Le nuove generazioni della Calabria, devono rimboccarsi le maniche,

“Com’è possibile che la Calabria vesta la maglia nera, perché tra le ultime regioni sviluppate dell’Unione Europea, mentre è in alto tra i primissimi posti, indossando nell’immaginario la gloriosa maglia rosa, delle classifiche che registrano le aree con un potenziale economico inesploso?” Un tempo alcune notizie – quanto quelle che da qui a poco vado, ahimè, a commentare – in assenza d’internet e dell’inevitabile conseguente amplificazione, in taluni casi “drammatica”, non arrivavano a tutti. Oggi è impossibile. E non so se è un bene o un male, prodotto dall’innovazione tecnologia. Vengo al tema. Sapere che l’Italia, e le sue diverse regioni, nella graduatoria stilata dall’Unione Europea, tenendo in considerazione dei parametri economici, sociali e istituzionali, è fuori dalla top 100 dei territori, non è mica un’informazione che si digerisce facilmente. Inoltre, in tale disastro di nazione, il ranking calabrese è in caduta libera. La regione italiana della punta dello stivale è la penultima tra le aree della nostra penisola, davanti solo alla Grecia e alle zone più depresse dei paesi orientali. Infatti, è penultima tra le italiane, davanti solo alla Sicilia, al 233esimo posto su 262 regioni europee considerate, subito dietro alla Puglia e poco distante dalla Basilicata. Certo, è la crisi internazionale che ha dato la spallata all’Italia, cancellandola dalla cartina geografica dell’Europa della competitività. La Lombardia, per fare un esempio meno doloroso, fino a tre anni era tra le prime cento regioni europee, finché secondo la nuova classifica si trova ora al posto numero 128. D’altronde, su base nazionale l’Italia come nazione è sola al 18 posto dietro Cipro e Portogallo. Ciò detto, mi è venuto automaticamente di pensare alle nuove generazioni calabre. Che cosa devono sperare i giovani della punta d’Italia, quando i dati fotografano che la tendenza, tra l’altro vuole, che la Calabria sia in caduta libera, giacché dal 2010 il ranking è precipitato di 19 posizioni? Beh, c’è da avvilirsi, se poi a tali analisi si unisce, per giunta a conferma, che alla Calabria è assegnato il primato negativo per il tasso di disoccupazione giovanile. Con il 53,5 per cento, infatti, è la prima regione italiana, precedendo anche Sicilia (51,3%) e Basilicata (49,5%). Un dato che la pone nei primi posti anche a livello europeo, dove il brutto record spetta a Dytiki Makedonia – 72.5%, Macedonia occidentale, regione nel nord della Grecia -. Così, i ragazzi calabresi di età compresa tra i 15 e i 24 anni, si evince dai dati diffusi da Eurostat nel maggio scorso, restano al palo. Se si esclude la Grecia, al centro di una crisi senza precedenti, pochissime regioni europee fanno peggio della Calabria. Un quadro che genera malcontento e sfiducia verso le istituzioni pubbliche, che poco hanno fatto per invertire la curva discendente. La rabbia aumenta, al solo pensare che la Calabria sia tra le poche regioni in Europa, a essere bagnata da due mari. La qualcosa potrebbe ai più distratti non sortire effetti. Viceversa, la condizione geografica potrebbe avere al contrario il suo seguito. In definitiva, la Calabria ha un potenziale turistico, grazie alle sue coste e al suo ricchissimo entroterra storico, artistico e ambientale, tra i più alti d’Europa. Il paradosso sta proprio nell’antico dilemma. Com’è possibile che la Calabria veste la maglia nera, perché tra le ultime regioni sviluppate dell’Unione Europea, mentre è in alto tra i primissimi posti, indossando nell’immaginario la gloriosa maglia rosa, delle classifiche che registrano le aree con un potenziale economico inesploso? Ci sarebbe da interrogarsi per giorni sulla vicenda che, sfortunatamente, dura da anni. Abbiamo tra l’altro la modestia di ammettere, tuttavia, di non avere le qualità scientifiche adeguate per trovare le risposte. Ma la domanda vogliamo lo stesso porcela e, perciò, invitiamo i giovani del posto a interrogarsi. Che cosa possono fare, allora, i giovani calabresi invece che scappare? La posta in palio è alta e ambiziosa. E’ in questo complesso teatro che le nuove generazioni locali, quelle che sono restate e quelle che potrebbero tornare, devono assumersi le responsabilità di favorire una sperimentazione di laboratori del “fare”, per cambiare il volto della loro regione natia. Serve un virtuosismo dal basso che aiuti alla riscoperta, ad esempio, di quelle antiche tradizioni, in via di estinzione, che essendo di qualità, possono unitamente alle bellezze endogene della regione, offrire alle persone aggiuntivi elementi, per far crescere l’attrattività turistica della regione. Siamo in un periodo di profonda crisi. Lo sentiamo ripetere ogni giorno. Le nuove generazioni non sanno come fare fronte a questo momento di emergenza. Manca il lavoro, non si sa come arrivare alla fine del mese, eppure c’è chi è stato peggio di noi, basterebbe guardare indietro e prendere esempio. Serve che i giovani calabresi riscoprono l’eccellente forza di volontà, che oggi è in pratica sconosciuta. Si rimbocchino le maniche alla conquista della loro identità, in quei luoghi in cui sono nati. Non esiste una singola “ricetta”, in grado di far raggiungere l’obiettivo. Occorre facilitare la creazione di nuove imprese, che sappiano valorizzare il potenziale inesploso. Bisogna liberare l’iniziativa dei giovani, proteggendoli dalla rete di monopoli e privilegi che paralizzano il territorio. L’Europa potrebbe aiutare tale processo. Le nuove generazioni locali devono avere la forza di pensare a come attrarre in loco le nuove generazione europee, facendole scegliere la Calabria, come meta turistica. Per realizzare tutto ciò devono elaborare una proposta efficiente chiara e non troppo onerosa, che tenga dentro la riscoperta delle identità locali. La Calabria ha le potenzialità. E’ arrivato il momento di capitalizzarle. Nicola Campoli

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