LA GENEROSITA’ LUNGIMIRANTE E UN PO’ PELOSA DI ANGELA MERKEL

Azar Nafisi racconta, nel suo bellissimo Leggere Lolita a Teheran, che le sue studentesse, quando potevano, lasciavano l’’Iran per qualche giorno di vacanza in Siria: là potevano andare un po’’ a spasso senza dover indossare il velo islamico e tenendo per mano il loro fidanzato, senza temere che qualche idiota occhiuto della polizia islamica le arrestasse per oltraggio al pudore.

Il regime degli Assad non è certamente mai stato un esempio di democrazia e liberalità: al contrario, è risaputo quanto fosse attento a reprimere, con ogni mezzo, qualsiasi forma di opposizione politica. Ma era comunque un regime laico che guardava a occidente e, per quanto arretrato dal punto di vista della democrazia, era tuttavia moderno per altri versi: i cittadini siriani dovevano stare zitti e buoni e guardarsi bene dal criticare il regime ma ad uomini e donne era possibile studiare, viaggiare, crescere economicamente e intellettualmente.

I profughi siriani non sono perciò, mediamente, dei poveracci che scappano dalla fame e dalla miseria oltre che dalla guerra: loro scappano solo dalla guerra. Sono ingegneri, tecnici, esponenti della borghesia mentalmente aperti e culturalmente avanzati: nessuna sorpresa che così tanti di loro abbiano in mano un i-phone.

Tutto questo Angela Merkel lo sa benissimo; e da brava statista (di destra e reazionaria quanto volete, ma comunque statista) ha fatto i suoi bravi conti. I suoi ospiti impareranno in fretta il tedesco, si inseriranno facilmente nella società e, lungi dall’’essere un costo, contribuiranno, grati e riconoscenti, alla crescita del Paese che li ha accolti.

Non si tratta di un’’operazione umanitaria, insomma; o se sì, lo è solo in parte. Accogliere i profughi siriani è un lungimirante investimento nel futuro. Ecco perché la cancelliera è stata chiara: gli unici profughi che è disposta ad accogliere sono i siriani.

Chapeau, Frau Kanzlerin. La politica si fa con la testa, non con la pancia; e nemmeno – purtroppo – col cuore.

E lei ne è la prova vivente.

Giuseppe Riccardo Festa

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