di Marco Toccafondi Barni
– Stavolta non si puo’ dire che la “guerra” non fosse annunciata, anzi, quindi piu’ che su una eventuale escalation, vera o presunta, sarebbe meglio concentrarsi sulle conseguenze e le evidenze delle azioni intraprese dall’ unica potenza egemone e dai suoi satelliti in zona, come Israele o le monarchie del golfo.
IL CONTESTO – L’ attacco congiunto di Usa e Israele contro l’ Iran di questa mattina, come al solito battezzato con un nome che oscilla tra il patetico e il demenziale, “Ruggito del leone”, è un’ operazione preparata e pensanta da tempo, anche se scattata oggi; tuttavia la previsione e la logica strategica impongono che, ragionavolmente, dovrebbe concludersi in circa una settimana (non piu’ di 4/5 giorni presumibilmente). Sì, probabilmente con una intensità superiore rispetto a quasi un anno fa, giugno 2025, ma come ha dichiarato lo stesso ministro della difesa israeliano Katz trattasi pur sempre di “un’ azione preventiva”. Non credo sia un bluff da parte di Tel Aviv. anzi. La ragione è banale, al solito il post storicismo che inevitabilmente fa la sua parte: gli Stati Uniti non si sognerebbero mai, in base al nuovo percorso imperiale anziché l’ imperialista di vecchio conio, di rischiare la vita di un singolo soldato con un’ invasione di terra dentro un paese sconfinato e abitato da quasi 100 milioni di persone, in gran parte ostili. No, nemmeno mezzo stivale a stelle e strisce metterà mai piedi in Iran e questo fatto oggettivo porterà a scenari abbastanza prevedibili.
LA CALAMITA GEOPOLITICA E LA IRRILEVANZA DELL’ ELETTORATO USA – Cosa si evince dalle dichiarazioni del governo israeliano e nel contempo da quelle del presidente Trump ? Banale, ovviamente che non interessa nulla e questo in verità non andrebbe manco preso in considerazione ormai, non solo del diritto internazionale, che è sempre piu’ una pezza da piedi oramai sostituito da quello statunitense, né delle proteste e dei destini di quasi 100 milioni di iraniani e iraniane, anzi, attacchi simili, oltre ad essere inutili per abbattere un’ odiosa teocrazia, non faranno altro che cimentare il sentimento imperiale e l’orgoglio nazionale di una popolazione colpita così duramente quanto inutilmente. In pochi lo ricorderanno, anche perchè a nessuno interessa, soprattutto alle nostre demenziali latitudini, dove tutto viene ridotto a tifo da stadio causa scarsa dignità e impotenza manifesta, tuttavia basta leggere la stampa di oltre 40 anni fa (1983/1984) per osservare come persino allora si scriveva e titolava di un’ imminente minaccia iraniana a causa di un ordigno atomico. Sono passati piu’ di 40 anni da allora, eppure ancora oggi gli l’egmone considera l’Iran come una potenza ostile, questo fin dalla rivoluzione del 1979, per gli apparati statali statunitensi gli interessi nazionali sia in Medio Oriente e piu’ in particolare nel Golfo, ruotano da sempre sulla sicurezza energetica e la tutela dei satelliti in zona, soprattutto Israele e monarchie come l’ Arabia Saudita. Questo perché vi sono sì anche risorse energetiche vitali, ma soprattutto alcuni snodi marittimi fondamentali come lo Stretto di Hormuz. Qualcosa di così irrinunciabile per gli apparati statunitensi da calamitare fuori Trump, con lui il delirante e illuso popolo Maga, dal sogno impossibile: gli Stati Uniti non piu’ potenza egemone nel pianeta, bensì trasformata in una sorta di Australia boreale dotata di ordigni atomici. E’ qualcosa di impossibile, perché un egemone non puo’ mai dimettersi da se stesso e dalla storia, la attuale situazione lo conferma ancora una volta. Non a caso Donald Trump da isolazionista in campagna elettorale è diventato, nel mondo reale e nel giro di un anno appena, una sorta di Neo conservatore di inizio secolo. L’ operazione intrapresa questa mattina su larga scala ne è solo un’ ulteriore conferma: non si puo’ sfuggire da se stessi. Né a livello individuale né geopolitico e collettivo.
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