VACANZE TERMINATE: Malinconia e tristezza negli occhi di chi parte e di chi resta.

Ogni volta che saluto alcuni amici di lunga data di Cariati, al momento di ripartire al termine dell’estate, percepisco sempre nei loro occhi un velo di malinconia, combinata a tristezza. Un sentimento sicuramente bello e comune di cui non vergognarsi, che, però, mi suona strano. Confesso che non mi é facile comprenderne i motivi, al punto quasi da restare basito e incredulo. Sul mio volto appare chiaro tutto l’imbarazzo. Infatti, non sapendo che dire, faccio la figura dell’insensibile, che poi non sono. Spesso mi domandato il perché di quello stato d’animo, ma non sono mai riuscito a dare una spiegazione convincente. Gli anni passano, il rituale si ripete uguale, se non più marcato. A conti fatti, quando poi provo a riflettere sulla vicenda, arrivo sempre alla solita conclusione. Cioè, che la reazione dovrebbe essere, quanto meno, al contrario. Mi sbaglio? Chi vive nella tranquillità totale, di un luogo magico quanto Cariati, per undici mesi l’anno, non dovrebbe mostrarsi per niente dispiaciuto, alla fine del mese di agosto, di tornare finalmente alla normalità, riprendendosi i propri spazi e tempi. L’enigma, però, é bello e svelato. Per gli amici, a loro insindacabile parere, la fine dell’estate coincide con la “fine della festa”. Un momento di allegria che trasferisce un’iniezione di fiducia e speranza nel futuro. Riaffiorano in pochi istanti: nuovi stimoli e vecchie passioni. La partenza dei turisti, degli amici di una vita e dei familiari, che tornano solo in occasione delle festività, segna, invece, che é arrivato a conclusione quel periodo, se pure breve, che da l’illusione di vivere in un luogo diverso. Le settimane di agosto ampliano, ad esempio, il novero delle persone con cui prendere un caffè e scambiare qualche parola. Di aprire il proprio orizzonte di vita, conoscendo cose e fatti che accadono altrove e che sono lontane, da quelle che si ripetono nella routine quotidiana di Cariati. Per dirla tutta, le sensazioni d’agosto provate da una parte dei cariatesi, in particolare dei giovani e delle persone di mezza età, fa maturare in loro la consapevolezza di vivere, anche se per un lasso temporale molto breve, in un paese normale. Come se si d’incanto si spezzasse quel silenzio assordante, compagno abituale e stancante dei restanti mesi dell’anno. Un silenzio che serra i confini. Che nell’immaginario diventano sempre più invalicabili di quelli, che poi sono nella realtà. Quindi, alla vita che scorre lenta e faticosa, si sostituisce in agosto il piacere di vivere in una società armonica, che riempie il cuore di sogni e progetti. Nell’aria si irradia un profumo forte che arriva e ti prende come un contagio, come una malattia, che ti aiuta a far capire i limiti di una società, quanto Cariati, ma anche le infinite potenzialità inespresse del territorio. Nicola Campoli

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