Il Parricidio: Analisi psico-criminologica  

In ambito criminologico quando si parla di parricidio, inteso come l’uccisione del padre da parte del figlio, riaffiora nella mente dei cultori di tale materia, il pensiero di colui che si può definire come il padre della psicoanalisi: Sigmund Freud. E partendo proprio dalla teoria psicoanalitica, troviamo il delitto del Parricidio immerso in ciò che Carl Gustav Jung definì, a posteriori, come Complesso di Edipo.

Freud, formulò la prima elaborazione del complesso edipico – ispirandosi al mito greco di Edipo –  nella sua celebre opera “l’interpretazione dei sogni”  pubblicata nel 1899, dove spiega le ragioni per cui i bambini sognano la morte dei propri genitori. E sempre secondo l’autorevole autore tali sogni rappresentano, nella realtà, il desiderio inconscio che hanno i bambini della morte dei loro genitori ( non a caso Freud affermò che il sogno è quasi sempre l’appagamento di un desiderio ).[1]

Il desiderio inconscio, di volere la morte del padre,  trova la sua spiegazione proprio nel complesso edipico (o complesso di Elettra quando parliamo di figlia femmina, secondo Jung,  che  a sua volta desidera la morte della madre), in cui il figlio è alimentato da sentimenti di odio e di gelosia nei confronti del proprio padre, al fine di poter possedere completamente la madre.[2]

La fase evolutiva in cui si presenta il complesso edipico è, in genere, compresa tra due e sette anni, ed è fondamentale il superamento di tale fase, al fine di preservare la salute psichica dell’individuo. Difatti, secondo la teoria freudiana, è in questa fase che si va a creare il super io dell’individuo,  ovvero l’agente intrapsichico che regola il comportamento del soggetto e ne governa quella che è la coscienza morale. Rebus sic stantibus, la costruzione di un super io viziato, potrà portare l’individuo non solo verso i disturbi mentali, ma anche verso la criminalità, in quanto altera la condotta del soggetto e ne pregiudica l’ autocontrollo.

Dalla concezione edipica Freud iniziò ad analizzare,  in chiave antropologica, la vita della collettività e quindi, non si soffermò sul singolo individuo,  ma spostò l’attenzione sui popoli di un determinato contesto sociale, e di una data epoca. E nel 1913 pubblicò “Totem e Tabù”, in cui prese in esame l’uccisione del padre (inteso come Totem). In tale guisa il celebre psichiatra presenta il parricidio come fatto realmente accaduto nel passato, ma subito celato  nell’inconscio collettivo.  Allo stesso tempo, né da una visione di fatto immaginario, quasi leggendario, che, però, riprende qualcosa di fondamentale della realtà.[3]

La dimensione familiare preistorica, in cui si consuma il parricidio, Freud la presenta in uno scenario dove il Totem rappresenta il capo tribù, che è detentore della forza, e che di conseguenza detta legge su tutti i componenti della famiglia, e solo a lui è permesso l’accesso esclusivo alle femmine che lo circondano. In tale scenario il figlio maschio si sente sottomesso dalla figura del proprio padre e lo canonizza come suo rivale, fino ad arrivare sul punto di ucciderlo, per occupare il suo posto.

Ebbene, quanto affermato in narrativa diviene indispensabile al fine di analizzare il fenomeno del parricidio nella nostra epoca. Per quanto possa rappresentare una tipologia di omicidio quasi desueto, proprio negli scorsi giorni è stato consumato un caso di parricidio nella città di Rossano(Cs), dove il figlio ventiseienne ha esploso 3 colpi di fucile ai danni del proprio padre.

I fattori, da cui dobbiamo partire per apprendere le motivazioni che portano ad uccidere il proprio padre (ovviamente senza tenere in considerazione un caso rispetto ad un altro), sono: La personalità dell’autore del parricidio e il contesto familiare.

