TONINO MANCUSO, UN RAGAZZO CHE AMAVA IL CALCIO

Il 6 gennaio ricorre il primo anniversario della scomparsa di Tonino Mancuso, molto amato e rimpianto nella nostra comunità di Cariati e nei dintorni. Sincero, rispettoso, generoso oltre ogni limite, era l’amico di tutti, dedito totalmente alla famiglia e, in modo esemplare, al suo lavoro di dipendente ospedaliero. Nei floridi anni giovanili aveva militato nella “Cariatese”, la compagine locale che nei suoi anni d’oro era famosa in tutta la Calabria e al cui successo Tonino ha molto contribuito. Era anche lo sposo di mia sorella Maria e per me un vero fratello maggiore. Incolmabile, il vuoto che ha lasciato nella nostra famiglia. Nel giorno del ricordo, voglio condividere questo racconto, tratto dal volume biografico intitolato “Tonino, un ragazzo che amava il calcio, un uomo dal grande cuore…”, da me redatto, all’indomani dell’improvvisa dipartita, per custodirne il ricordo con le persone a lui più vicine e i familiari. Credo che a tutti, soprattutto alla schiera infinita dei suoi amici, farà piacere leggerlo e fare memoria, con lui, di una bella pagina di storia cittadina e di un modo sincero e appassionato di vivere lo sport, quando era collante per la comunità e una palestra di valori per tanti giovani del luogo. A.S. *** Questa è la pagina che Tonino desiderava tanto vedere scritta: quella della sua storia calcistica, iniziata, come accade a tanti che giungono allo sport agonistico, con le partite di pallone giocate con i fratelli Dino e Leonardo, gli amici del paese e poi con i compagni del collegio di Acquapendente, in provincia di Viterbo, dove ha studiato fino al 1967 (il suo anno di nascita era il 1951). La passione, all’epoca, era già definita; i tre fratelli, fin da piccoli, usavano i pochi metri di corridoio della loro casa in via San Giovanni per esercitarsi per ore, senza stancarsi, in passaggi, lanci, tiri, parate. Per le interminabili partite che, crescendo, giocava con i coetanei cariatesi, il luogo prediletto era una radura dell’uliveto che ricopriva l’area a ridosso dell’attuale via Dante Alighieri, quando ancora le rimesse degli emigrati in Germania non avevano completamente trasformato il volto della cittadina con una sorprendente espansione edilizia. È stato poi Dino, che dal 1963 aveva iniziato a giocare nella squadra locale nel ruolo di portiere, a inserire gradualmente fratelli minori nel vivaio della compagine calcistica, «ma di noi tre – ammette lui stesso – il più bravo era Tonino». Questo avveniva al rientro dal collegio, elevando al massimo grado la passione sportiva di Tonino, con l’opportunità di far parte de “La Sportiva cariatese”, la gloriosa società calcistica, nata, secondo la ricostruzione storica di Giuseppe Cosentino, nel 1945, con un delfino e il mare azzurro nel suo simbolo (anche se «il gioco del pallone cominciò a praticarsi a Cariati già agli inizi degli anni Trenta»). La Tessera di Calciatore, rilasciata dalla Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC) con l’iscrizione con matricola 160362/59 e status di Dilettante alla Società “La Sportiva Cariatese, risale al 15 marzo 1969, ma già il giovane Mancuso partecipava a tornei e, anche se non in forma ufficiale, a numerose partite della squadra di casa, distinguendosi sempre. Il debutto ufficiale, per un Tonino Mancuso diciottenne è avvenuto nel campionato di promozione 1969-70, quando, giocando con il numero 5 in difesa, entrò formalmente (nella compagine azzurra, e nelle cronache sportive del tempo, col nome di Mancuso II (il fratello Dino, che giocava come portiere era