■Antonio Loiacono
Cariati si è svegliata dopo il voto regionale con una certezza matematica e un dubbio filosofico: può la democrazia essere così precisa da diventare arte?
1727 voti a testa, stessa percentuale — 49,86% — per il confermato presidente Roberto Occhiuto e per lo sfidante del “campo largo” Pasquale Tridico.
Un risultato da manuale, o forse da favola statistica, condito da dieci voti e un 0,28% destinati a Francesco Toscano, candidato di Democrazia Sovrana Popolare, che con la sua piccola ma decisiva fetta elettorale ha aggiunto il tocco di imprevedibilità tipico della politica di provincia.
Ma la vera curiosità locale è che tra i protagonisti di questa sfida ci sono stati tre cittadini cariatesi a contendersi la carica di consigliere regionale:
-Cataldo Minò, (CDX, 1083 preferenze) primo cittadino, da sempre figura attiva e voce critica nel dibattito politico territoriale;
-Filomena Greco, (CSX, 607 preferenze) ex sindaca e volto noto della vita amministrativa locale;
-Concetta Cuparo, (CSX, 435 preferenze) impegnata sul fronte civico e sociale.
Ce la fa solo la Greco!
Tre nomi, tre storie diverse, un comune denominatore: Cariati che partecipa, che conta, che pesa — non solo per i numeri, ma per il ruolo simbolico che ormai ricopre nella geografia politica calabrese.
C’è chi l’ha definito un pareggio “democristiano”, nel senso più classico del termine: nessuno perde, tutti possono rivendicare qualcosa.
Un risultato che avrebbe fatto inorgoglire persino i grandi strateghi della Prima Repubblica, ma che oggi, in un’epoca di contrapposizioni feroci, suona quasi come una lezione di equilibrio e maturità.
Le 10 sezioni elettorali del paese hanno restituito un’immagine speculare: due metà perfettamente uguali, come un cuore politico che batte su due lati diversi ma con lo stesso ritmo.
E mentre in tanti si interrogano su come sia stato possibile, a Cariati qualcuno scherza:
“Abbiamo diviso pure la pizza in parti uguali, figurati i voti!”
Ironia a parte, il dato racconta una comunità politicamente consapevole, che partecipa, si appassiona, ma sa anche accettare il risultato con eleganza.
E così, in un’atmosfera da terzo tempo rugbistico, dove dopo lo scontro ci si ritrova insieme, il paese si prepara alla prossima sfida: le elezioni comunali (anche se in un orizzonte ancora molto lontano!)
Già qualcuno, nei bar vicini a Piazza Rocco Trento, immagina il bis:
“E se al Palazzo Venneri-Natale finisse di nuovo 1727 a 1727?”
Improbabile? Forse. Ma non impossibile, in una cittadina dove il voto è diventato quasi un gesto coreografico di simmetria democratica.
Lì, dove i rapporti personali, le famiglie, le amicizie e i piccoli rancori contano quanto i programmi, ogni preferenza può spostare l’equilibrio.
Quando arriverà il momento di rinnovare la giunta comunale, il Palazzo Venneri-Natale diventerà il centro simbolico di questa nuova contesa.
E allora sì che si vedrà se il pareggio di oggi è stato un episodio o il preludio di un equilibrio destinato a durare.
Le fazioni si stanno già studiando a distanza: chi sussurra alleanze, chi prepara ritorni, chi immagina liste civiche trasversali.
Dietro i numeri e le percentuali, resta un messaggio forte: Cariati è viva.
Non c’è apatia, non c’è disinteresse. Ogni voto, ogni discussione, ogni battuta testimonia una comunità che partecipa e si riconosce nel confronto democratico.
E forse, in tempi in cui la politica nazionale sembra lontana e impersonale, questo piccolo grande pareggio locale ci insegna qualcosa:
che la vera democrazia non è quella che vince, ma quella che tiene insieme, anche quando i numeri dicono “parità perfetta”.
Views: 313

Lascia una risposta
Devi essere connesso per inviare un commento.