di Marco Toccafondi Barni
Sono passati 100 importanti giorni dall’ insediamento del fu Robert Francis Prevost, l’uomo del midwest, 10 giorni in più dall’ elezione al soglio di Pietro. Giornate importanti per riuscire a comprendere meglio quello che si annuncia come un pontificato lungo, vista l’età relativamente giovane del nuovo Papa.
TUTTO E’ FALSO E FALLACE NELLA NOSTRA BOLLA POST STORICA – L’ 8 maggio, giorno della fumata bianca, un brusio si udì in piazza San Pietro, subito dopo l’Habemus Papam. Sì, perché, come al solito, alle nostre latitudini si è pensato alla delusione per un Papa comunque statunitense e in un momento dove la cosiddetta “America” più che un sogno rappresenta un incubo. Eppure non sarebbe certamente la prima volta, nell’ andamento lento dei millenni e del tempo che scorre sul pianeta, di un Papa espressione dell’ impero. Accadde con i 7 Papi del periodo avignonese e con la Francia, con i Papi detti bizzantini e l’Impero Romano d’Oriente. Tuttavia questa è la prima volta di un Papa nato nell’ egemone della nostra contemporaneità: gli Stati Uniti. Solo un primo errore dovuto alla ipnosi post storica quel brusio, dunque, probabilmente emesso sulle ali di un pensiero recondito ma non troppo, purtroppo, quello astruso di poche centinaia di milioni di persone che vivono dentro una sorta di Bias cognitivo fantasticando di fare la storia. Il secondo errore è stato commesso soprattutto dai media che, in pieno delirio colonialista e pure un bel po’ razzista, hanno immediatamente definito Prevost come il primo Papa “Americano”. E’ oltre l’evidenza come non sia così, visto che prima di lui c’è stato appunto Francesco da Flores, un barrio di Buenos Aires. Per adesso Buenos Aires e l’ Argentina si trovano nelle Americhe. Al momento il post storicismo non si è ancora spinto a cambiare la geografia.
CENTO GIORNI DI ME (LEONE IL PAPA FIFONE ?) E DI TE (FRANCESCO LO ZEMANIANO) – E allora, fuor dalla ipnosi che, davvero assurdamente, pensiamo coinvolga o coinvolgerà tutto il mondo, presto o tardi, vediamo quali sembrano essere le principali differenze e somiglianze tra i 2 Papi americani. La follia post storica ha addirittura portato qualche scalmanato tifoso giallorosso a tirare in testa al nuovo pontefice una sciarpa della Roma, quasi a voler certificare il tifo sfegatato del Vescovo di Roma per la Roma, allora forse Leone XIV ci perdonerà se, parafrasando il cartone animato di un tenero cagnolino accudito da due anziani, diciamo che in questi primi 100 giorni non è apparso affatto fifone, né legato all’ impero che a lui diede i natali. Ovvio, non è nè sarà Francesco però ne porterà avanti l’opera. Bergoglio è stato, infatti, un Papa autenticamente rivoluzionario e restando in tema giallorosso e calcistico potremmo definirlo “Zemaniano”, per restare nella capitale, oppure un seguace di Telè Santana se volessimo spostarci in Sudamerica. Tuttavia Leone non è Francesco, per dirla con Lucio Battisti, per una ragione banale: la Chiesa cattolica deve fare così, sa fare questo. E’ da sempre nel suo DNA tenere dentro San Francesco e le crociate, Papa Pio XII e Giovanni XXIII, il Papa buono e quello “cattivo”. Va avanti da 2000 anni proprio per questa sua innata abilità nel muoversi tra secoli e millenni. Perciò oggi elegge sì uno parecchio vicino a Francesco, nel contempo compiendo una piccola marcia indietro di natura tattica, più negli usi e costumi che in concreto, per un mondo e una storia che si muovono meno velocemente di ciò che immaginiamo dentro la bolla.
L’ IMPERO DELLA FEDE VS L’ IMPERO DELLA FORZA – E questa distanza dall’ impero, che lo vide nascere 70 anni fa in quel di Chicago, Papa Leone l’ha subito messa in atto marcando il territorio. Un istante dopo l’Habemus Papam in pochi hanno notato che lui, nativo del midwest come il vicepresidente cattolico J.D. Vance, sì, ma anche cittadino peruviano ha parlato nel suo perfetto spagnolo, letto in un ancora zoppicante italiano e pregato in latino, non ha pronunciato neppure una parola in inglese. Eppure è la sua lingua madre. Come a dire: non sono né sarò il Papa dell’ impero Usa, sono stato messo qui da qualcosa di superiore persino all’ egemone contemporaneo. Un Papa difficilmente fa le cose a casaccio e Leone sta attento quando parla, pare acuto nel giudicare, soprattutto ha capacità di scegliere e la scelta di parlare in 3 lingue diverse, ma non in quella del suo natio egemone, puo’ significare solo una cosa: staccarsi fin da subito dall’ impero e dimostare che non sarà un pontificato a stelle e strisce. Certo, non sarà neppure “uno zemaniano in Vaticano” alla Bergoglio, che lascia un’ eredità importante quanto odiata e mai perdonata nel cosiddetto “Occidente” e cioè che non esistono, per dirla un po’ con Faber, imperi buoni. No, neanche quello statunitense. Comunque Leone non sarà nemmeno Timothy Dolan, anzi. Già, l’arcivescovo di New York e nemico giurato di Papa Francesco sponsorizzato fino all’ ultimo da Trump tra un fotomontaggio e l’altro. I 2 stati geopoliticamente più importanti della terra e chissà della storia, quello delle fede e quello della forza, difficilmente possono allienarsi e anzi ciò avviene unicamente quando c’è una smaccata debolezza da parte di uno dei due; come avvenne verso la fine della guerra fredda a fronte di una minaccia ancora più temibile come il marxismo e l’ateismo di stato. Con Giovanni Paolo II, quando ovviamente il tutto venne letto al contrario da menti demenziali, anziane e minoritarie, oltre ad inutili. Sono quelle che popolano il post storicismo: una Chiesa vista come autentica e forte quando in realtà era debole e falsa. Per questo sottomessa gli Stati Uniti e all’ Occidente cosiddetto. Nella “normalità” della storia e della strategia lo stato Vaticano e quello egemone sono concorrenti, di conseguenza difficilmente ipotizzerei un Papa Leone “fifone” nei confronti della sua terra natale. Lui plasmerà in forma di realtà ciò che Francesco aveva iniziato come utopia.
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