QUANDO LA “NATURA” DIVENTA L’ALIBI PERFETTO: IL GOVERNO RISCOPRE IL MEDIOEVO IN CONFERENZA INTERNAZIONALE!

Dal DNA al “così è sempre stato”: tra Guardasigilli e Roccella, la parità di genere diventa colpa della biologia. E la politica? Va in vacanza!

I ministri Nordio e Roccella

Antonio Loiacono

Signore e signori, accomodatevi:
lo spettacolo della politica italiana continua, e come sempre senza bisogno di sceneggiatori.
Abbiamo già il Guardasigilli che ci spiega che la parità non è nel codice genetico del maschio — così, casuale, come se stesse parlando della ricetta della carbonara.
E tu pensi: ok, oggi è andata così, domani parleremo d’altro, respiriamo.
E invece no.
Entra in scena la ministra Roccella, che ti guarda dritto dritto e dice — anche lei in conferenza internazionale, mica al bar:
«Le differenze tra uomini e donne non si correggono con le leggi. Bisogna accettarle. Sono naturali.»
Naturali: la parola più usata quando non si vuole cambiare niente da cent’anni.
È fantastico: uno parla di DNA, l’altra parla di “naturalezza”, e a momenti arriva qualcuno a citare Aristotele dicendo che va tutto bene, tranquille, che è sempre andata così.
È come se dicessero: “Ragazze, volete la parità? Ehm… ci dispiace, purtroppo dovete parlarne con la Natura. Noi non possiamo farci nulla. Mandatele un’email. Magari risponde.”
Così la scena è completa: da un lato il ministro della Giustizia che trova la scusa nei cromosomi,
dall’altro la ministra della Famiglia — che con l’aria più serafica del mondo — dice che la legge non serve, perché le differenze sono fatali, immodificabili, scolpite nella roccia della creazione.
E tu ti guardi intorno cercando una telecamera nascosta, un segnale.
Qualsiasi cosa che ti dica: “È uno sketch, rilassati”. Ma no: è realtà.
Realtà scritta come se fosse una commedia dell’assurdo.
E allora sì, l’opposizione protesta, parla di frasi imbarazzanti ma la verità è che imbarazzante è la scena intera.
Un pezzo di governo che invece di promuovere la parità…la archivia, la mette nel cassetto “cose troppo difficili”.
E ci appiccica sopra un post-it: “Non dipende da noi. È la natura che è così.”
Pericolosissimo.
Perché se la disparità è “naturale”, non puoi più discuterla, non puoi migliorarla, non puoi cambiarla.
La puoi solo subire, come la gravità o il traffico sulla tangenziale.
Ma i diritti — quelli veri — non sono mai stati un regalo della natura.
La natura non manda mail con allegato il suffragio universale, la natura non riscrive leggi: lo fanno le persone.
Con fatica, conflitti, compromessi, e sì, pure con errori.
E allora fa un po’ ridere, e un po’ no, sentire sparare concetti del genere nel 2025 come se stessimo parlando davanti a un camino, bevendo vino, dicendo: “Eh, vabbè dai, gli uomini sono così. Che ci vuoi fare.”
Quindi ecco la morale del monologo:
Quando la politica scarica sui geni e sulla “natura” quello che dovrebbe essere il suo mestiere — cambiare le cose — non è più politica: è alibi!
Ed è pure un alibi stanco, riciclato, consumato. Ma tranquilli: la natura non parla, non vota e non scrive comunicati stampa: i cittadini sì. Ed è lì che il discorso torna serio!      

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