In un continente che ha fatto dell’integrazione la sua bandiera, l’Europa continua a parlare con voci spezzate e mani legate. Nelle stanze dove si decide il futuro – dai dazi commerciali ai diritti umani – Bruxelles esita, mentre Washington rilancia e Pechino avanza.
In questa Europa che ha smarrito il coraggio della disobbedienza, Pasquale Tridico, economista e parlamentare europeo del Movimento 5 Stelle, lo dice chiaramente. L’intervista a Pasquale Tridico su HuffPost è una denuncia lucida, aspra e articolata del progressivo smantellamento del potere negoziale europeo, soprattutto nella trattativa con gli Stati Uniti di Donald Trump. La Commissione von der Leyen ha perso l’unica partita in cui l’Ue aveva davvero un asso in mano e quell’asso si chiama web tax. Una proposta da 5% sui ricavi delle Big Tech che avrebbe potuto generare 50 miliardi l’anno e riequilibrare la trattativa con gli Stati Uniti. Invece è rimasta lettera morta, mentre le multinazionali continuano a sfruttare i dati europei senza pagare il giusto.
L’Ue si è fatta mettere all’angolo proprio quando avrebbe potuto usare la sua unica vera leva – quella fiscale – contro i giganti del digitale. “La web tax non è una rappresaglia -dice l’economista calabrese- ma il tentativo minimo di riequilibrare uno scambio profondamente diseguale.”
Perché tassare i dati non è solo una questione economica: è una scelta di civiltà, di sovranità democratica. E mentre Trump “gioca a poker minacciando dazi”, la Commissione si accontenta di perdere meno del previsto. Una strategia da sconfitti.
Il paradosso fiscale europeo è lampante: la politica commerciale è unitaria, quella fiscale no. Così l’Irlanda fa da paradiso fiscale interno, le multinazionali eludono impunite, e i sovranisti difendono un’autonomia che danneggia proprio i lavoratori che dicono di voler rappresentare.
Anche sul fronte monetario, l’Europa è disarmata. Le criptovalute in dollari avanzano, mentre circuiti di pagamento americani controllano le transazioni continentali. Solo l’euro digitale può rappresentare un contrappeso, ma le destre si oppongono. Perché? Per paura di perdere il controllo su un sistema bancario sempre più esposto.
E poi la Cina. Anziché diversificare i rapporti commerciali, l’Ue ha abbandonato la Via della Seta, rinunciando a una partnership strategica. E nel conflitto israelo-palestinese, mostra un doppio standard che ha allontanato milioni di europei dall’idea stessa di Europa.
In definitiva, questa Ue è troppo prudente per contare davvero. Serve un cambio di paradigma: una politica fiscale unitaria, una moneta digitale europea, una web tax coraggiosa, una visione autonoma delle relazioni internazionali.
Forse l’Europa ha bisogno di meno equilibrio e più visione. Di meno difesa e più progetto. Di meno furbizia e più disobbedienza morale. Perché in un mondo di giganti senza scrupoli, solo chi osa restare umano potrà ancora essere libero.
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