Mancuso I; Leonardo, Mancuso III). Era il campionato di Prima Categoria. Successivamente, ha vissuto con la squadra numerosi trionfi, nel passaggio alle serie superiori: Eccellenza, Promozione, quindi la Serie D. Il 1971 lo vede titolare nella squadra situata in Prima categoria Dilettanti, e il mister era Maurizio Branca. In campo già allora e poi in seguito, ha mantenuto precise caratteristiche, come racconta Dino: «Tonino ha giocato sempre da difensore perché aveva potenza fisica. Era alto, piazzato; importantissimo, essenziale nella squadra, nel ruolo di stopper che guardava il centravanti. La prestanza del corpo lo aiutava a neutralizzare l’avversario, sapeva colpire di testa, insomma… era completo come calciatore, poteva per questo giocare nelle serie superiori. Si mostrava anche timoroso di far male all’avversario, più che farsi male lui. Di noi tre fratelli appariva sempre il più entusiasta ed orgoglioso quando dovevamo andare in trasferta, per disputare importanti partite. Era molto ammirato dalla tifoseria». Un suo coetaneo e amico degli anni giovanili e nel calcio (fino alla fine, in verità, perché ha condiviso con Tonino anche l’attività lavorativa), è stato Valentino Tiripicchio, che aggiunge il suo racconto ai ricordi del fratello più grande. La sua è un’intensa testimonianza di quella stagione sportiva e di vita. «Era forte davvero, Tonino. Aveva un carattere allegro, socievole, sfottente ma con rispetto, solo per prendere un po’ in giro. Nel calcio si è messo subito in mostra per la sua potenza, la sua eleganza, la sua correttezza in campo, tanto che i tifosi gli avevano attribuito il nome di “Patitucci”, come un famoso giocatore dell’epoca e quello di “zingaro”, per la capacità di fermare di sorpresa gli attaccanti, impossessandosi del pallone». Memorabile, una partita decisiva nel campo di San Giovanni in Fiore, giocata senza risultato fin quasi al termine, e poi quasi avviata alla disfatta, con un punto a favore dei padroni di casa. Ricorda l’amico: «Mancavano tre, forse quattro minuti al fischio finale. Tonino mi si è avvicinato e mi ha detto: “Se ti arriva la palla cerca di bloccarla e passamela che vado a far goal”; io gli ho rigettato la palla e lui, scartando due o tre giocatori, è arrivato al centro campo, lanciando un diagonale che è andato a infilare sotto gli incroci dei pali, facendo pareggiare la partita». Valentino sottolinea che per Tonino, in quegli anni, «il calcio era tutto, non c’era altro per noi giovani a Cariati se non il mare e il divertimento serale alla Lucciola (una celebre balera)». Era così, un po’ per tutti: «Anche fuori dagli allenamenti andavamo a giocare a pallone… a piedi nudi sulla spiaggia, fra gli ulivi o in qualunque luogo ci fosse uno spazio. Il calcio ce l’avevamo nel sangue, ma Tonino lo viveva come un professionista, tenendo a vincere per portare avanti il paese, per arrivare alla serie D». Il “sentimento” dello sport era, dunque, fortissimo:«Giocavamo senza una lira e si piangeva a dirotto, le poche volte che perdevamo una gara». C’era anche, da parte di Tonino, l’attenzione alle nuove leve del calcio. Di questo, rende testimonianza Cataldo Caruso, cariatese di Germania, che dal 1973 vive e lavora in una città della Vestfalia: «C’è stato un periodo che ho giocato a pallone in una squadra giovanile, il “Corea”. Il nostro allenatore era Tonino Mancuso, che era un famoso giocatore della Cariatese. Facevamo dei tornei con le squadre dei paesi vicini e ci toccò, un giorno, una gara a Calopezzati. Siamo andati in treno, ma il ritorno, con Tonino, ce lo siamo fatti a piedi perché