In genere gli individui che commettono un parricidio sono di sesso maschile, giovani (20-29 anni), o giovanissimi (14-19), ed hanno una scarsa vita affettiva e relazionale, caratterizzati da disturbi della personalità quali borderline, antisociale e schizoide-paranoide. Essi vivono un’ambivalenza di sentimenti nei confronti del proprio padre  poiché, da una parte c’è l’ammirazione, e quindi l’imitazione del proprio padre al fine di diventare come lui; dall’altra, vi è un profondo sentimento di odio nei suoi confronti in quanto il genitore maschile è detentore della forza, grazia alla quale comanda tutta la famiglia.[4]

Partendo da quest’assunto base, il parricida nel commettere l’azione criminale vuole affermare la propria forza (che la vede indebolita dalla presenza del padre), ed elimina “l’ostacolo” che gli impedisce di realizzare il proprio predominio su chi lo circonda. Allo stesso tempo, il parricida è alimentato da sentimenti di protezione nei confronti degli altri membri familiari, poiché il genitore maschile, nel suo status di capofamiglia, s’impone con la forza e la esercita con atti di violenza verso tutti.Imposta immagine in evidenza

 A chiosa di quanto espresso, occorre  definire la modalità di esecuzione del parricidio, che a seconda delle circostanze, può essere in due modi: liberatorio, che implica una premeditazione di un disegno criminoso nella mente del parricida, e quindi il soggetto agente è  tormento dall’idea di uccidere il proprio padre da tempo; di impulso, e cioè vi è una minore attività dell’io cosciente, che da spazio a quel super io deviato da tempo, e in questo caso non vi è alcuna preparazione a priori.[5]

 L’ambiente familiare, come sappiamo, rappresenta, talvolta,  la culla di tutti i problemi che un individuo si porta nel proprio background esistenziale. Altresì la famiglia risulta essere l’unico catalizzatore e l’unica valvola di sfogo di eventi negativi per i propri componenti, ciò deriva dall’allontanamento dai legami sociali con la comunità esterna, esaltando la centralità del nucleo familiare nella vita dell’individuo.[6]

 Un ambiente familiare appesantito dalla figura di un padre violento, che causa sofferenza a tutti i membri della famiglia, diverrà ben presto protagonista dei desideri di morte del proprio figlio.

Difatti nei casi di omicidio che avvengono nell’ambiente familiare, diviene fattore primario di lettura e d’interpretazione, l’analisi delle relazioni e delle dinamiche familiari. Vista – come già detto in letteratura – la diretta incidenza di tale contesto sulla formazione della personalità dell’individuo.

Nelle famiglie in cui avviene un caso di parricidio, è per lo più presente un grave disagio, dettato in primis proprio dalla stessa vittima, ossia la figura paterna. La quale è, molto spesso, colui che ha generato il disagio familiare primario, per la propria cattiva condotta genitoriale,: aggressività verso tutti i membri della famiglia; personalità anaffettiva, caratterizzata da un elevato grado di personalità narcisistica ; commissione di illeciti penali; abuso di alcol e droga; promiscuità sessuale.

 A fortiori, tali condotte si ripercorreranno sull’intera compagine familiare, e il figlio più fragile, dal canto suo, inizierà ad essere appesantito dalla responsabilità di tutelare il resto della famiglia e maturerà, inizialmente a livello inconscio, fino poi ad arrivare ad invadere completamente la parte razionale, l’idea di eliminare il proprio genitore per garantire la propria serenità, e quella del resto della sua famiglia.

 

                                                                                                                      Dr. Giuseppe Bruno

                                                          

 

[1]  Ibidem

[2]  Freud S. “ introduzione alla psicoanalisi” 1915-32 Torino

[3] Ibidem

[4] Perrotta R. ”Un caso di parricidio: processo penale e costruzioni della realtà” Franco Angeli, Roma 1995

[5] Strano M. “Manuale di psicologia clinica” SEE Editrice Firenze, 2003

[6] Gramigna A. “Manuale di pedagogia sociale: scenari del presente e azione educativa” Armando Editore, 2003

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