■Antonio Loiacono
Non è stata soltanto una cerimonia. È stato il momento in cui 235 giovani hanno scelto di trasformare un sogno in una responsabilità, pronunciando davanti alla Bandiera della Repubblica una promessa destinata ad accompagnarli per tutta la vita.
È accaduto ieri mattina alla Scuola Allievi Agenti della Polizia di Stato “Andrea Campagna” di Vibo Valentia, dove si è svolta la solenne cerimonia di giuramento del 233° Corso Allievi Agenti, al termine di dieci mesi di intensa formazione. Alla presenza del direttore della Scuola Pasquale Ciocca, del sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, del prefetto Anna Aurora Colosimo, del vicepresidente della Regione Calabria Filippo Mancuso e delle massime autorità civili e militari del territorio, i nuovi agenti hanno pronunciato il loro “Lo giuro”, entrando ufficialmente a far parte della Polizia di Stato. In collegamento con la Scuola Allievi Agenti di Campobasso sono intervenuti anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il capo della Polizia, direttore generale della Pubblica Sicurezza, Vittorio Pisani, a sottolineare il valore nazionale di una giornata che ha unito tutte le scuole di formazione del Paese.
Tra quei 235 giovani c’era anche Cataldo Russo, originario di Cariati, che da oggi prenderà servizio presso la Questura di Crotone. Una notizia che racconta il traguardo di un ragazzo del territorio, ma che allo stesso tempo restituisce il significato più autentico di una scelta che va oltre l’ambizione personale: servire lo Stato, difendere i principi della Costituzione e diventare uno dei volti della Repubblica nella vita quotidiana dei cittadini.
Ogni giuramento pronunciato da un appartenente alle Forze dell’Ordine rappresenta un patto con l’intera comunità. Non è una semplice formalità prevista dal protocollo. È l’assunzione di un dovere che accompagnerà ogni giornata di servizio: difendere i principi della Costituzione, far rispettare la legge, garantire sicurezza e tutela ai cittadini, operando con equilibrio, professionalità e senso dello Stato.
In un tempo in cui il rapporto tra cittadini e istituzioni è spesso attraversato da diffidenza e tensioni, vedere un giovane scegliere consapevolmente questa strada assume un significato che va oltre la vicenda personale. La divisa non è un simbolo di potere. È il segno visibile di una responsabilità. Dietro ogni agente ci sono studio, preparazione, sacrificio, aggiornamento continuo e la disponibilità a operare in situazioni spesso complesse, mettendo al primo posto l’interesse collettivo.
Per una comunità come Cariati, questa storia assume anche un valore identitario. I piccoli centri vengono raccontati troppo spesso attraverso le difficoltà, lo spopolamento o le occasioni perdute. Esistono però anche le storie di giovani che, grazie all’impegno e al merito, raggiungono traguardi importanti e diventano parte delle istituzioni della Repubblica.
Non è soltanto un motivo di orgoglio per una famiglia. È un segnale positivo per un intero territorio, soprattutto in una regione come la Calabria, dove molti ragazzi sono costretti a partire per costruire il proprio futuro. C’è chi parte per cercare un’opportunità e chi sceglie di servire lo Stato. Due percorsi diversi, ma accomunati dalla volontà di costruire qualcosa attraverso il lavoro e la responsabilità.
La sicurezza, del resto, non si misura soltanto nelle operazioni contro la criminalità. Si costruisce ogni giorno attraverso la presenza sul territorio, il dialogo con i cittadini, la prevenzione, la tutela delle persone più fragili, l’ascolto delle vittime e la capacità di intervenire quando la comunità ne ha bisogno. È in questa quotidianità che la Polizia di Stato rappresenta uno dei volti più concreti della Repubblica.
Da oggi Cataldo Russo inizierà il suo servizio alla Questura di Crotone. Sarà il lavoro di ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, a dare sostanza a quel giuramento pronunciato davanti alla bandiera italiana.
Perché il valore di quel “Lo giuro” non si esaurisce nella solennità di una cerimonia. Continua ogni mattina, quando una divisa viene indossata con la consapevolezza che servire lo Stato significa, prima di tutto, servire i cittadini.
Ed è proprio in questa scelta silenziosa, fatta di disciplina, sacrificio e senso del dovere, che una comunità può riconoscere uno dei suoi esempi più autentici.
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