VERGOGNA E INDIGNAZIONE: LA MORTE DI SATNAM SINGH È UN GRIDO DI RABBIA CONTRO UN SISTEMA CRIMINALE

Immigrati nei campi

Antonio Loiacono

La morte di Satnam Singh (di origine indiana), avvenuta ieri all’ospedale San Camillo, a Roma, dove era ricoverato in prognosi riservata in gravi condizioni a seguito di un terribile incidente sul lavoro in un’azienda agricola di borgo Santa Maria, nella periferia di Latina, dove aveva perso il braccio in un macchinario avvolgiplastica trainato da un trattore; è una ferita aperta, lacera, che brucia di rabbia e indignazione. In un XXI secolo che si professa civilizzato, come possiamo accettare che un uomo venga ridotto a carne da macello nelle mani di caporali senza scrupoli? Questa tragedia non è solo inaccettabile, è un crimine contro l’umanità intera.

Il solo pensiero che, dopo un incidente devastante, Satnam Singh sia stato abbandonato come un rifiuto davanti alla sua abitazione, con il braccio amputato appoggiato su una cassetta per ortaggi, ci riporta indietro di secoli. Siamo davvero ripiombati in un’epoca di oscurità e crudeltà che pensavamo di aver lasciato alle spalle? Non è solo una questione di mancata sicurezza sul lavoro, già di per sé un problema gravissimo, è una tema di dignità umana calpestata, di diritti fondamentali violati in modo atroce.

Satnam Singh non è solo una vittima di un incidente; è il simbolo di un sistema di sfruttamento che si basa sulla disumanizzazione e sull’abuso dei più deboli e vulnerabili. Come possiamo sopportare che, in una società che si definisce evoluta, i lavoratori vengano trattati con così tanta crudeltà? Dove sono le istituzioni di fronte a simili abomini? Le indagini e le dichiarazioni di cordoglio sono il minimo indispensabile, ma non bastano! È tempo di agire, e di agire ora. Non possiamo permetterci che episodi del genere continuino a verificarsi. Le promesse del governo e delle autorità locali di affrontare e sradicare il caporalato devono concretizzarsi in azioni decisive e in un potenziamento rigoroso dei controlli sul lavoro agricolo. È inaccettabile che le leggi vengano ignorate e che i lavoratori siano trattati come schiavi.

La morte di Satnam Singh deve essere un punto di svolta. Ogni giorno in cui non si interviene con decisione per sradicare il caporalato e garantire condizioni di lavoro dignitose è un giorno in cui si permette che queste tragedie si ripetano. È tempo di dire basta all’indifferenza e all’omertà. È tempo di agire con fermezza per restituire dignità e giustizia a chi, come Satnam Singh, ha perso la vita a causa della cupidigia e della crudeltà di chi considera gli esseri umani come semplici strumenti da sfruttare fino all’osso.

Non c’è giustificazione per ciò che è accaduto. Le vite umane non possono essere sacrificate sull’altare del profitto. È ora di risvegliare le nostre coscienze e agire con determinazione per costruire una società più giusta e umana. La memoria di Satnam Singh lo esige. La sua morte non deve essere vana; deve essere il catalizzatore di un cambiamento radicale che ponga fine una volta per tutte a questo vergognoso sfruttamento.

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