La discarica che serve a tutti, tranne al territorio. Se lo stato intervenisse, dovrebbe demolirla.

Non è nel nostro costume rispondere agli attori privati coinvolti nelle vicende che riguardano l’intero territorio, per delle ragioni precise. In primo luogo non crediamo dignitoso che un gruppo di cittadini impegnati nella sensibilizzazione e nella mobilitazione da anni senza alcuna retribuzione, anzi rimettendoci di tasca propria per il solo amore del territorio, si rapportino con aziende che non fanno altro che perseguire la propria ragione sociale, il profitto, e che, grazie ad un ciclo dei rifiuti indecente, hanno già incassato centinaia di migliaia di euro pagati, direttamente ed indirettamente, dalle comunità: ci riteniamo, onestamente, di un livello profondamente diverso. Conseguentemente crediamo che i nostri interlocutori siano esclusivamente coloro che permettono un tale scempio, ovvero le istituzioni pubbliche alle quali solitamente ci rivolgiamo. Tuttavia, ignorando i soliti insulti gratuiti che come sempre ignoriamo, dobbiamo ammettere che, proprio per queste ragioni, per il richiamo allo Stato ed alle istituzioni, l’ultimo comunicato dell’azienda ci offre numerosi spunti di riflessione. Probabilmente lo Stato a cui si fa riferimento, a cui ci si appella, è quello che ha concesso il nulla osta idrogeologico su dodici particelle su cui è piazzata la discarica, in sanatoria, quando gli impianti erano già stati realizzati, cancellando con un tratto di penna i rischi idrogeologici in un’area ad altissimo rischio. Probabilmente lo Stato a cui si fa riferimento, a cui ci si appella, è quello che permette che un impianto ad altissimo rischio ambientale come una discarica di rifiuti speciali, venga realizzato senza il rispetto della planimetria di progetto, con un diverso bacino idrografico, senza la verifica della volumetria autorizzata nel progetto senza muovere un dito, anzi, agendo per condonare, di fatto, tutto. Probabilmente lo Stato a cui si fa riferimento, a cui ci si appella, è quello che ha autorizzato la costruzione di una discarica di rifiuti speciali in una zona di coltivazioni DOP e di coltivazioni biologiche (queste ultime completamente e consapevolmente ignorate) per cui paradossalmente, le stesse istituzioni, rilasciano attestati e finanziamenti. Probabilmente lo Stato a cui si fa riferimento, a cui ci si appella, è quello che non prende alcun provvedimento nel momento in cui l’azienda ingloba nel recinto della discarica, arbitrariamente, una strada comunale, senza alcuna autorizzazione. Probabilmente lo Stato a cui si fa riferimento, a cui ci si appella, è quello che permette il passaggio di mezzi pesanti su una strada provinciale con ordinanza di divieto di transito totale per questioni di pubblica sicurezza e che, interpellato con l’ordinanza in mano, risponde di non essere competente. Probabilmente lo Stato a cui si fa riferimento, a cui ci si appella, è quello che permette il passaggio di mezzi pesanti su una strada interpoderale utilizzata ancestralmente per l’attività agricola, dissestata, su cui sono stati effettuati lavori senza l’autorizzazione del sindaco e su cui pende un rinvio a giudizio. Probabilmente lo Stato a cui si fa riferimento, a cui ci si appella, è quello che fa finta di non sapere che gli impianti di trattamento di tutta la Calabria, profumatamente pagati con soldi pubblici, non funzionino per dieci anni, mandando il 95% dei rifiuti in discariche private, facendo le fortune degli speculatori. Potremmo andare avanti a lungo, ma ci sono le sedi opportune per questo. Possiamo affermare però, senza timore di essere smentiti, che se lo stato intervenisse correttamente sulla vicenda, non potrebbe fare altro che demolire la discarica e obbligare l’azienda al ripristino dei luoghi. Evidenziamo poi che, nel comunicato che abbiamo letto, viene riportato un concetto di sicurezza francamente imbarazzante: si cerca di attestare la sicurezza di una strada perché i mezzi sono passati indenni. Facciamo notare che per accertare che una strada sia sicura, non basta che gli autisti siano sopravvissuti al passaggio, tutt’altro. È come dire che il tratto di autostrada Cosenza – Altilia fosse stato sicuro visto che vi sono transitati migliaia di mezzi, prima che una frana uccidesse tre persone. Certo, considerata tutta la vicenda, non ci stupisce che il termine “sicurezza” risenta di interpretazioni tanto strampalate. Sottolineiamo infine il clima sociale che si sta tentando di creare intorno a questa vicenda, tentando maldestramente di far credere ai cittadini che la prossima emergenza rifiuti sia causata dalla mancata apertura di una discarica e criminalizzando le istituzioni e la società civile che vi si oppone. La verità è esattamente contraria: la prossima emergenza rifiuti è causata dal sistema di potere che non permette da quindici anni che i territori facciano la raccolta differenziata spinta e che si organizzino con filiere di riciclo e riutilizzo, facendo risparmiare soldi ai cittadini, creando decine di posti di lavoro in più, lasciando i territori alle proprie vocazioni. Non possiamo non fare riferimento agli ultimi dati sulla raccolta differenziata in Calabria e sul nostro territorio, dati terrificanti che registrano addirittura una diminuzione della raccolta differenziata, dati che si attestano intorno al 12% quando per legge è obbligatorio almeno il 65%. Una qualsiasi discarica, ora, ovunque sia collocata, non è altro che ossigeno per un ciclo di rifiuti truffaldino, medioevale, criminale costruito sugli interessi di una schiatta di speculatori economici e politici. La soluzione del problema è cristallina: stop alle misure di emergenza, stop alle deroghe, avvio immediato della raccolta differenziata e della filiera del riciclo e del riutilizzo. Quando in questo territorio sarà in atto la raccolta differenziata, una piccola discarica potrebbe anche avere utilità, durerebbe decenni e dovrebbe essere realizzata a norma e nei luoghi idonei, tutto il contrario di quello che sta accadendo.

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