non avevamo il biglietto. Eravamo lo stesso felici. Sono stati anni bellissimi». CON LA “CARIATESE” IN VOLATA Tonino e i suoi compagni di squadra, con il mister Ciccio Pignataro, hanno vissuto, forse, la più bella stagione calcistica della “Cariatese”. I nostri calciatori erano conosciuti ed ammirati ovunque giocassero. L’avventura più esaltante resta, senza ombra di dubbio, il passaggio in Promozione, che ha dato gloria e riconoscimento alla squadra e, con essa, a tutto il paese. Racconta, ancora, il fratello Dino: «C’era tutta Cariati in subbuglio, regnava una grande euforia, in attesa della sfida con lo Scalea, che, comunque, era la favorita. La penultima partita, in cui venne sconfitto, lo Scalea la giocò a Tortora, dove si recarono alcuni nostri tifosi, tra cui Jepson (Giuseppe Minò, personaggio e sportivo di Cariati), per vedere il gioco, sapere subito il risultato. Pareggiarono e noi, intanto, ci portammo a pari punti, per cui fu necessario lo spareggio. Quella partita ci vide immensamente carichi, positivi, anche per il seguito che avevamo, di circa settecento tifosi. Lo stadio di Rende lo avevamo riempito noi. Ricordo Tonino gioioso come mai. Eravamo sicuri di vincere, così proiettati verso quella vittoria finale, che venne, con grandissima emozione e felicità per la squadra, i tifosi e per Cariati tutta». Il percorso, infatti, è stato tutto in salita, come mostrano gli stralci di stampa di seguito pubblicati (molti di quelli in nostro possesso non riportano data e testata, ma sono comunque visionabili). *** «Il “miracolo” cariatese. Dal difficile campo di Cetraro, in volata, verso la serie superiore». È il titolo di un articolo del compianto giornalista locale Leonardo Rizzo, scritto a cinque giornate dal termine del campionato dei primi anni Settanta, probabilmente sulla Gazzetta del Sud (mancano i dati dal ritaglio di giornale); il testo restituisce tutto l’entusiasmo di una compagine nuova e vincente sotto la guida del mister Ciccio Pignataro, grande amico di Tonino e pianto come un fratello, il cupo giorno del 2006, quando – come accadrà anche a lui, per uno strano, comune destino – il suo cuore ha cessato di battere. Ci piace pensarli insieme, ora, che giocano nei cieli infiniti. Mister Pignataro, detto “u Cavaleru”, aveva, dunque, creato una compagine di giovanissimi, che, mostrando carattere, compattezza e solidità di squadra, avevano risollevato la società calcistica, dopo l’abbandono di vari giocatori; nella gara cui il giornale si riferisce, sul campo difficile del Cetraro avevano centrato il bersaglio di un sesto risultato utile consecutivo: un pareggio esterno. Quale la mossa tattica vincente? Il cronista la descrive con efficacia, precisando: “gioco forte in difesa (la specialità di Tonino), manovriero a centrocampo, filtrante in attacco”. L’articolo riporta i nomi dei calciatori messisi in luce nella circostanza, “che potrebbero benissimo militare nella serie superiore”: Rispoli, Russo I (indimenticabile “Per’i ciàrza”, capocannoniere dal piede infallibile, di quercia, appunto), Le Pera, Mancuso II, Tiripicchio, Graziano. Un capitale enorme, per la rinata società, che su di loro puntava moltissimo, come affermava il presidente Cataldo De Nardo: ”Cercheremo di ampliare la società, in modo da poter reperire i fondi necessari per approntare una squadra per la categoria superiore”. *** Altre note e titoli di stampa, rivelano risultati e atmosfere di quell’esaltante periodo. Cariatese 3, San Fili 0 FORMAZIONE: Cretella, Mancuso II, Santoro, Arcudi, Le Pera, Mancuso III, Sansone, Russo, Seccia, Scicchitano, Montesanto. “Successo