POLITICA IMPROVVISATA e INDIFFERENZA GENERALE

di Enrico Iemboli


Ad una mese dalla chiusura della campagna elettorale conclusasi il 5 e 6 ottobre con il voto si è insediato il nuovo consiglio regionale calabrese ed è iniziata la XIII^ legislatura.

A prescindere da chi ha vinto e/o da chi ha perso, a mio modesto parere la campagna elettorale appena conclusasi è stata una delle meno belle e meno “esaltanti” degli ultimi decenni.

Si è assistito ad un rimballo infantile di responsabilità e ad un gioco pavlovianamente eseguito a turno dai due schieramenti politici che hanno dimenticato di avere uguali responsabilità in quanto hanno governato entrambi la Calabria.

In una regione dove oltre alla sanità si ha deficit di infrastrutture, di sviluppo e di turismo organizzato si è parlato molto poco e comunque solo a livello di denuncia e non di proposte, nel mentre non fa più rumore l’emigrazione e la mobilità dei giovani laureati.

Stanchi di ascoltare gli stessi riti di propaganda, a parte i “tifosi”, la maggior parte dei cittadini ha disertato le urne confermando il trend negativo dell’astensionismo.

La campagna elettorale è stata fatta in modo banale e confusa ed ha suscitato poco entusiasmo nella maggior parte del popolo calabrese. Non poteva essere diversamente vista la scarsa disponibilità della classe politica a sintonizzarsi con la esigenza di governo che la gente si aspetta e vista la scarsa consistenza di cultura governativa e progettuale.

Come nel resto d’Italia, anche la maggior parte del popolo calabrese non è più attratta dall’impegno politico e l’indifferenza ci ha reso un “popolo amorfo”.

Troppa improvvisazione e troppe parole, la spasmodica ricerca del consenso ha fatto si che si ricorresse alla frase ad effetto, all’accusa dell’altro che ha portato quasi tutti a scivolare lungo il crinale della polemica incauta. Hanno fatto da padrone gli insulti, l’irriverenza e di conseguenza il mancato riconoscimento del ruolo dell’avversario.

Anche in questa campagna elettorale ha prevalso la corsa alla retorica: eccessi, iperboli, sarcasmi, come se il linguaggio istituzionale fosse ormai un vecchio arnese inservibile.

E’ vero che in Calabria a sorpresa le elezioni sono state anticipate, però è anche vero che mancava un anno a fine legislatura per cui i partiti, specie quelli che svolgevano il ruolo di opposizione, dovevano avere già lavorato per proporsi come alternativa di governo e come guida politica credibile. Conseguenza di tale impreparazione è stata che le scelte dei candidati sono state fatte in emergenza.

Ma il più ormai è fatto e ritengo che questa elezione non ha insegnato nulla se è vero che poche sono le iniziative di “riflessione” del dopo voto.

Alla maggior parte delle persone e dei partiti sembra che tutto sia “scivolato” sulle spalle, un recente passato già dimenticato.

Nel frattempo, i paesi continuano a perdere bambini e chiudono le scuole.

I treni passano altrove e chi resta invecchia senza poter passare il testimone alla discendenza.

Ma la cosa più avvilente è che lo stesso potere politico si conserva ma non si trasmette.

Credo che sia arrivato il momento di guardarci in faccia, di essere realisti e di cominciare a pensare ad un nuovo movimentismo per cercare di cambiare l’andamento delle cose, lo dobbiamo a chi prenderà il “testimone”.

Considerato che la politica non ha una “visione”, si ha bisogno di rivedere la classe dirigente non attraverso scelte di pancia ma attraverso una lettura di progetti di sviluppo seri e condivisi, un compito che spetta ad ogni singolo cittadino, alle associazioni, alla stessa politica.

F.to Enrico Iemboli, già sindaco e già componente 100 Associazioni

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