Olanda: vince l’Europa. Ai punti, e pure pochi, ma vince.

Chi come me, miei cari ventiquattro lettori, si ostina ad amare l’idea di un’Europa unita: un’Europa in cui tutti ci si riconosce come cittadini, liberi di muoversi e di cercare opportunità; in cui nessuno si permette di giudicare la gente in base alla religione che pratica e alle idee che professa, e in cui le ragioni dell’amicizia e della solidarietà prevalgono su quelle, meschine, dell’interesse particolare e del pregiudizio, ieri sera ha tirato un sospiro di sollievo.

In Olanda il temuto tsunami del voto al partito xenofobo, razzista e antieuropeista guidato dall’antipatico Geert Wilders non c’è stato. Lo confesso: sarà che sono calvo, ma mi basta vedere la candida chioma di quell’uomo, associata all’espressione spocchiosa che ostenta perennemente, per chiedermi come si possa votare per uno che ha una faccia e capelli così. Poi mi ricordo di Donald Trump e sospiro: si può, e come se si può. E infatti Wilders, anche se non ha sfondato, di voti ne ha presi comunque parecchi.

Ha vinto, pur perdendo parecchi seggi, il partito liberal-democratico (più liberale che democratico) di Mark Rutte, comunque europeista convinto.

Certo, fa specie dover gioire per la vittoria di un partito di destra anche se hai idee ben lontane dal liberalismo sfrenato che, non dimentichiamolo, è alla base dei guai che l’Europa, e non solo l’Europa, sta attraversando in questi anni. Ma, come dice il proverbio, quando di meglio non c’è si va a letto con la moglie (o col marito, a seconda del punto di vista).

Allo stesso modo, dopo la catastrofica presidenza Hollande, alle imminenti elezioni francesi i filoeuropeisti saranno costretti a fare il tifo per Macron, visto che il socialista Hamon è fuori causa, Fillon è sotto scacco per la storia degli stipendi fasulli ai suoi familiari (ma guarda: non succede solo in Italia!) e Marine Le Pen è un’altra che ama l’Europa quanto un pugno di sabbia negli occhi. Marine Le Pen che comunque, guarda un po’, è accusata di aver usato i soldi dell’odiata Comunità per pagare stipendi a certi suoi collaboratori che per la Comunità non hanno lavorato mai: vizio stranamente diffuso (ma riguarda!) fra molti esponenti di partiti antieuropeisti presenti a Strasburgo.

Insomma noi che l’Europa, con tutti i suoi innegabili ed evidenti e gravi difetti continuiamo ad amarla, perché continuiamo a pensare che vada sì riformata ma non distrutta, non potendo scegliere il meglio dobbiamo accontentarci del meno peggio. Qui in Italia ci siamo un po’ abituati; a quanto pare, ora stanno imparando a farlo anche negli altri Paesi.

L’Europa ringrazia gli olandesi e tira un sospirone di sollievo: per il momento il KO è scongiurato. Ma sarà meglio che si dia una mossa e cominci davvero a ragionare in grande, o prima o poi qualche arruffapopolo riuscirà a distruggere quel che di buono, nonostante tutto, l’Unione ci ha dato.

Giuseppe Riccardo Festa

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