■Antonio Loiacono
La mattina, nei paesi piccoli, le notizie importanti camminano prima delle persone. Attraversano i bar, sostano davanti ai portoni, si infilano nei discorsi fatti a mezza voce. Poi, quasi senza annunciarsi, diventano patrimonio di tutti. A Pietrapaola è accaduto così anche questa volta.
Il nome è quello di Piermassimo Arcangelo, classe 1995. Il fatto, semplice da dire e meno semplice da comprendere fino in fondo, è che è diventato Notaio. Vale a dire: ha superato uno dei concorsi più selettivi del Paese, entrando in una professione che richiede studio severo, tenuta psicologica, precisione rara. Ma ridurre tutto a un esame vinto sarebbe poco, forse ingiusto.
Qui la notizia pesa per altre ragioni. Perché nei centri minori certi risultati non restano privati: si allargano. Diventano esempio, talvolta persino riscatto simbolico. E perché il notariato, in questa provincia, continua a rappresentare una meta inconsueta, quasi remota. Quando accade, lo si ricorda.
Dietro il risultato c’è una traiettoria che non ha seguito linee comode. Dopo il diploma, Arcangelo aveva scelto Biotecnologie a Perugia. Un’altra direzione, legittima. Due anni di studio, poi la percezione nitida — che a quell’età non sempre arriva — di trovarsi altrove rispetto a sé stesso. Capita a molti, pochi lo ammettono. Ancora meno cambiano strada davvero.
Lui lo fece. Tornò in Calabria, si iscrisse a Giurisprudenza all’Università Magna Graecia di Catanzaro, e lì il percorso prese forma con rapidità insolita: risultati brillanti, continuità di rendimento, una laurea conseguita con 110 e lode e menzione alla carriera. Non basta un voto a raccontare una persona, ma qualche volta segnala il metodo.
Il metodo, in questo caso, ha radici più antiche.
Chi conosce la famiglia Arcangelo sa che il diritto, in quella casa, non è mai stato ornamento lessicale. Il padre, l’avvocato Vincenzo Arcangelo, è da anni figura stimata nel territorio. Per il figlio, prima ancora che modello professionale, è stato un esempio quotidiano di sobrietà e disciplina. Non servono molte parole quando si cresce osservando come si riceve un cliente, come si studia un fascicolo fino a tardi, come si mantengono misura e fermezza nei momenti complessi.
Nello studio legale paterno Piermassimo ha visto il lato meno raccontato delle professioni: non il prestigio, ma il carico. Le responsabilità, i dubbi, le decisioni che incidono sulla vita altrui. Una scuola silenziosa. Talvolta la più efficace.
Poi è arrivata la stagione del concorso notarile. Chi frequenta quel mondo sa cosa significhi: anni sospesi, studio quasi monastico, rinunce normali soltanto per chi le vive. Si entra in una grammatica fatta di codici, atti, attenzione assoluta. Si esce, se si esce, cambiati.
Arcangelo ne è uscito vincitore, conseguendo anche il massimo dei voti nella prova orale. Un dato che colpisce gli addetti ai lavori più del pubblico generale, e forse è giusto così. Alcuni risultati parlano meglio a bassa voce.
A Pietrapaola, intanto, la notizia ha preso la sua strada. C’è chi la legge come il successo di un ragazzo serio; chi vi riconosce il valore di una famiglia che ha seminato con discrezione; chi, più semplicemente, vi trova un motivo per credere che il merito non sia parola antiquata.
Nei paesi succede anche questo: la riuscita di uno allarga il respiro degli altri.
Piermassimo Arcangelo oggi entra nel notariato. Resta, insieme, il figlio di una comunità che lo ha visto crescere e il segno concreto che dalle periferie geografiche non nascono soltanto partenze, ma anche ritorni di prestigio.
Il resto lo farà il tempo, che è sempre il cronista più severo.
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