Il senso di Grillo per gli incassi

Il sito QUOTIDIANODIPUGLIA.IT informa che sta per partire, da Bari, lo spettacolo “Insomnia (ora dormo!)” di Beppe Grillo, con una novità veramente originale che evidenzia l’acume e il senso degli affari del più politico dei comici italiani, al quale va riconosciuto di non essere, viceversa, il più comico dei politici italiani in quanto alla sua scuola sono cresciuti degli esponenti della politica che come fonti di ilarità lo battono alla grande.

Ai miei critici, che sicuramente hanno già sulle labbra il nome di molti politici di altri partiti, preferibilmente del PD, rispondo che hanno assolutamente ragione: negli altri partiti ci sono molti politici di discutibile serietà, moralità, credibilità e chi più ne ha più ne metta: ma divertenti come alcuni degli esponenti del Movimento 5 Stelle no: un discorso della senatrice Taverna o del ministro Toninelli, tanto per fare due nomi, vale da solo tutte le puntate del Bagaglino.

Dunque, secondo il citato sito, il comico e garante del Movimento ha pensato di far stampare, al modico prezzo di dieci euro, un “pass invettiva” che, in un apposito momento dello spettacolo, consentirà, a chi lo acquista aggiungendolo al prezzo del biglietto di ingresso, di lanciargli tutte le critiche e le invettive che vuole a proposito del Movimento, della sua politica e di lui medesimo, il Grillo sparlante: che così, beninteso previo pagamento di un extra, potrà diventare Grillo sparlato.

La Storia ci narra nobili precedenti di siffatte iniziative.

Quella recente, ad esempio, mostra che sui cataloghi della Mondadori, notoriamente di proprietà della famiglia Berlusconi, campeggiano opere di Corrado Augias, come “I segreti di Roma”, che di Silvio Berlusconi dicono peste e corna. Poco male, si sarà detto il Silvio imprenditore, se Augias critica il Silvio politico: Augias vende bene, dunque ben venga.

Quella più antica racconta invece che l’imperatore Vespasiano, in crisi di liquidità, impose una tassa sull’uso degli orinatoi pubblici di Roma, così legando per sempre il proprio nome a quello di tali ben poco nobili ornamenti urbani.

Grillo, evidentemente, non è più così sicuro di ricevere, come una volta, osanna e applausi dal pubblico che lo segue: già ci sono state manifestazioni di malcontento alla fine delle sue più recenti performance, e vistosi vuoti tra le poltrone un tempo gremite di folla.

Ed ecco dunque il colpo di genio che, mi perdoneranno i miei lettori genovesi (so di averne qualcuno) conferma l’attenzione dei figli della Lanterna per il conto economico: trasformare in fonte di reddito anche le male parole, così magari inducendo ad andare in teatro un più folto pubblico, poco importa se di contestatori, purché disposti a pagare prezzo e sovrapprezzo.

Certo, Vespasiano non era genovese. Ma immagino che Grillo, a chi gli facesse notare la stranezza della sua iniziativa, risponderebbe – mettendo così in evidenza quali sono le sue più pressanti priorità – con le stesse parole che l’imperatore rivolse al figlio Tito, quando gli mise delle monete sotto il naso e lo invitò ad annusarle: ben vengano gli insulti, le invettive e le critiche, anche le più velenose, se portano pecunia, ricca pecunia, tanta pecunia.

Pecunia non olet.

Giuseppe Riccardo Festa

Print Friendly, PDF & Email

Puoi essere il primo a lasciare un commento

Lascia una risposta