■Antonio Loiacono
Non è stata una semplice esposizione d’arte e nemmeno una tradizionale presentazione di libri. A Cropalati la cultura è diventata il filo conduttore di una riflessione sul destino delle aree interne calabresi. Tra gli azzurri di Enotrio Pugliese e le pagine dedicate alla Magna Grecia e ad Annibale è emersa una domanda che riguarda l’intera regione: può la bellezza contribuire a fermare lo spopolamento?
Le barche adagiate sul mare, i cieli attraversati dalla luce e quei colori che hanno reso inconfondibile la pittura di Enotrio Pugliese sono stati i primi a catturare lo sguardo delle tante persone che, ieri sera, hanno raggiunto Cropalati per uno degli appuntamenti del cartellone “R-estate a Cropalati”, organizzati dalla Pro Loco Cropalati.
Ma dietro quelle tele non c’era soltanto una mostra.
C’era una visione. Dimostrare che anche un piccolo centro dell’entroterra può trasformarsi in un luogo di produzione culturale, capace di attrarre pubblico, alimentare il confronto e rimettere al centro la propria identità.
È questo il significato della scelta compiuta dall’avvocato romano Luigi Salvati, originario di Cariati, che ha deciso di mettere gratuitamente a disposizione della comunità parte della propria collezione privata dedicata a Enotrio Pugliese, il pittore definito il “cantore della Calabria”. La mostra ha affiancato la presentazione dei volumi di Gabriele Palermo (cropalatese doc!), Eravamo Magna Grecia e Annibale, il condottiero che osò sfidare Roma, dando vita a una serata in cui arte, storia e memoria hanno dialogato senza soluzione di continuità.
Una Calabria che conserva una straordinaria bellezza naturale ma che non nasconde le proprie fragilità.
È proprio questo, secondo Salvati, il tratto distintivo dell’opera di Enotrio Pugliese.
«Lo considero il vero cantore della Calabria. Amava profondamente questa terra e la raccontava attraverso la sua pittura con uno stile assolutamente personale. Nei suoi quadri riusciva a cogliere insieme la poesia dei paesaggi e le ferite della nostra regione.»
Per il collezionista, il problema non riguarda il valore degli artisti calabresi, ma la loro scarsa valorizzazione proprio nella terra che li ha generati.
«La Calabria ha espresso pittori straordinari, spesso più conosciuti fuori regione che nei nostri paesi. È una ricchezza culturale che merita di essere riscoperta.»
L’intervento di Salvati ha progressivamente allargato lo sguardo oltre la pittura.
Il tema è diventato quello delle aree interne.
«Si parla continuamente di spopolamento e di rilancio dei piccoli centri. Ma credo che si possa fare molto di più. Bisogna rivalutare questi paesi, creare occasioni, riportare persone, idee e cultura.»
È una riflessione che va oltre il caso di Cropalati.
I centri costieri possono contare su un turismo stagionale che, almeno durante l’estate, produce movimento economico e sociale. I paesi dell’entroterra vivono invece una condizione diversa. Senza una programmazione culturale stabile rischiano di scomparire lentamente dal dibattito pubblico prima ancora che dalle statistiche demografiche.
In questo contesto, una mostra d’arte non rappresenta soltanto un evento: diventa uno strumento di rigenerazione sociale.
C’è un aspetto che merita attenzione.
La collezione privata di Luigi Salvati non è arrivata a Cropalati attraverso un circuito commerciale né grazie a finanziamenti pubblici, è stata messa gratuitamente a disposizione della comunità.
Una scelta che riflette il percorso culturale intrapreso dall’avvocato negli ultimi anni.
Collezionista di libri prima ancora che di opere d’arte, Salvati racconta di essersi avvicinato alla pittura solo nell’ultimo decennio, maturando una particolare attenzione verso gli artisti calabresi.
Lo stesso spirito anima anche l’associazione culturale Calabresi Capitolini, fondata a Roma circa un anno e mezzo fa. L’obiettivo è promuovere il patrimonio culturale della Calabria attraverso incontri dedicati a scrittori, poeti e artisti, organizzati senza ricorrere a finanziamenti pubblici ma grazie esclusivamente alla collaborazione di studiosi, istituzioni e volontari.
Tra le iniziative già realizzate figurano eventi dedicati a Corrado Alvaro e al poeta palestinese Mahmoud Darwish, ospitati anche in sedi istituzionali della Capitale.
La presenza dello storico Gabriele Palermo ha ulteriormente ampliato il significato della serata.
I suoi volumi, dedicati alla Magna Grecia e alla figura di Annibale, hanno riportato l’attenzione sulle radici storiche della Calabria.
Accostare queste opere alle tele di Enotrio Pugliese non è stato un semplice espediente organizzativo, è stata una scelta narrativa.
Da una parte la storia raccontata attraverso la ricerca; dall’altra la stessa terra interpretata dal linguaggio della pittura.
Due modi diversi di costruire memoria.
Prima di concludere, Salvati ha lanciato anche una proposta: vorrebbe portare questa mostra in altri comuni calabresi.
Le richieste, racconta, sono già numerose, il limite, però, non è l’interesse del pubblico: è l’organizzazione.
Allestire una mostra richiede tempo, competenze e una rete di persone disponibili a collaborare.
Ed è forse proprio qui che si misura il futuro delle aree interne.
Le risorse economiche sono indispensabili, ma, da sole, non bastano.
Perché un paese ricomincia a vivere quando qualcuno decide di investirvi idee, relazioni e cultura.
Le tele di Enotrio Pugliese torneranno nella collezione privata di Luigi Salvati; la domanda che lasciano a Cropalati, invece, resta aperta: se un’opera d’arte riesce ancora a riempire una piazza e a far discutere del futuro di un territorio, forse la cultura non è un lusso da finanziare quando avanza qualcosa.
Forse è il primo investimento da cui ripartire!
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