Monsignor Nunzio Galantino, nuovo segretario generale della Conferenza episcopale italiana. Molte cose in comune con Papa Francesco.

Prima della fine del 2013 Papa Bergoglio ha nominato monsignor Nunzio Galantino, attuale vescovo di Cassano all’Ionio, la più piccola diocesi della Calabria, nuovo segretario generale della Conferenza episcopale italiana. Galantino andrà a ricoprire un ruolo strategico nel processo di cambiamento in Vaticano che Sua Santità sta imponendo dalla sua elezione. Lo stesso vescovo, originario della Puglia, é un prete di popolo, quale ex parroco di uno dei quartieri di difficili di Cerignola in provincia di Foggia. Tra le originalità di Galantino, molto simile a Papa Francesco nell’approccio con la gente, c’è che é molto aperto al dialogo con tutti e che non si fa chiamare “eccellenza reverdissima”, bensì semplicemete “don Nunzio”. Vive in seminario e non frequenta molto spesso il palazzo vescovile. Gira per la sua diocesi senza autista, guidando personalmente una piccola utilitaria. Papa Francesco non ha atteso le proposte di indicazioni da parte della Conferenza Episcopale Italiana, come da prassi prima del consiglio permanente previsto per fine gennaio, e ha proceduto oltre i normali schemi. La nomina di “don Nunzio” avulso da ogni forma di carrierismo, rappresenta una tappa importante nel processo di cambiamento della Chiesa. Portare in un posto apicale una persona altresì diversa, che sa cosa significa parlare alla gente, serve in questo momento così delicato che vive il mondo intero. Papa Bergoglio avendo consapevolezza della grave mancanza che deriverà alla comunità ionica, a seguito della nomina di Galantino, ha ritenuto, ben pensando, di scrivere una lettera essenziale e minimalista, a prova del suo stile, alla comunità di “don Nunzio”. Le sue parole sono frutto di un enorme rispetto per tutte le persone che in questi anni si sono legate al proprio vescovo. Parole quanto “So quanto amate il Vostro vescovo e so che non vi farà piacere che vi venga tolto e vi capisco. Vi domando per favore di comprendermi e di perdonarmi”, suonano in modo profondo arrivando al cuore dei fedeli. L’auspicio é che il nuovo e prestigioso traguardo, raggiunto da “don Nunzio”, sia anche foriero di una più puntuale considerazione dell’intera regione calabra, sostenendo alcuni processi di integrazione sociale e di aiuto concreto alla comunità, in particolare rivolto ai piú deboli e disagiati. Sono certo che “don Nunzio” non mancherà, ma occorre che lo stesso sia sensibilizzato in tale direzione dagli amministratori pubblici locali, dai fedeli e da tutti coloro che si prodigano in aiuto delle classi meno ambienti. Per realizzare tutto ciò serve una vocazione di tutti alla cooperazione sociale per il raggiungimento del bene comune. Nicola Campoli

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