Un’altra giornata di festa e di difesa del nostro territorio. Ora pretendiamo risposte.

È accaduto di nuovo ed accadrà ancora. Centinaia di cittadini hanno presidiato per quattro ore la stazione ferroviaria di Sibari per difendere la dignità ed il futuro del nostro territorio, una dignità violata dallo stato drammatico in cui versano le nostre infrastrutture. L’arroganza ormai conclamata delle aziende delle ferrovie (RFI e Trenitalia), le quali hanno letteralmente staccato la sibaritide dal resto del continente, in complicità con la completa assenza dell’assessore regionale ai trasporti, hanno reso la tratta ionica delle ferrovie un monumento all’arretratezza ed all’abuso. Sulla nostra terra, infatti, è colpevolmente negato di fatto un diritto sancito dalla carta dei diritti dell’uomo e dai principi della comunità europea, il diritto alla mobilità. Non ci sono soldi? Strano, visto i milioni di euro che i governi stanno stanziando per la tratta ad alta velocità Torino – Lione, nonostante l’opposizione delle comunità di quei luoghi. Già il 15 settembre scorso i cittadini hanno presidiato la stazione di Rossano, bloccando i treni, o meglio l’unico che passava, per oltre un’ora ed annunciando una campagna di mobilitazione di lunga durata per ottenere il ripristino delle tratte a lunga percorrenza, la riapertura delle stazioni ed un piano di investimento sulle infrastrutture del meridione. Appena qualche settimana le forze dell’ordine annunciavano denunce nei confronti di coloro che parteciparono all’atto primo di questa campagna, rispondendo alle sollecitazioni di Trenitalia la quale, probabilmente, credeva che agitando il cappio avrebbe costretto di nuovo la nostra gente nel silenzio. Evidentemente non è così. I binari da “far west” che attraversano la piana sono stati invasi da cittadini a testa alta, tra cui molti studenti medi e studenti universitari, a cui si sono unite numerose istituzioni locali tra cui i sindaci di Cassano, Cariati e Francavilla. Il dibattito ha fatto emergere l’esigenza di continuare un percorso unitario, civile ma determinato, tra istituzioni e società civile per interrompere l’isolamento e l’abbandono della nostra terra, dando inizio ad una stagione di valorizzazione delle risorse della sibaritide, tanto abbondanti quanto dolosamente inaccessibili e nascoste. Il Comitato Promotore La presa del Treno Perduto (Associazioni e Movimenti dello Ionio Calabrese

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