RUOTA DEGLI ESPOSTI E DEI PROJETTI – CARIATI E TERRAVECCHIA

Notizie storiche decenni del 1800

di MAURO SANTORO


Cariati – Centro storico

 Corso XX Settembre – Denominazione istituita nel 1895 –

 (per commemorare la breccia di Porta Pia e la presa di Roma del 20.9.1870)

       

          


Sin dalle epoche storiche più antiche ogni cultura e società sono state caratterizzate anche per l’abbandono anonimo di neonati che per vari motivi di carattere sociale, culturale e spesso per difetti fisici e anomalie congenite erano lasciati in luoghi o presso edifici in cui gli infanti potevano essere trovati e, successivamente, affidati per curarne la crescita.

Il fenomeno dell’abbandono in incognito alcune volte era praticato per celare relazioni extra coniugali, o nascondere nascite susseguenti a rapporti sessuali tra uomini, spesso di ceto sociale elevato, con donne nubili di cui era opportuno tutelare l’illibatezza e la moralità. I neonati generati da quei rapporti segreti, quasi sempre, erano abbandonati anche perché l’uomo, spesso facoltoso, non voleva che i bimbi acquisissero il relativo diritto ereditario di appartenere a una determinata famiglia possidente.

La condizione dei neonati non riconosciuti e lasciati in abbandono, molte volte, raggiunse problematiche sociali preoccupanti al punto che vari istituti religiosi e le istituzioni civiche si determinarono per individuare dei luoghi in cui chi volesse e in forma anonima poteva lasciare i nati non voluti. Questi enti furono chiamati “banco degli esposti”, altre volte “ruota degli esposti” o “ruota degli innocenti”. Altre volte erano denominati “banco dei projetti”, derivante dal latino gettare avanti ovvero bambino abbandonato e non riconosciuto alla nascita.

Per rimanere nel contesto delle società del comune di Cariati e del rione di Terravecchia (accorpati dal 1808 al 1921), caratterizzate da una società preminentemente rurale e con un ceto sociale inferiore molto diffuso – costituito in prevalenza da marinari, pescatori, bracciali, contadini e filatrici –, analizzando i dati storici desumibili dai diversi registri dello stato civile nel periodo intercorrente tra il 1809 ed il 1865, emerge in modo marcato ed evidente il fenomeno dell’abbandono degli infanti non riconosciuti.

A Cariati, sovente i neonati venivano lasciati nottetempo dietro la porta del romitorio di San Cataldo alla marina; non mancavano, tuttavia, i bimbi rinvenuti lungo alcune vie o dietro le porte delle case della periferia cittadina. Nel rione Terravecchia, invece, le piccole creature erano lasciate nei pressi della fontana pubblica, su alcune vie o nei pressi di edifici rurali.

Così come vedremo, menzionando alcuni atti pubblici di ritrovamento dei projetti abbandonati, nell’uno o nell’altro caso, in tutti e due i paesi il rituale era il medesimo e formalmente codificato. Ovverosia, i bambini erano avvolti in pochi cenci, erano deposti in un cesto di vimini, nessun altro segno o scritti erano rinvenuti se non la dicitura: deve essere battezzato. Raramente, capitava di rinvenire appeso al collo del neonato un cartellino in cui vi era scritto di dare uno specifico nome.

Ovviamente e conseguentemente, perciò, il comune di Cariati dovette istituire un “banco pubblico” per dare assistenza e prospettive di sopravvivenza agli “esposti” trovati abbandonati nei confini del suo territorio ed in quello del rione terravecchiese. Al sindaco competeva l’obbligo istituzionale di imporre un nome ed un cognome agli infanti, registrarli negli atti di nascita del comune, farli battezzare e affidarli ad una balia che ne curasse l’allattamento.

Napoli – Ruota degli esposti Presso la Santa Casa dell’Annunziata

Dalla documentazione storica sino ad ora visionata ed edita non si ha evidenza dell’anno e del mese nel quale, per la prima volta a Cariati, è stata istituita la “Ruota o il Banco degli Esposti e dei Projetti” per la cura e l’affidamento dei neonati abbandonati e non riconosciuti.

Per certo, invece, possiamo affermare che nel 1812, a Cariati e a Terravecchia, era stata costituita e resa attiva e funzionante la “Commissione di beneficenza”. L’ente comunale in quegli anni era presieduto dalla “Pia ricevitrice” Porzia Ferro, la quale era incaricata, quanto non vi provvedeva il sindaco, di dare “in affidamento a persona adeguata per essere nutrita” il trovatello o la trovatella rinvenuti anonimamente incustoditi. Oltre a ciò, risulta evidente che, nel primo decennio del 1800, la “Rota dei Projetti” di Cariati era posta nell’abitazione della signora Ferro, così come lei stessa asseriva.

