Calabria critica il governo regionale

Il piano di rientro sanitario “tocca” anche i laboratori di analisi gestiti da privati ed accreditati al servizio pubblico. Lo scossone non è per nulla indolore, anzi, giacché agli operatori del settore sono stati assegnati dalla regione (delibera 489/10) rimborsi di gran lunga inferiori alla spesa reale (72 milioni di Euro a fronte di una produzione lorda di 102), fra l’altro non distribuiti equamente fra province, che producono ovvi malumori nell’intera categoria, tanto da spingerla a scrivere una lettera aperta al governatore calabrese Giuseppe Scopelliti. Abbiamo parlato del problema con Francesco De Pietro, presidente regionale di Federlab Calabria (il coordinamento nazionale dei laboratori di analisi). Cosa succede, dottor De Pietro? “Le nostre lagnanze non sono corporative poiché non pretendiamo di entrare nelle scelte degli indirizzi politici ed economici della regione. Ma una cosa, però, la esigiamo e la rivendichiamo con forza: la trasparenza degli atti e l’omogeneità che gli stessi atti devono produrre su tutto il territorio calabrese. La delibera 489 contiene presupposti assolutamente inesatti, con dati e riferimenti vagamente riportati”. Cioe? “Il Piano di rientro stabilisce, per questo comparto, per l’anno 2010, lo stesso livello di spesa avuto l’anno 2008 che però non è mai venuto fuori poiché, in quell’anno, non tutte le Asp hanno firmato contratti e laddove è stato firmato sono in atto, ad oggi, contenziosi, alcuni dei quali già con sentenze favorevoli agli erogatori privati. L’unico dato economico certo, incontrovertibile e vincolante per la programmazione del Piano di rientro, era e rimane quello relativo all’anno 2009 del Ministero delle Finanze (Sogei) che riporta una produzione lorda di 102 milioni ( 93,5 milioni circa netti) a fronte di circa 13 milioni di prestazioni erogate. Mi pare che questo documento determini, di fatto, il fabbisogno reale dei cittadini della Calabria, la Regione non ne ha tenuto conto? “In un primo tempo la Giunta Regionale ha stanziato, per tutte le prestazioni erogate nella Regione Calabria (tac – risonanze magnetiche visite e cure odontoiatriche visite mediche specialistiche, esami di laboratorio, rAdiografie ecc.), 80 milioni netti. Si badi bene che con questa somma la Regione paga una risonanza come una visita specialistica ,una radiografia come un esame di Laboratorio un costo medio 6 euro e cinquanta centesimi. Gli ottanta milioni rappresentano solo il 2,35% della spesa complessiva regionale per la sanità! Probabilmente meno di quanto di spende per le consulenze o per le missioni interne alle stesse Asp. Poi questa somma doveva essere ripartita fra le ASP con un criterio condiviso e soprattutto equo. Da quel momento, dopo una prima convocazione, alla quale il sottoscritto non ha potuto partecipare per improvvisi ed urgenti motivi di salute, nonostante le continue sollecitazioni, non ci sono state più convocazioni. Perlomeno non ci sono state convocazioni ufficiali, considerato che, riteniamo, incontri non ufficiali, il Dipartimento li abbia avuti e che intese (com’è nella nostra migliore tradizione) senza il crisma dell’ufficialità, sono state sancite. Ma noi non vogliamo parlare di queste cose: sono dinamiche e culture che non ci toccano, si possono fare accordi con interlocutori più o meno privilegiati e fare comunque gli interessi dell’intera collettività, cosa che non è assolutamente avvenuta in questo caso. Le Organizzazioni di Categoria, ufficialmente, sono ferme al verbale sottoscritto il 26 maggio nella sede del Dipartimento Regionale nel quale si prendeva atto che la G.R. si era determinata, con la delibera n 393/10, di acquistare dal privato accreditato prestazioni per un tetto massimo ed invalicabile di 80 milioni. E Poi? “Intanto gli 80 milioni sono diventati 72 e si è constatato, come del resto già intuito, che non c’è omogeneità territoriale e, di conseguenza manca la parità di condizioni che alimenterà un mercato anomalo, iniquo e pericoloso, discriminando i cittadini calabresi, penalizzando i più deboli ad esclusiva salvaguardia di privilegi acquisiti. Basti pensare che le prestazioni a favore dei Cittadini Calabresi sono state abbattute in alcune zone del 63% mentre in altre del 3%! Siamo consapevoli che, a fronte di un atto vessatorio, quale è il contratto proposto in delibera, basato su errati presupposti ed accordi privi della necessaria ufficialità e trasparenza , a fronte di fabbisogni, cifre e congetture contrastanti fra loro che non corrispondono a nessun parametro (nazionale o regionale) di riferimento, saremo costretti a sottoscrivere tutto ciò che ci verrà proposto, ma non esiste assolutamente la possibilità che possa essere accettato un atto tanto iniquo quanto allarmante”. Ma cosa chiedete concretamente? “Atti di trasparenza: siamo disponibili, sin da oggi, a firmare i contratti direttamente al Dipartimento dove ogni erogatore firmerà per una somma pari al 95% del “documentato contratto 2008” in suo possesso o in possesso dell’Asp di appartenenza che dovrà essere allegato al contratto 2010. Se il contratto 2008 non c’è, e riteniamo che il 50% degli erogatori non siano in possesso di contratti relativi all’anno 2008, quale sarà il riferimento di fabbisogno ed il relativo controvalore economico? Di cosa altro ha bisogno il presidente Scopelliti per rendersi conto che la posta iscritta in delibera non corrisponde assolutamente alle minime esigenze e ai minimi fabbisogni dei cittadini? Riteniamo che con gli 80 milioni concordati possiamo erogare, uniformemente in tutta la Calabria, dal Pollino allo Stretto, per tre anni, tutte le prestazioni (circa13 milioni prestazioni) erogate nell’anno 2009, anno il cui il controvalore economico netto era di 93,5 milioni. ” Quali sono le conseguenze per i cittadini? “La ringrazio per questa domanda che mi consente di esprimere molti dubbi sulla finalità essenziale che questa delibera avrà sulla programmazione regionale: si tiene conto di tanti fattori, ma non dei reali bisogni dei Cittadini Calabresi i quali avranno la garanzia di avere soddisfatto il 60% del loro fabbisogno stimato sul territorio. Se a questo aggiungiamo che per l’ormai nota e lenta agonia di tante strutture pubbliche, molti servizi sono stati, di fatto, trasferiti sulla rete capillare delle strutture private accreditate, non c’è da meravigliarsi se già dal 1° settembre la gran parte dei cittadini dovrà pagarsi prestazioni alle quali avrebbero sacrosanto diritto. Sarà un caso, ma andranno a pagare proprio i cittadini che, dai documenti in possesso della Regione Calabria, risultano i più “virtuosi.” Cosa farà se le istanze non saranno recepite? “Nella qualità di presidente della categoria maggiormente rappresentativa dei laboratori di analisi, qual è appunto Federlab, mi riservo, anche a tutela degli associati, ogni e qualsiasi azione nelle competenti sedi, ivi compresa l’impugnativa della delibera 489/10 attesa la sua evidente illegittimità anche per le ragioni innanzi espresse”

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