ANAC: non abbassiamo la guardia. Fate presto.

A nessuno probabilmente conviene aprire il confronto sul futuro dell’ANAC

Raffaele Cantone con le sue dimissioni anticipate, lo scorso ottobre, da massimo vertice dell’ANAC aveva già ben compreso da tempo che l’attenzione del Governo sul tema era piuttosto calata. Un ciclo si era definitivamente concluso, perché era evidente un diverso approccio culturale nei confronti dell’Anac e del suo ruolo.

Ecco, allora, che l’ex PM l’aveva capito, o meglio l’aveva provato sulla propria pelle quanto il clima fosse mutato con l’occupazione populista del potere. Purtroppo, il suo garbato disappunto, per la piega che avevano preso le cose, ha fatto centro.

Nel frattempo, tutto é stato congelato. Al punto, che i consiglieri, compreso il Presidente ff, quale Consigliere più anziano, sono arrivati a fine mandato e ancora nulla si sa sulle nuove nomine. Le procedure di indicazione non sono per niente semplici e in fondo il tempo passa senza che si ha un’idea su nomi e rilancio dell’azione dell’ANAC. Lo stallo è inconcepibile per qualsiasi organismo pubblico, figuriamoci per un’authority di così tale rilevanza, ancora di più in un momento così come quello che stiamo attraversando. 

A nessuno probabilmente conviene aprire il confronto sul futuro dell’ANAC. Al Governo che sta pensando di rilanciare le opere pubbliche abolendo le gare per oltre la metà – il 53% degli appalti pubblici è sotto la soglia dei 150 mila euro – e alle stesse lobby, che provano sempre a farla da padrone. 

Non possiamo per niente affermare che il Italia il fenomeno della corruzione si è fermato. Anzi. Con il potenziale arrivo di molte risorse, a seguito anche della pandemia, occorre fare attenzione che tutto possa sfuggire di mano. Non dimentichiamoci quanto sia ancora particolarmente complicato tamponare episodi di illegalità che riguardano, ad esempio, le piccole amministrazioni comunali. L’ANAC ha fatto un ottimo lavoro che non può assolutamente passare in secondo piano. 

Ciò lo devono comprendere i nostri rappresenti centrali che forse stanno troppo lasciando andare la situazione. Saranno le prossime settimane a dirci cosa è come si penserà di intervenire: arretrando o rilanciando la sfida alla corruzione. In attesa di sapere come andrà, invito le forze del Governo a farsi una rinfrescata di quanto sia stata fondamentale l’azione ANAC in questi ultimi anni. Giusto per citare qualche grana del passato ben risalta: dall’Expo e al Mose. 

Personalmente mi appello al senso di responsabilità. Come italiano non vorrei rivivere l’ennesima edizione di tangentopoli, alla  luce di quanto l’Italia dovrà spendere nei prossimi anni, sperando così in un suo vero e tangibile rilancio economico, politico e sociale del Paese.

Nicola Campoli

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