■Antonio Loiacono
Nel cuore dell’autunno emiliano, tra profumi di spezie e luci calde che danzavano sui tavoli, la città di Bologna ha accolto una serata (lo scorso 24 ottobre) dedicata al fuoco più gentile che la terra conosca: quello del peperoncino.
Alla Cena Piccante organizzata da PepER – Delegazione Emiliana dell’Accademia Italiana del Peperoncino, il protagonista non è stato solo il calore che pizzica il palato, ma una storia di radici, passione e territorio.
Tra le 75 varietà provenienti da ogni angolo del mondo, un nome ha acceso la curiosità e conquistato l’attenzione di tutti: il “Cacarinellu GIS”, una cultivar nata e coltivata nella suggestiva Biovalle del Nicá nel Comune di Scala Coeli, frutto della tenacia e della ricerca di tre appassionati — Nicola Abruzzese, Amedeo Fusco e Aurelio Parise.
A presentarlo, con la competenza di chi il peperoncino lo studia e lo ama da oltre vent’anni, è stato Mirco Santacchi, coltivatore e curatore di mostre piccanti in tutta Italia.
Sotto la guida della chef Emanuela Crescenzi, conosciuta come “Chef in Tacco 12” e volto ufficiale dell’Accademia, ogni portata della cena è diventata un viaggio sensoriale: piatti che non bruciavano, ma raccontavano.
Crescenzi ha saputo trasformare la piccantezza in armonia, lasciando che il peperoncino fosse voce e non eco, respiro e non fiamma.
Il “Cacarinellu GIS”, con la sua piccantezza elegante e il profilo aromatico bilanciato, si è imposto come il simbolo di un Sud capace di parlare la lingua della gastronomia contemporanea.
«Il piccante non è solo intensità — ha raccontato la chef — è ritmo, carattere, identità. Il Cacarinellu ha un’anima gentile: accende senza ferire, lascia un ricordo che scalda più del fuoco.»
Dietro questo piccolo frutto si cela un’idea di Calabria che sa innovarsi senza rinunciare alla propria autenticità.
Un territorio — la Biovalle del Nicá — che custodisce biodiversità e saperi antichi, e che oggi trova nuovi ambasciatori nei suoi agricoltori e ricercatori.
Gli scopritori del Cacarinellu GIS hanno espresso gratitudine al presidente della Delegazione emiliana, Raffaele Ferragina, a Santacchi e alla chef Crescenzi per aver accolto con entusiasmo questa “creatura del Sud” in un contesto tanto prestigioso.
«Il nostro augurio — hanno dichiarato — è che il piccante continui a evolversi, diventando sempre più un linguaggio della cucina italiana: un ponte tra tradizione e sperimentazione, tra il gusto della memoria e la curiosità del futuro.»
La serata bolognese si è chiusa con un applauso lungo, come un eco di gratitudine.
E mentre i calici si alzavano per brindare al successo della manifestazione, il “Cacarinellu GIS” brillava come una piccola fiamma viva — testimonianza di quanto anche un frutto minuto possa portare con sé l’anima intera di una terra.
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