Infatti, accadeva, che il 13 aprile del 1814, Porzia Ferro, dell’età di 40 anni, pia ricevitrice de projetti, filatrice, dichiarava che il 19 del mese di aprile, ad ore sette, aveva trovato nella rota posta nella sua casa un fanciullo di circa un giorno, avvolto in un panno di lino, senza alcun segno evidente sul corpo. Il sindaco Vincenzo Chiriaci impose i nomi ed il cognome di: Vincenzo Isidoro Cancellere.

Per dar conto e segnalare al lettore per un postumo riconoscimento di benemerenza che dobbiamo manifestare alle tante donne, già mamme di propri figli, che praticarono quel significativo atto di amore materno, segnalo il nominativo di talune nutrici che allattarono i bimbi projetti a loro affidati:

1819 – nutrice Risolia Romanello; 1834 – nutrice Rosalia Sposato; 1848 – nutrice Rosa Cosentino; 1848 – nutrice Margarita di Rocco; 1848 – nutrice Violante Arena; 1852- nutrice Gelsomina Pizzuti; 1854 – nutrice Maria Formaro.

Ovviamente, il merito ed una specifica testimonianza di gratitudine si deve anche alle altre balie non citate in questo testo che nel corso di tanti decenni allevarono tanti trovatelli e dettero ad essi un futuro di vita e di speranza. Bambini e bambine abbandonate che, in ultimo, con il sostegno delle balie divennero adulti e poterono entrare a pieno titolo nella società civile dei due borghi, anche sposandosi e generando dei loro figli.

 

                                      Sigilli del comune di Cariati e del rione di Terravecchia

  Anni 1816 – 1860
  Anno 1861

Anno 1875

A completamento di questa breve ricostruzione storica sul fenomeno degli “esposti e dei projetti”, oltre ad aver tracciato l’attività della “rota comunale dei projetti” funzionante ed operante a Cariati e a Terravecchia nei decenni del 1800, di seguito si riportano alcuni significativi atti di riconoscimento ed imposizione del nome e cognome di taluni neonati abbandonati.

= Il 29 aprile 1834, Vincenzo Fortino, di anni 46, eremita al romitorio di San Cataldo, dichiarava che la notte, circa alle ore cinque, è stato chiamato da un uomo in incognito che gli consegnò una bambina, con l’incarico di portarla al Sindaco, avvolta in alcuni cenci, senza segni o cifre o lettere e della età apparente di due giorni. La bambina venne consegnata alla nutrice Rosalia Sposato residente del comune.  Dal sindaco Luigi Parisi gli fu imposto il nome di Catarina Forestiere.

= Il 2 giugno 1848, a Cariati, al sindaco Michele Natale si presentò tale Antonio Graziano, di anni 27, di professione contadino, e abitante nella strada la Grotta. Questi dichiarava che, mentre camminava per la campagna detta S. Giuseppe, sotto una pianta di olivo, trovò una bambina, nata di fresco, abbandonata dagli autori della nascita, involta in cenci e riposta in una sporta, senza segni o cifre. Il sindaco prese in carico la neonata e impose alla bambina il nome di: Maria Giuseppa Cappello che poi fu consegnata alla nutrice Rosa Cosentino.

= Il successivo 7 giugno 1848, a Cariati, sindaco Michele Natale, si presentò all’autorità locale Giuseppe Marino, di 54 anni, di professione agricoltore, abitante nella strada il Vescovado. Dichiarò al sindaco che, mentre era entrato nel suo orto di verdure nel luogo la Fontana pubblica, aveva trovato sul muro un bambino nato di fresco, abbandonato dagli autori dei suoi giorni, in alcuni cenci e riposto in uno sportuncino, senza segni o cifre. Il sindaco, dopo gli adempimenti istituzionali di rito, impose al bambino il nome di: Leonardo Fontana e lo consegnò alla nutrice Margarita di Rocco. E’ curioso fare rilevare, in questo caso, che il cognome assegnato al bambino projetto fu scelto facendolo coincidente con il luogo del ritrovamento, ovvero “Fontana”.

