■Antonio Loiacono
C’è una frase che riassume tutta la storia. Ed è piuttosto semplice: “…l’Europa è pronta: adesso tocca all’Italia“!
A dirlo è Pasquale Tridico, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, dopo aver ricevuto la risposta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sulla richiesta di attivare il Fondo di solidarietà dell’Unione europea. Parliamo dei danni provocati dal ciclone Harry — quello del 20 gennaio — che ha colpito duramente Calabria, Sicilia e Sardegna. Pioggia violenta, territori fragili messi ancora più alla prova, comunità intere costrette a fare i conti con infrastrutture danneggiate e servizi in difficoltà.
Nelle settimane successive al ciclone, racconta Tridico, lui e l’eurodeputato Giuseppe Antoci hanno scritto a Bruxelles. Una lettera indirizzata alla presidente von der Leyen e al commissario alla Coesione e alle Riforme Raffaele Fitto. Non un gesto simbolico, ma una richiesta precisa: attivare il Fondo di solidarietà europeo per aiutare i territori colpiti.
Adesso la risposta è arrivata! La Commissione europea esprime vicinanza alle comunità colpite — questo è il passaggio istituzionale — ma soprattutto chiarisce un punto decisivo: gli strumenti esistono. Il Fondo può essere utilizzato. Le procedure sono previste. I fondi ci sono.
E qui entra in scena il dettaglio che cambia tutto. Il Fondo di solidarietà può essere attivato solo su richiesta dello Stato membro. In questo caso, l’Italia. Nessun automatismo. Nessun intervento diretto da Bruxelles. Serve una domanda formale del governo italiano, da presentare entro dodici settimane dal primo danno registrato, dimostrando che i danni superano le soglie previste dal regolamento europeo.
Nella lettera, von der Leyen ricorda anche un altro elemento spesso ignorato nel dibattito pubblico: per Calabria, Sicilia e Sardegna esistono già risorse europee disponibili. Circa 352 milioni di euro del Fondo europeo di sviluppo regionale destinati alla prevenzione e alla gestione dei rischi da catastrofi naturali. Di questi, 156 milioni non sono ancora stati assegnati.
E allora Tridico lo dice senza giri di parole: “L’Europa ha fatto la sua parte. Adesso deve farla il governo italiano.“
“Perché il punto politico — insiste — è esattamente questo. La Commissione ha confermato che gli strumenti esistono, che i fondi sono disponibili, che la procedura è attivabile. Ma la decisione di muoversi spetta solo a Roma.“
Ogni giorno di attesa è un giorno sottratto alle famiglie calabresi, siciliane e sarde che aspettano risposte concrete. Non conferenze stampa. Non promesse. Risposte.
Per questo l’appello è diretto: il governo presenti subito la richiesta a Bruxelles.
Perché lasciare inutilizzate risorse europee disponibili mentre territori già fragili cercano di rialzarsi dopo un disastro naturale non è soltanto un ritardo amministrativo. È una scelta politica!
E chi vive in Calabria, in Sicilia o in Sardegna sa bene che, dopo un ciclone, le parole servono a poco.
Servono i fatti!
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