netto e convincente e una vittoria su una squadra volenterosa e massiccia; un risultato che ha premiato i giocatori, i dirigenti e soprattutto i tifosi. La partita, strepitosa dal punto di vista tattico e agonistico, ha visto un grande esordio per il regista Scicchitano, ma anche una difesa sicura e autoritaria, dove hanno giganteggiato l’onnipresente Mancuso II e lo stopper Le Pera”. … Cariatese 10, Luzzese 0 FORMAZIONE: Cretella, Rispoli, Mancuso II, Arcudi, Sansone, Mancuso III, Russo II, Montesanto, Russo I, Scicchitano (dal 46’ Fortino), Greco. “Con una grande prestazione la Cariatese ha battuto la Luzzese, riconfermandosi ancora una volta squadra d’alto rango. I ragazzi di mister Pignataro, per tutti i novanta minuti di gioco, hanno offerto una brillante prestazione, soprattutto a centrocampo dove eccelleva l’estro di Scicchitano e Mancuso III si rivelava uomo tattico della squadra (…). In difesa, Mancuso II, Rispoli e Sansone hanno sempre dato l’apporto della loro collaudata sicurezza”. … Cariatese 8, Spezzano 1 MARCATORI: 18’ Cristaldi, 30’ Cristaldi, 49’ Mancuso II, 57’ Russo I, 65’ Costantino, 70’ Cristaldi, 88’ Costantino, 90’ Diodati I. FORMAZIONE: Tiripicchio (Caruso), Mancuso I, Le Pera, Arcudi, Dell’Anno, Montesanto, Russo II (Costantino), Russo I, Mancuso II, Rispoli, Cristaldi. “Alla presenza del vescovo Agostino e dell’assessore provinciale Cosentino, la Cariatese, ineccepibile sotto il profilo tecnico-tattico, ha battuto il caparbio e volitivo Spezzano con il gravoso punteggio di 8 a 1. L’onda verde di mister Pignataro ha giocato collettivamente una delle più belle partite della stagione. La squadra locale ha travolto l’avversario alla maniera di un rullo compressore, ha dominato lo Spezzano sovrastandolo in ogni reparto e in ogni uomo (…) Di fronte a una simile Cariatese, la squadra ospite non ha saputo raccapezzarsi”. … Gazzetta del Sud n. 134 del 17 maggio 1976 Prima Categoria in Calabria, Campionato Dilettanti CARIATESE E SCALEA DOVRANNO VEDERSELA NELLO SPAREGGIO …. LA CARIATESE IN PROMOZIONE! Ha vinto lo spareggio con lo Scalea Cariatese 2 – Scalea 0 Formazione: Cretella, Mancuso II, Lepere, Arcuri, Sansone I, Mancuso III, Sansone II, Russo I, Montesanto, Scicchitano, Seccia. “Due squadre big di Prima Categoria del Girone A. Cariati e Scalea, un centro jonico e un altro tirrenico posti agli estremi confini della provincia bruzia, si sono dati aspra ma leale battaglia al comunale di Rende, nella partita di spareggio per l’ammissione al torneo di promozione calabrese. Naturalmente l’ha spuntata la compagine più forte, ovvero la Cariatese, che in verità, volgendo un maggior volume di gioco ha dimostrato di esser atleticamente più preparata, più tecnica, più agguerrita”. Il noto giornalista Francesco Pastore ne fa una cronaca dettagliata e avvincente, in cui il nome di Mancuso II è citato per le azioni di gioco. … CARIATI IN FESTA PER LA SOFFERTA PROMOZIONE di Leonardo Rizzo Festa grande per la Cariatese e Settecento tifosi al seguito. La squadra di Pignataro è in promozione. L’allenatore azzurro temeva quest’incontro non tanto per il valore dei suoi ragazzi, ma per la forza dello Scalea. La Cariatese ha espresso al cento per cento la sua forza. Lo Scalea è andato al tappeto proprio nella gara che valeva un campionato. “Siamo rimasti delusi – ci ha detto l’ing. Basile (dello Scalea) al termine della gara – . La Cariatese ha giocato meglio, nulla da eccepire sul risultato e sul gioco espresso dalle due squadre. Sapevamo che era forte la compagine ionica, ma oggi è stata grande ed