LA MONTAGNA CHE RESISTE: LA CALABRIA AFFIDA AI PICCOLI PAESI IL SUO FUTURO

Quindici milioni per ricucire le ferite dell’entroterra, tra fondi alla viabilità, centri storici da rinvigorire e comunità che non vogliono scomparire.

Scala Coeli

Antonio Loiacono

Al mattino, quando la luce accarezza le alture della Sila Greca e i paesi sembrano sospesi tra terra e cielo, c’è un silenzio che parla più delle parole. È il respiro lento delle comunità che resistono, nonostante lo spopolamento, le strade difficili, le piazze che si svuotano. È in questo scenario che, alla Cittadella regionale di Catanzaro, questa mattina si è firmato un patto che per molti è il primo segnale concreto di una rinascita possibile.

La Regione Calabria ha infatti siglato la convenzione con i 155 Comuni ammessi al bando “Sviluppo delle Montagne Calabresi”, finanziato attraverso il Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane (Fosmit). Un’operazione che muove quindici milioni di euro, destinati a riaccendere vita e infrastrutture là dove da anni si combatte la battaglia più dura: quella per restare.

Alla firma erano presenti – di persona o da remoto – il presidente Roberto Occhiuto, l’assessore alle Politiche della montagna Gianluca Gallo, il direttore generale Domenico Maria Pallaria, e decine di sindaci che conoscono la fatica quotidiana dei loro piccoli centri.

Tra i Comuni beneficiari si distinguono quelli dell’area ionica cosentina, che potranno finalmente intervenire su nodi strutturali spesso rimasti irrisolti per mancanza di risorse. Scala Coeli, Campana, Bocchigliero e Cropalati riceveranno ciascuno 100.000 euro per la riqualificazione urbana dei centri storici: arredi nuovi, spazi rinnovati, cartellonistica moderna e un’estetica che torni a parlare alle comunità e ai visitatori.

Sul fronte della viabilità, altri interventi cruciali:

Paludi potrà investire 99.000 euro per la manutenzione straordinaria delle sue strade comunali;

Terravecchia e Caloveto saranno sostenute con 100.000 euro ciascuna;

Mandatoriccio riceverà 97.000 euro;

Pietrapaola potrà contare su 99.500 euro.

Un mosaico di interventi che punta a rendere più accessibili territori dove ogni chilometro di strada non è solo asfalto, ma un collegamento vitale tra comunità disperse e servizi essenziali.

Non tutti i Comuni, però, sono rientrati nel finanziamento. Calopezzati e Longobucco sono stati esclusi perché non in regola con i versamenti relativi al servizio idrico. Una condizione che, in un bando costruito su criteri rigorosi, è bastata a lasciare fuori due realtà che, come le altre, avrebbero avuto bisogno di risorse e attenzioni.

«Questa misura va ripetuta», ha dichiarato Occhiuto, sottolineando come la rapidità con cui è stata portata avanti rappresenti un valore in sé. Per il presidente, molte richieste raccontano la fragilità dei servizi essenziali nelle aree interne: la viabilità insufficiente, il bisogno di opere pubbliche minime, l’urgenza di basi di elisoccorso anche notturne. «Su questi aspetti – ha aggiunto – serviranno misure dedicate nei prossimi mesi».

Gallo ha ribadito la visione strategica: «Abbiamo pensato ai piccoli Comuni, spesso isolati e colpiti dal declino demografico. Con le due annualità del fondo, 2023 e 2024, abbiamo sostenuto 155 amministrazioni. Le aree interne non sono un problema: sono una risorsa per un turismo lento, sostenibile, culturale».

I progetti dovranno essere completati entro il 2026: una scadenza che suona come un impegno, ma anche come una promessa.

Interventi puntuali, sì. Ma la sfida è più ampia: restituire un senso di futuro a territori che troppo a lungo hanno vissuto di rinunce. Una strada riparata può cambiare la vita di un agricoltore. Una piazza rinnovata può riportare bambini e famiglie. Una base per l’elisoccorso può salvare vite in una notte d’inverno. In montagna, ogni gesto pesa di più.

Scala Coeli, Campana, Bocchigliero, Cropalati, Paludi, Terravecchia, Caloveto, Mandatoriccio, Pietrapaola: sono nomi che spesso non compaiono nei titoli nazionali, ma che oggi tornano al centro di una mappa che non vuole più essere marginale.

Forse la montagna non chiede miracoli, ma attenzioni. Chiede che le sue strade non cedano, che i suoi borghi non restino soli, che i suoi abitanti possano scegliere di restare senza sentirsi coraggiosi o incoscienti. I fondi stanziati non sono la soluzione definitiva, ma un primo passo per trasformare la fragilità in possibilità.

In fondo, la rinascita comincia sempre così: con una firma, un progetto, una strada che torna praticabile. E con la consapevolezza che i luoghi più lontani dagli occhi sono spesso quelli più vicini all’anima.

 

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