Quello che sta succedendo nel mondo mi ha fatto tornare in mente un personaggio che conobbi tanti anni fa, quando giravo il mondo per lavoro: accadde a Singapore. Si trattava di un anziano saggio cinese che parlava un po’ di italiano. In quegli anni le isole Filippine erano ancora governate da Ferdinand Marcos, che da eroe della liberazione dagli invasori giapponesi, durante la Guerra del Pacifico, si era trasformato in un autocratico tiranno. Marcos regnava sulle Filippine in tandem con la moglie, Imelda, la quale, più che per le sue competenze e capacità politiche, era famosa per le sue stravaganze, la sua inestinguibile sete di potere, la sua indifferenza nei confronti della miseria della popolazione, il suo smodato amore per il lusso e per la sua sprezzante ironia nei confronti della povertà. “Good girls get what they want on their birthday” diceva un motto a lei molto caro “but bad girls get it every day” (“Le brave ragazze ottengono quello che vogliono il giorno del loro compleanno, ma le cattive ragazze lo ottengono ogni giorno”).
Chiacchierando col vecchio saggio cinese mi capitò di commentare che Imelda Marcos aveva una gran faccia di bronzo, che si occupava in modo sfacciato solo degli interessi suoi e del suo entourage, e che era sfacciatamente priva di senso del pudore e di dignità. Colto da una sorta di reminiscenza lombrosiana, dissi al al vecchio saggio cinese che bastava guardarne la faccia per rendersi conto di quanto la sua personalità fosse meschina e quanto lontana essa fosse dal concetto di bene comune, di rispetto per gli avversari e di democrazia.
“Tu avele lagione” mi rispose il vecchio saggio cinese con la sua peculiare pronuncia dell’italiano. “Ma un giolno tu capilai che nel mondo della politica, non solo nelle Filippine ma ovunque nel mondo, anche tla gli uomini, ci sono tante pelsone che hanno la faccia d’Imelda”.
Lì per lì trovai bizzarra l’affermazione del vecchio saggio cinese: Imelda Marcos aveva una faccia dai tipici tratti orientali, non particolarmente affascinante in gioventù, gonfia e grassoccia ora che era avanti negli anni, e comunque femminile. Com’era possibile che, anche tra gli uomini, ci fossero altri politici che avevano la faccia d’Imelda?
Poi, col passare degli anni, mi resi conto del fatto che la faccia d’Imelda alla quale il vecchio saggio cinese faceva riferimento non era di carattere fisiognomico. Ho riflettuto sugli eventi, sugli sviluppi che le società hanno subito e sui personaggi che, ovunque nel mondo, quegli eventi hanno determinato: all’epoca Saddam Houssein e Pinochet, i colonnelli argentini e Margaret Thatcher, poi Osama Bin Laden, George W.Bush e i suoi ministri, Eltsin in Russia e il suo successore Putin, la dinastia Kim in Corea del Nord, i talebani, l’Isis, Hamas…
Anche in casa nostra, mi dissi ripensando alle facce d’Imelda, non mancavano le somiglianze, se si pensava alla loggia P2, agli imprenditori che diventavano politici per difendere i propri interessi, alle leggi ad personam, alle nipoti di Mubarak, ai padani sprezzanti dei “terroni” che si trasformavano in ardenti patrioti italiani, ai meridionali che poi si accodavano a quei padani, ai presunti esponenti della Sinistra che facevano leggi di destra (tipo il cosiddetto “Jobs Act”), ai fustigatori dei politici egoisti e corrotti (da mandare tutti, dicevano, “affa…”) che poi si scopriva essere altrettanto corrotti ed egoisti, alla sfacciataggine dei bugiardi che in campagna elettorale promettevano di tutto e di più e che poi, assurti al potere, realizzavano il nulla e anche meno.
Poi, tornando ad alzare lo sguardo sul mondo, è arrivata l’apoteosi delle facce d’Imelda con Orban in Ungheria, Netanyahu in Israele, Erdogan in Turchia e, dulcis in fundo, la staffetta Trump – Biden – Trump negli USA, alla quale i nostri politici al governo sono riusciti ad assistere plaudendo l’uno, l’altro e poi di nuovo l’uno, senza stare lì a badare a sottigliezze come l’intenzione di Trump di bloccare il commercio mondiale e di prendersi la Groenlandia, il Canale di Panama, la Striscia di Gaza, le università americane, la Corte Suprema e perfino la Cattedra di san Pietro.
Son così giunto alla conclusione che, a dispetto di quel che afferma il ministro Valditara (toh, c’è anche in lui una certa somiglianza), la storia e la cultura non sono appannaggio esclusivo della vecchia Europa. La prova più lampante me l’aveva data il vecchio saggio cinese. E’ proprio vero, infatti, che nel mondo della politica e del potere, a prescindere dal sesso, dall’età e dalla somiglianza fisica, sono tante, ma proprio tante, anzi, tantissime, le facce d’Imelda.
Giuseppe Riccardo Festa
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