■Antonio Loiacono
Dal 13 al 16 novembre 2025, il leggendario Teatro Ariston — tempio della canzone italiana — cambierà veste per accogliere la Seconda Edizione del Festival dell’Arte di Sanremo – Biennale Artexpo, trasformandosi per quattro giorni in una vera e propria cattedrale della creatività contemporanea.
Dopo il successo della prima edizione, la Biennale torna con un programma ancora più ricco, innovativo e ambizioso, confermandosi come uno degli appuntamenti più attesi e significativi del panorama artistico nazionale dedicato alle arti visive.
Promossa e organizzata dalla Fondazione Effetto Arte e curata da Sandro Serradifalco, la manifestazione si distingue per la sua capacità di intrecciare linguaggi, generazioni e culture differenti, offrendo al pubblico un’esperienza unica e multisensoriale, sospesa tra bellezza, visione e riflessione.
Artisti provenienti da tutto il mondo presenteranno le proprie opere in un contesto d’eccellenza, dove l’arte incontra la musica, il teatro e la grande tradizione culturale italiana.
In questo scenario straordinario, tra le luci del palco e il fruscio delle tele, c’è anche il nome di Leonardo Montesanto “cariatese di Cariati”, ex professore di matematica che da alcuni anni ha scelto di reinventarsi come pittore.
Una trasformazione silenziosa, matura, che racconta di una vita trascorsa tra formule e geometrie e di una seconda stagione dedicata all’armonia dei colori.
La sua tela acrilica 40×60, esposta a Sanremo e già acquisita da un collezionista inglese, è un intreccio di luce e memoria. Non solo un quadro, ma la testimonianza di un percorso umano che unisce rigore e poesia, logica e libertà.
È la prova che l’arte, come la matematica, può essere un modo per leggere il mondo — solo con un altro alfabeto.
Tra i grandi nomi in mostra — Schifano, Guttuso, Sironi, Lodola, Warhol, Nespolo — Montesanto non sfigura, anzi si distingue per la delicatezza del tratto e la profondità di visione.
Le sue opere sono geometrie emozionali, costruite con la pazienza di chi ha passato una vita a insegnare l’ordine delle cose e oggi, finalmente, ne esplora il mistero.
“La pittura mi ha restituito il tempo che la matematica mi chiedeva di controllare -racconta Montesanto con voce pacata ma intensa.-Dipingo per cercare un ordine interiore, ma anche per lasciarmi sorprendere dal disordine del colore. Ogni tela è una lezione che non avevo ancora imparato.”
L’evento, che vedrà come madrina d’eccezione Ornella Muti e la presenza di artisti come José Van Roy Dalí, Marco Rebuzzi e Gian Mauro Sales Pandolfini, celebra il dialogo tra le arti, la contaminazione, la rinascita.
E in questo intreccio di linguaggi, la storia di Montesanto assume un valore simbolico: è la dimostrazione che la creatività non ha età né confini, ma solo la necessità di essere ascoltata.
Così, dal suo studio affacciato sul mare di Cariati, fino al palcoscenico più luminoso d’Italia, il cammino del professore-artista racconta una verità semplice e potente: che la vita, come la pittura, non si misura in cifre ma in emozioni.
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