= Il seguente 29 settembre 1848, a Cariati, si presentava al sindaco Angela Rango, di anni 30, filatrice, domiciliata nella strada la Marina, e dichiarava che, mentre percorreva la strada consolare, che dalla marina conduce al Comune, trovava esposta nel luogo detto la Cariera – attuale strada Carrera -, una bambina, nata da fresco, abbandonata dagli autori dei suoi giorni, in alcuni cenci e riposta in uno sportuncino, senza segni o cifre, con un cartellino in cui era scritto di non essere stata battezzata. Il sindaco impose alla bambina il nome di: Michelina Settembrile e la consegnò alla nutrice Vittoria Natale affinché la accudisse, allattasse e battezzare. Il cognome imposto alla bambina, in effetti, richiamava il mese in cui fu rinvenuta, cioè “settembre” che venne variato in “Settembrile”.

= Il 13 novembre 1848, invece, a Cariati, si presentò al sindaco Antonio Parisi tale Angela Rango, di anni 30, di professione filatrice, domiciliata nella strada la Marina, e dichiarò che, mentre dormiva nella sua casa della marina, è stata chiamata da un uomo che non riconobbe, il quale gli consegnò uno sportuncino con dentro una bambina, nata da fresco, abbandonata dagli autori dei suoi giorni, in alcuni cenci, senza segni o cifre. Il sindaco, nel prendere in carico la nascitura, impose alla bambina il nome di: Maria Grazia Giardiniero e la affidò alla nutrice Violante Arena, anche per essere battezzata.

= Il seguente 1° aprile 1849, a Cariati, al sindaco Antonio Parisi, si presentò tale Saverio Oriolo, della età di 40 anni, di professione bettoliero – esercente di una bettola -, abitante nella strada il Ponte. Egli dichiarò di aver trovato lungo la strada il Ponte, precisamente innanzi al primo gradino della porta di Pasquale Greco, un bambino che piangeva, nato da fresco, abbandonato dagli autori dei suoi giorni, involto in alcuni cenci, senza segni né cifre e lo consegnò al sindaco che, espletate le dovute registrazioni, impose al bambino il nome di: Francesco Palma e lo affidava alla balia Lucrezia Arzenta per nutrirlo.

= Nel 1854, nei pressi della strada che confina con “Torretta di Crucoli”, nel territorio di Cariati venne trovata una bambina di circa due giorni. Era deposta in un cesto ed al collo aveva un biglietto su cui era scritto: “Resta pregato il Parroco di battezzare la bambina perché non è stata battezzata, e che il Sindaco pensasse di farla prendere da una buona Balia, mentre è figlia di un primario proprietario ed avrà la mesata secreta, dopo che si conosce la balia suddetta”. Perciò, il sindaco provvide a nominare balia la signora Maria Formaro e ad imporre alla bambina il nome ed il cognome di Angela Giardiniera.

Così come si è evidenziato in premessa, questo è uno dei casi in cui la nascita era derivata da un rapporto sessuale praticato da un possidente appartenete al ceto elevato che non volle riconoscere la neonata; purtuttavia, forse anche per lenire eventuali rimorsi di coscienza, si assunse l’onere di provvedere alla crescita della bambina pagandone segretamente l’allattamento.

= Nel corso del 1856, esattamente il giorno undici del mese di settembre, tale Nicola Amodeo, a Terravecchia, nei pressi della fontana pubblica denominata la Cisterna vicino al Fiume Nicà, attratto dai vagiti e dal pianto, trovava abbandonata una bambina nata da pochi giorni. La projetta era avvolta in pochi cenci e sistemata in una cesta, senza scritta alcuna o altri segni. Recatosi in paese, la piccola trovatella venne consegnata ad Antonio Lamanna, eletto del rione di Terravecchia, il quale, alla presenza di due testimoni ne constatava il sesso e lo stato di salute, imponendo alla bambina il nome e cognome di: Maria Caterina Esposita e disponendo che fosse battezzata.

= Il 12 novembre 1856, il terravecchiese Domenico Madeo, di professione bracciale, dichiarava ad Antonio Lamanna, eletto del rione di Terravecchia, di aver trovato nella località Terrate – precisamente presso il trappeto di proprietà dei signori Affatati -, una bambina nata da poco e custodita in uno sportuncino, involta in alcuni cenci, senza scritte né segni e abbandonata dagli autori dei suoi gironi. La bambina fu consegnata al sindaco che le impose il nome e cognome di Maria Teresa Esposita.

Negli ultimi due atti sopra riportati, appare chiaro al lettore, così come avveniva generalmente in molti altri paesi, che i cognomi assegnati: “Esposito – Esposita” derivavano propriamente dall’aggettivo esposto – esposta, per evidenziare lo stato civile di quei neonati abbandonati e non riconosciuti.


  •  TESTO REDATTO DA: MAURO SANTORO

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