Sabato 11 palateatro di Mirto, presentazione del libro di Franco Filareto “Fuga e ritorno di un popolo – La Calabria del Nord-Est dal 1799 ad oggi”,

<< L’ultimo libro di Francesco Filareto, pubblicato da Ferrari Editore, frutto di 15 anni di ricerca, offre, nelle sue 400 pagine, un contributo nuovo e originale sia all’elaborazione della prima storiografia della Calabria del Nord-Est sia alla Questione Emigrazione. L’attenzione dell’autore è rivolta specificamente ai giovani, tra i quali e con i quali ha condiviso il suo cammino di docente-educatore e di vita. Egli affronta gli argomenti dalle origini. Il fenomeno migratorio nel territorio della Calabria Nord-Orientale, ha origini negli ultimi tre decenni del sec. XIX. Allora il popolo cerca un’alternativa alla miseria, al consolidamento del latifondo e dell’egemonia degli agrari, che fanno seguito alla spietata repressione da parte del Regno d’Italia del brigantaggio, rivolta sociale complessa, della quale il testo intende operare una riabilitazione e una articolata rivalutazione storiografica. L’autore ha indagato il tema centrale di questo libro, quello della “fuga”, dell’ éxodos (“exodoV”), dell’ “andare via”, del “fuggire per sfuggire”: delle sue origini storiche, economico-sociali, culturali, valoriali e – ancor di più – della sua natura essenziale, strutturale, peculiare dell’animo e della mentalità della gente: una pulsione, un bisogno irresistibile, una sorta di categoria dello spirito meridionale, che si fa scelta consapevole, volontaria, personale e, quindi, prassi di vita. Un tema questo inseparabile da quello inverso e complementare del “ritorno”, del “nostos” (“nostoV”), del “fare a ritroso il cammino precedente”: anche di questo ha ricercato le sue origini storiche, economico-sociali, culturali, valoriali e – particolarmente – la sua natura essenziale, strutturale, peculiare dell’animo e della mentalità della sua gente: “la incontenibile spinta a ritornare” è una pulsione, un bisogno irresistibile, l’altra categoria dello spirito degli uomini del Sud, che si fa scelta cosciente, volontaria, personale e, quindi, prassi di vita.” Scrive il prof. Giovanni Gallina dell’Università di Salerno nella sua prefazione al libro: “in questo quadro va collocato il lavoro di Francesco Filareto, non solo perché si tratta di un'analisi fatta da un intellettuale maturo e sensibile con una lunga, consolidata e fortunata esperienza educativa al servizio di una nutrita schiera di giovani come professore di storia e filosofia, … arricchitasi di un impegno politico di altissimo livello come sindaco di Rossano, uno dei più importanti Comuni della Calabria. Filareto ripercorre, con scienza e passione, le vicende che hanno visto protagonista segnatamente la popolazione della Sibaritide dall'Ottocento ad oggi. Il progetto del Filareto è ambizioso, di grande respiro, dove il tema dell'emigrazione è soltanto una provocazione per avventurarsi nelle trame degli avve­nimenti, percorrerli e attraverso di essi, con una carica di ottimismo, affrontare con più consapevolezza e coraggio, le sfide dell'oggi e del domani. L'Autore è versatile e audace, con il desiderio morale di dar voce al popolo in fuga dalla sua terra. Racconta il tormento e l'abbandono della gente. Parte dal secolo dei lumi e snoda le vicende storiche con documenti e testimonianze, con rigore nella ricerca storica, ma anche con un particolare coinvolgimento, tanto da rendere viva e lacerante la ferita della popolazione calabrese offesa: si sofferma sulla sofferenza dei poveri, dei contadini, delle classi subalterne. La Calabria e il Mezzogiorno d’Italia, negli ultimi decenni, sono andati sempre più svuotandosi delle energie vitali; specificamente dei talenti, di giovani dalle alte competenze scientifiche, che non trovano in Italia spazio e sono costretti alla “fuga” e vanno ad incrementare la ricchezza di Paesi lungimiranti e accoglienti, come gli USA, con il più grande capitale prodotto dal Sud Italia, più grande di quello finanziario, destinato a una progressiva rivalutazione, che è il capitale umano delle competenze e delle conoscenze. La tensione culturale ed etica di Filareto è quella giusta per disegnare, con maestria, la sua terra come paesaggio esteriore, come paesaggio dalle infinite risorse ambientali e culturali, come paesaggio dell'anima, come paesaggio della cultura contadina, ma anche come paesaggio della cultura borghese. Questi luoghi sono l'uno dentro l'altro in un perfetto legame di identità … L'estero, il Nord o le Americhe, sono una sfida nell'agone dell'esistenza, sono sacrificio, sofferenza, sono conoscenza di nuove realtà, ma sono anche, e soprattutto, memoria e rispetto della propria identità, degli affetti originari. Ȓ la concezione ciclica dell’esistenza di derivazione omerica, che fa di Ulisse un eroe del peregrinare e del ritorno. Anche la fuga dell’emigrato calabrese, il suo andare ramingo per il mondo è sempre coordinato al pensiero del ritorno.” Aggiunge S. E. mons. Luigi Renzo, Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, nella sua presentazione al volume: ”in tante pagine sembra emergere un quadro negativo: il Mezzogiorno d’Italia in genere appare sconfitto su tutti i fronti. Ma i segni di speranza ci sono e sono forti. Filareto, senza piangersi addosso, col suo saggio ci offre una lettura piacevole, che, nel ripercorrere gli eventi storici, passa dal racconto alla denuncia, alla provocazione, al richiamo rivendicativo di una dignità da far rispettare. Il messaggio si fa positivo, oltre che propositivo. Filareto scrive per scuotere la coscienza collettiva al fine di ritornare tutti alla partecipazione democratica, alla condivisione ai problemi e alle attese della propria gente. Con questo spirito l’autore si chiede e chiede: E adesso? Che facciamo? Quali prospettive abbiamo per il futuro? … E’ per questo che Filareto, ponendosi nella linea di una progettualità che guarda al futuro, offre un ventaglio di proposte come piste di orientamento per introdursi coscientemente nell’appena iniziato terzo millennio.”

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