■Antonio Loiacono
Ci sono sofferenze che occupano tutto lo spazio di una casa, ma faticano a trovare posto nella conversazione pubblica. Si insinuano nelle abitudini quotidiane, modificano gli equilibri familiari, cambiano il modo di parlare, di aspettare, di sperare. La malattia mentale può coinvolgere una persona, ma raramente lascia intatto il mondo di chi le vive accanto.
È da questa realtà, spesso nascosta dietro le porte domestiche, che ha preso forma la quinta edizione dell’Open Day promosso dal Centro di Salute Mentale di Cariati, in occasione della Giornata mondiale della salute mentale. L’iniziativa, coordinata dalla dottoressa Rita Angela Ficociello, direttrice dell’ATP Ionio Sud, ha scelto di rivolgere lo sguardo a chi, pur non essendo il destinatario diretto delle cure, condivide ogni giorno il percorso della persona assistita: i suoi familiari.
Quando la fragilità psichica entra nella vita di una famiglia, non porta con sé soltanto interrogativi clinici. Può generare paura, stanchezza, tensioni emotive e incomprensioni. Può rendere più difficili i rapporti con l’esterno e alimentare quella distanza sociale che nasce dal pregiudizio, dalla reticenza e dalla difficoltà di parlare apertamente di salute mentale.
Chi assiste un proprio caro si trova spesso a imparare strada facendo. Cerca risposte, prova a comprendere comportamenti che non sempre riesce a interpretare, tenta di conciliare le esigenze della persona malata con quelle degli altri componenti della famiglia. E nel farlo può sperimentare una solitudine che non sempre gli altri riescono a vedere.
Per questo, l’appuntamento di Cariati ha voluto creare un’occasione di confronto in cui le famiglie potessero sentirsi accolte, ascoltate e sostenute. Non un luogo in cui nascondere le difficoltà, ma uno spazio protetto nel quale riconoscerle, comprenderle e cominciare ad affrontarle con maggiore consapevolezza.
Il punto di partenza è stato semplice, ma tutt’altro che scontato: riconoscere la sofferenza dei familiari significa riconoscere una parte essenziale della realtà che accompagna ogni percorso di cura.
Il Centro di Salute Mentale di Cariati rappresenta da tempo un riferimento per il territorio dello Ionio Sud. Attraverso questa iniziativa, il servizio ha ribadito la propria disponibilità all’incontro e al dialogo, promuovendo una collaborazione più solida tra operatori, persone assistite e nuclei familiari.
La sfida è anche culturale. Lo stigma che ancora circonda i disturbi mentali può trasformare una condizione di sofferenza in una ragione di esclusione. Il timore del giudizio induce talvolta a tacere, a isolarsi, a rimandare la richiesta di aiuto. Così, alla difficoltà di affrontare la malattia si aggiunge quella di sentirsi soli proprio quando sarebbe più necessario poter contare sugli altri.
Contrastare questo meccanismo significa restituire spazio alle parole, favorire la comprensione e creare relazioni nelle quali chiedere sostegno non venga vissuto come una debolezza.
L’Open Day si è inserito in questa prospettiva: non soltanto un momento dedicato alla sensibilizzazione, ma un’occasione per riaffermare che la salute mentale riguarda la comunità nel suo insieme e richiede risposte che non si esauriscano nell’intervento sanitario.
L’ambizione del CSM è andata oltre l’appuntamento annuale. Tra gli obiettivi indicati dal servizio è emersa la volontà di dare continuità all’attenzione verso le famiglie, avviando un percorso formativo che possa offrire strumenti utili per comprendere e gestire le difficoltà legate all’evoluzione dei disturbi mentali.
Un progetto di questo tipo guarda alla quotidianità: alle domande che emergono in casa, alle situazioni che mettono alla prova gli equilibri, alla necessità di capire come comportarsi e come accompagnare una persona senza smarrire, nel frattempo, le proprie risorse emotive.
Sostenere i familiari non significa trasferire su di loro il peso della cura. Significa, al contrario, riconoscere che anche loro hanno bisogno di orientamento, ascolto e accompagnamento. Una famiglia più consapevole può diventare parte di una rete di sostegno più efficace, purché non venga lasciata sola a svolgere un compito che richiede competenze, collaborazione e presenza dei servizi.
È in questa continuità, più che nella singola giornata, che l’iniziativa potrà misurare il proprio significato.
Anche quest’anno, gli edifici storici di Cariati e Corigliano-Rossano sono stati illuminati di verde grazie alla collaborazione delle rispettive amministrazioni comunali. Il colore, associato alla sensibilizzazione sulla salute mentale, ha portato il messaggio della giornata negli spazi pubblici, rendendolo visibile anche al di fuori dei luoghi dedicati all’assistenza.
Le facciate illuminate hanno rappresentato un segno rivolto alla comunità: un invito a riconoscere una realtà che troppo spesso rimane ai margini del discorso collettivo.
Ma il significato più profondo dell’iniziativa non si è esaurito nella luce che ha attraversato gli edifici. Si trova nella possibilità che, dietro quella luce, qualcuno trovi il coraggio di parlare, una famiglia incontri un interlocutore disponibile, una persona scopra di non dover affrontare tutto in silenzio.
Perché una comunità attenta alla salute mentale non si riconosce soltanto da ciò che illumina per un giorno. Si riconosce da ciò che è disposta ad ascoltare, comprendere e sostenere quando le luci si spengono.

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