■Antonio Loiacono
Il presunto “piano del Quirinale”, agitato per giorni come prova di un complotto contro il governo, si è rivelato inconsistente. Ma il vero dato politico è un altro: quell’episodio ha reso visibile una frattura che esisteva già. Da tempo, l’esecutivo vive una relazione difficile con i corpi di garanzia dello Stato — Corte dei Conti, magistrature, Ragioneria — ossatura istituzionale che vigila sull’aderenza delle decisioni politiche alle regole della Costituzione.
La tensione è esplosa mentre il governo spinge sull’obiettivo centrale della legislatura: una nuova legge elettorale che permetta di indicare sulla scheda il nome del premier. Un meccanismo che cambierebbe la dinamica fra cittadini e istituzioni, ridurrebbe il margine di intervento del Capo dello Stato e riscriverebbe gli equilibri dentro la coalizione di governo.
Non è un caso che Lega e Forza Italia abbiano innalzato più di una barriera: una leadership premiata direttamente alle urne rischierebbe di marginalizzarli. E con un voto segreto in Parlamento, l’operazione si fa tutt’altro che scontata.
Nel frattempo, tre regioni cruciali vanno al voto. E la presidente del Consiglio ha trasformato queste elezioni in un referendum interno alla maggioranza, cercando di superare i suoi alleati sui loro stessi territori. Una scelta che, invece di compattare, sta irrigidendo ulteriormente gli equilibri.
La miccia finale è stato il caso Garofani. L’incontro riservato tra la presidente del Consiglio e il Capo dello Stato sembrava aver ricomposto il quadro. Ma il comunicato diffuso da Palazzo Chigi subito dopo ha riaperto la ferita, entrando in un territorio delicatissimo: quello delle consuetudini istituzionali che regolano il rapporto tra governo e Presidenza della Repubblica.
Solo una nota riparatoria dei capigruppo della maggioranza ha evitato uno scontro frontale.
Questa stagione politica mostra un governo deciso a ridisegnare i poteri dello Stato e un sistema istituzionale che resiste, forte del proprio mandato costituzionale. È il vecchio confronto fra volontà di comando e limiti democratici: ogni volta che il pendolo prova a spingersi troppo in là, il Paese riscopre il valore — e la necessità — del suo equilibrio.
Views: 47

Lascia una risposta
Devi essere connesso per inviare un commento.