ha dimostrato di essere più forte di noi, meritevole di giocare in Promozione. (…) La Cariatese, dal canto suo, sul neutro di Rende ha dimostrato di essere una squadra dinamica e di uscire al momento giusto alla ribalta; ha condotto la gara con estrema accortezza e lucidità. Ha messo in mostra un solido centrocampo, straordinariamente mobile con Arcudi, Sansone II, Russo I e Scicchitano con inserimenti frequenti del bravo Mancuso II: un attacco insidioso e pericoloso con i due giovanissimi Montesanto e Seccia, autore della doppietta, ed una difesa attenta e impostata sul gigante Sansone I, Le Pera, Mancuso II e il bravo Cretella. (…) ******** L’ADDIO AL CALCIO, SEMPRE NEL CUORE La storia calcistica di Tonino ha raggiunto, in quegli anni, un alto livello di prestazione ed è stata di grande soddisfazione per lui; un osservatore lo propose persino per un importante provino in una squadra nazionale, ma non ebbe fortuna. O forse, come dice il fratello Leonardo, non volle lui, nonostante la chiara delusione. Era troppo attaccato alla sua Cariati, alle sue radici. Non sarebbe mai andato via. Una storia che nel 1976 ha iniziato a concludersi, come attesta lui stesso con un’annotazione vergata a matita su una serie di articoli sportivi, gelosamente custoditi in un borsello scuro. Cambiavano i vertici societari della squadra, in una fase storica in cui la politica impregnava ogni espressione della società civile e, a livello locale, si caratterizzava con una forte opposizione tra democristiani e socialisti. Tonino cominciò a pensare a una “sistemazione” lavorativa, che venne con l’assunzione negli uffici amministrativi dell’ospedale di Cariati e, dopo aver conosciuto mia sorella Maria Scorpiniti, nel 1976, anche a desiderare di formarsi una famiglia. Il suo rapporto con il calcio è rimasto quello dello sportivo appassionato, che si entusiasmava per le iniziative a favore della pratica sportiva dei più piccoli; ha, infatti, seguito con grande gioia la creazione del Centro sportivo “Il Ragno” da parte dei suoi amici Giovanni Greco e Pino Greco. Negli ultimi anni ha giocato qualche partita da dilettante con i colleghi dell’ospedale e con la squadra dei carabinieri di Rossano. Inoltre, ha partecipato spesso a raduni e incontri di “vecchie glorie” della Cariatese, ricevendo degli attestati e ammirando, in particolare, l’azione per la promozione del calcio “pulito”, portato avanti dal noto calciatore Vittorio Tosto; il calcio degli antichi valori, che era il suo ideale e che ha praticato nella vita. IL MIO CALCIO, CON AMORE “ll calcio, ai miei tempi, non era violenza o corruzione. I calciatori che giocavano con me avevano presente i valori della chiesa, forti della presenza costante del vescovo di Cariati mons. Giuseppe Agostino e di un pubblico sempre corretto. Anche i dirigenti erano ricchi di valori umani, e ce li trasmettevano, come il presidente avv. Cataldo De Nardo, l’allenatore Francesco Pignataro, e prima Maurizio Branca, il massaggiatore Peppino Maduli e altri. Si giocava sempre con amore e grande passione per lo sport, pur non percependo alcun guadagno. Grazie alla serietà dimostrata nel gioco del calcio, tutti noi che componevamo la squadra siamo stati premiati nella vita, poiché abbiamo trovato un buon impiego nella società civile. Per me lo sport ha un grandissimo valore, non è assolutamente violenza o denaro ma educa alla tolleranza e all’amicizia.” (Da un’intervista rilasciata da Tonino Mancuso a Pasquale Loiacono, corrispondente de Il Quotidiano della Calabria, nel 2012).

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