per spararci che bisogna dare soltanto il superfluo e che un illuminato amministratore si sarebbe ascritto a delitto la distribuzione di tutto il patrimonio del Comune”. L’Amministrazione Comunale non ha regalato la proprietà, ma concesso soltanto l’uso con un canone annuo di lire 60 per lotto, più il domicilio di centinaia di lire per fondiaria arretrata, rendendo in tal modo stabile e perpetua una rendita aleatoria….Con questa risposta calma e doverosa, ci auguriamo di aver chiarito un errore sostanziale che faceva ritenere una iattura la quotizzazione, mentre fu la più vantaggiosa delle operazioni comunali”.  La quotizzazione delle terre comunali, insieme ad un altro evento importante quale fu la separazione della frazione “Terravecchia” dal Comune di Cariati, avvenuta anch’essa nel 1921, e la conseguente costituzione del “Rione”  collinare in comune autonomo, costituiscono due accadimenti importanti della nostra comunità, che abbiamo voluto ricordare a distanza di cento anni, perché non se ne perda la memoria.

Nota

Il testo dell’articolo fa parte di uno studio ancora inedito dell’autore  (F. Liguori)  intitolato “Novecento cariatese tra cronaca e storia”. I fatti sono stati “ricostruiti” rigorosamente su documenti dell’Archivio Comunale di Cariati e su cronache giornalistiche dell’epoca. La foto che ritrae un momento dell’estrazione a sorte dei bigliettini con i nomi degli assegnatari è rarissima, per non dire “unica” e proviene dall’Argentina, dove la portò un emigrato cariatese alla fine degli anni Quaranta. E’ un vero e proprio “documento visivo” della miseria e della povertà estrema dei nostri contadini dell’epoca, che somigliano ai lavoratori del dipinto “Il Quarto Stato” di  Giuseppe Pellizza da Volpedo (1901). L’articolo attinge notizie anche dal  libro “Cariati nella Storia” (1981) di Romano e Franco Liguori  (cap.VIII, Il Novecento).

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