PIETRAPAOLA. QUEL SALVAGENTE LANCIATO ALL’INDIFFERENZA

Quando l’opposizione diventa ancora di salvezza: a Pietrapaola, una crisi politica si trasforma in un “accordo tecnico” che mette da parte l’elettore e riscrive i confini della coerenza amministrativa

Antonio Loiacono

Un “flirt politico” di fine stagione, una maggioranza in crisi e un’opposizione che, più che vigilare, si presta al ruolo di stampella. Succede a Pietrapaola, dove la sindaca Manuela Labonia è rimasta in piedi grazie all’appoggio inatteso – e, per alcuni, inspiegabile – dell’opposizione guidata dall’ex primo cittadino Giandomenico Ventura.

A creare il caso politico sono stati quattro consiglieri della stessa maggioranza, che nei giorni scorsi hanno espresso forti malumori nei confronti dell’attuale amministrazione. Malumori che, secondo indiscrezioni, sarebbero sfociati in una vera e propria rottura politica, al punto da minacciare la tenuta della giunta.

La risposta della sindaca Labonia non si è fatta attendere: isolamento politico dei dissidenti e immediato tentativo di ricompattare le fila. Ma è stato il salvagente lanciato dalla “prua” dell’opposizione consiliare a evitare che la nave affondasse.

Nell’intervista rilasciata a CariatiNet, Ventura ha parlato chiaro: l’opposizione garantirà un appoggio tecnico “fino all’autunno” per traghettare la macchina amministrativa oltre la tempesta. Nessuna fusione, solo – si dice – un gesto “responsabile” in nome del bene del paese.

Una spiegazione che però non convince tutti. Dov’è finito l’elettorato? Dove sono finite le ragioni per cui Ventura e il suo gruppo si erano candidati come alternativa all’attuale governo cittadino?

La politica è fatta di scelte, anche dolorose. Ma quando si chiede fiducia a un elettore, lo si deve rendere partecipe anche nei momenti difficili. Non è accettabile trattarlo come un foglio di carta da accartocciare e gettare nel cestino quando si fa scomodo.

Come ha notato più di qualcuno, la trasmissione “Che aria tira” ha sorvolato sull’elettore, di “noantri”, come direbbero a Roma. Quella comunità che aveva affidato un mandato chiaro all’opposizione, e che oggi assiste a un’improvvisa e poco trasparente alleanza. Noi che inconsapevolmente siamo a volte (come nel caso che ci occupa) destinati al “meritricio politico” per colpa di chi ci rappresenta!

Chi ha votato Ventura e il suo gruppo l’ha fatto per una visione alternativa, non per partecipare a un’operazione di sostegno a una maggioranza in crisi. Oggi quegli elettori si ritrovano rappresentati da chi, in nome del “bene comune”, ha deciso di fare esattamente il contrario di ciò che aveva promesso.

Quella di Pietrapaola non è un’eccezione. A livello locale, gli “accordi trasversali” sono pratica diffusa e spesso tollerata: vedi il caso di Palagonia (CT), dove nel 2022 un consigliere di opposizione entrò in giunta dopo essersi opposto per anni al sindaco. O a Cittaducale (RI), dove la minoranza ha votato il bilancio per evitare il commissariamento.

Tuttavia, ciò che rende il caso di Pietrapaola politicamente rilevante è l’esplicita cornice temporale dell’accordo: un appoggio “a tempo“, che non punta alla condivisione programmatica, ma alla sopravvivenza tecnica della giunta. E che – va detto – bypassa completamente il consenso degli elettori.

C’è qualcosa di profondamente stonato nel “patto di galleggiamento” andato in scena a Pietrapaola. Non perché la politica non possa scegliere il compromesso, ma perché qui il compromesso ha preso la forma dell’amnesia collettiva. E a farne le spese, ancora una volta, è l’elettore.

La sindaca Manuela Labonia, stretta tra i malumori di una parte della sua stessa maggioranza, è stata salvata da chi, in teoria, avrebbe dovuto rappresentare l’alternativa. L’opposizione, guidata da Giandomenico Ventura, ha preferito diventare traghettatrice piuttosto che sentinella.

Certo, l’atto è stato giustificato come gesto di responsabilità. Ma la domanda è un’altra: responsabilità verso chi?

A Pietrapaola non è scoppiata una crisi. È implosa la fiducia! La fiducia in una politica che sa distinguere ruoli, che sa costruire alternative, che sa rispettare chi ha votato. Quella fiducia che viene ogni volta ignorata quando opposizione e maggioranza smettono di essere antagonisti e diventano comparse della stessa messinscena.

Il rischio non è solo una frattura momentanea o un episodio isolato di realpolitik. Il rischio è molto più profondo: è la disaffezione verso la partecipazione, è l’idea che in politica “tanto sono tutti uguali”, è la rassegnazione.

Pietrapaola ha perso una buona occasione per dimostrare che la coerenza può ancora valere qualcosa. Tocca ora a chi ha deciso di prestare il salvagente spiegare a chi li ha votati perché quella rotta, seppur provvisoria, valga davvero la pena di essere percorsa!

 

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