La nefasta pratica della capitozzatura. Affidarsi a professionalità certificate.

“AMO MOLTO L’ODORE DELLA MOTOSEGA AL MATTINO”

(parafrasando Apocalypse Now 1979)

 

La voglia di capitozzo e di abbattimento ha spesso coinvolto amministratori e cittadini di molti comuni e città italiane e non si placa finché non si è fatta tabula rasa.

È evidente e necessario un rinnovo delle nostre alberature, soprattutto quelle stradali, ma ciò non vuol dire abbattere indiscriminatamente. Dobbiamo riflettere su ciò che vogliamo che diventi il nostro Paese ponendoci la domanda: ha senso (economico, ecologico, tecnico…) gestire qualcosa che sappiamo non essere adatto e potenzialmente rischioso?

Da poco si è celebrata la Giornata Nazionale degli Alberi, evento principalmente rivolto a sensibilizzare bambini e adulti, ma che spesso si trasforma in mera passerella del politico o pseudo-ambientalista di turno che si fa vedere con una pala in mano a piantare dei “rametti” spesso malformati, con zolle sottodimensionate, ecc. Purtroppo, quasi mai si pensa che piantare un albero non è solo il semplice atto di collocarlo in una buchetta scavata e lasciarlo lì al suo destino, ma prevede una serie di decisioni e interventi che implicano delle competenze: determinare il giusto posto in cui piantarlo, scegliere la specie più adatta, programmare un’irrigazione costante e sufficiente, realizzare un’adeguata manutenzione. Emergendo chiaramente la necessità di un reale progetto di lungo termine, dovrebbero essere tenute in debita considerazione le diverse professionalità che, a vario livello, se ne occupano.

È anche vero che la pianificazione, realizzazione e gestione corretta degli spazi verdi posti all’interno del tessuto urbano e nell’immediato intorno, necessita di investimenti economici notevoli che, allo stato attuale non esistono e anzi, la riduzione dei trasferimenti alle Amministrazioni locali, ha determinato dolorosi tagli per l’impianto di nuove aree e per la gestione di quelle esistenti.

Ma i nuovi ragionamenti, relativi allo sviluppo delle città, fatti dagli amministratori, dai media e, purtroppo, anche da molti cittadini, non evidenziano pienamente l’attuale realtà; non si percepisce appieno il fatto che molti dei nostri comuni stanno entrando in un ciclo di declino, si trovano di fronte all’invecchiamento e alla contrazione della popolazione e dovranno, perciò, impegnarsi al massimo per fornire servizi decenti, finanziariamente sostenibili e una buona qualità della vita dei residenti. E gli alberi possono e devono contribuire in modo sostanziale attraverso il cambiamento del nostro modo di pensare e del nostro stile di vita.

Ritornando alla nefasta pratica della capitozzatura, ossia il taglio indiscriminato del fusto, delle branche primarie o di grossi rami, voglio evidenziare come essa indebolisca gli alberi: rimuovere fino al 100% delle foglie significa ridurre l’energia necessaria ad alimentare tutte le sue parti. Affinché l’albero possa recuperare velocemente il suo volume fogliare attiva un meccanismo di sopravvivenza che consiste nella produzione di rami di lunghezza maggiore ma più esili. Tale meccanismo di sopravvivenza richiede un grande impiego di energia che l’albero preleva dalle sue riserve. Se l’albero non possiede una riserva di energia sufficiente, il rischio che muoia è molto alto. Inoltre un albero capitozzato è più vulnerabile agli insetti e alle malattie e i tagli consentono un facile accesso alle parti interne dell’albero ai funghi agenti di carie del legno (alburno e durame) causandone il degradamento, provocando cavità e rendendo meno robusta la struttura. L’asportazione di una così grande quantità di foglie determina la morte di molte radici minando l’ancoraggio dell’albero e causando una perdita di apporto di sali ed acqua. Un albero capitozzato, quindi, ha un’aspettativa di vita molto inferiore rispetto ad un albero potato correttamente.

L’improvvisa esposizione di branche e fusto ai raggi solari, a causa della rimozione di grosse porzioni di chioma, può provocare la scottatura dei tessuti appena al di sotto della corteccia. Queste scottature possono, a loro volta, provocare cancri, distaccamento della corteccia e perfino la morte della branca.

Come evidenziato precedentemente, i nuovi rami prodotti sono molto lunghi e con attaccature deboli, sono inseriti superficialmente al ramo, hanno un’inserzione debole e possono facilmente spezzarsi.

La capitozzatura distrugge irrimediabilmente la forma naturale di un albero, lasciando, al posto di ramificazioni proporzionate e armoniose, orribili monconi. Senza foglie un albero capitozzato appare sfigurato e mutilato mentre nel periodo vegetativo è una palla di fogliame, densa e senza grazia.

Infine, se l’albero sopravvive, richiederà entro pochissimi anni di essere nuovamente potato. La possibilità che vento e neve provochino la rottura di rami più o meno grossi è maggiore e sarà quindi necessario intervenire per rimuoverli e rimborsare eventuali danni. Se l’albero muore, dovrà essere rimosso. La capitozzatura implica quindi una serie di costi di manutenzione decisamente maggiori rispetto a quelli di una corretta potatura.

Concludendo, vorrei porre agli amministratori di tutti i nostri comuni alcune domande suggerite da Francesco Ferrini, Professore Ordinario di Arboricoltura e Coltivazioni Arboree presso il DISPAA dell’Università di Firenze:

  1. Lei sa che come amministratore di beni che appartengono alla comunità, deve proteggere il verde pubblico e lasciarlo al termine del suo mandato in condizioni migliori di quelle iniziali e che, in base alla legge 10/2013, se il suo Comune ha più di 15.000 abitanti, deve presentare il bilancio arboreo due mesi prima della fine del Suo mandato?
  2. Lei è consapevole che gli alberi e il verde migliorano la vita della città da Lei amministrata, influenzano positivamente la qualità dell’aria, il valore delle proprietà, il clima sociale e il benessere psicologico della gente?
  3. Non crede che la Sua Amministrazione debba affidarsi a professionalità certificate per tutelare un patrimonio indispensabile per la vita delle persone?
  4. Lei conosce la Strategia nazionale del verde urbano prodotta dal Ministero dell’Ambiente? Se si, pensa che la Sua Amministrazione sia in linea con quanto indicato nel documento?

 

Francesco Cufari

Presidente della Federazione degli Ordini dei

Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Calabria

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