IL NUMERO CHE NON FINISCE MAI: PERCHÉ IL 14 MARZO IL MONDO FESTEGGIA IL PI GRECO?

Dal genio di Archimede alle intuizioni di Einstein e Hawking: perché il Pi Greco continua ad affascinare il mondo

Antonio Loiacono

Il 14 marzo succede una cosa curiosa.

Il mondo — o almeno quella parte di mondo che ha ancora il gusto per le idee strane e meravigliose — festeggia un numero. Sì, proprio un numero.

Il Pi Greco: 3,14!

Detta così sembra quasi uno scherzo da matematici annoiati. In realtà è qualcosa di molto più interessante: è la celebrazione di una delle ossessioni più antiche dell’umanità. Capire l’ordine nascosto delle cose.

Perché il 14 marzo?

La spiegazione è quasi infantile nella sua semplicità. Nel mondo anglosassone le date si scrivono con il mese prima del giorno: 3/14. Ovvero 3.14. L’approssimazione più famosa del Pi Greco.

Fine del mistero.

Ma la storia della festa è molto più simpatica di così. Nel 1988 un fisico dell’Exploratorium di San Francisco, Larry Shaw, ebbe un’idea che oggi definiremmo geniale proprio perché era anche un po’ assurda: celebrare il Pi facendo marciare le persone in cerchio… mentre mangiavano pie, le classiche crostate americane.

Il motivo è semplice: in inglese Pi e Pie si pronunciano allo stesso modo.

E così, tra un cerchio disegnato sul pavimento e una fetta di torta, nacque il Pi Day. Una festa in cui la matematica smette di sembrare una materia severa e torna a essere quello che è sempre stata: un gioco serissimo sull’universo.

Poi c’è un’altra coincidenza che rende questa data quasi letteraria.

Il 14 marzo 1879 nasce Albert Einstein, l’uomo che ha avuto l’audacia di dire al mondo che tempo e spazio non sono affatto quello che pensavamo.

E sempre il 14 marzo, nel 2018, se n’è andato Stephen Hawking, che ha passato la vita a raccontarci i buchi neri come se fossero capitoli di un romanzo cosmico.

È come se il calendario avesse deciso di firmare questa giornata con due autori giganteschi.

Ma torniamo al protagonista: π

Tecnicamente è il rapporto tra la circonferenza di un cerchio e il suo diametro. Fine della definizione scolastica!

La parte interessante arriva dopo.

Il Pi Greco è un numero irrazionale. Significa che i suoi decimali non finiscono mai. Non si ripetono. Non seguono un ciclo. Continuano e basta: 3,14159265…e avanti così, per sempre.

Una specie di fiume numerico infinito.

Ed è qui che la matematica diventa quasi filosofia. Se quella sequenza è infinita e non periodica, allora — almeno in teoria — dentro il Pi potrebbero comparire tutte le combinazioni possibili di numeri.

La tua data di nascita, il tuo numero di telefono, il codice fiscale di chiunque sia mai esistito.

Spingendosi oltre: qualcuno ama immaginare che, da qualche parte tra i suoi decimali, ci siano anche tutti i libri mai scritti. La Divina Commedia. I Promessi Sposi. Il prossimo grande romanzo del secolo.

Una biblioteca nascosta dentro un numero: Borges avrebbe sorriso!

Dal 2020 l’UNESCO ha deciso di dare a questa giornata una dignità ufficiale: Giornata Internazionale della Matematica. Non solo per celebrare formule e teoremi, ma per ricordare una cosa semplice e spesso dimenticata.

La matematica non è un museo di simboli astratti, é il linguaggio con cui leggiamo il mondo.

Nel 2026 il tema è “Mathematics for a Changing World” e basta guardarsi intorno per capire perché.

Modelli climatici, Intelligenza artificiale, epidemie, energia.

Dietro ognuna di queste parole c’è una quantità enorme di numeri che cercano di descrivere la realtà prima che la realtà ci travolga.

Il Pi Greco, in fondo, è il promemoria perfetto: la natura parla in schemi che noi stiamo ancora imparando a decifrare.

E quindi come si festeggia davvero il Pi Day?

I matematici fanno quello che fanno sempre: competono a chi ricorda più cifre decimali. Il record umano ormai supera qualsiasi cosa abbia senso memorizzare.

Gli altri possono permettersi qualcosa di più elegante.

Leggere un libro su Ipazia, la filosofa che insegnava geometria ad Alessandria quando l’Impero romano stava crollando.
Ripensare ad Archimede, che scopriva leggi universali mentre faceva il bagno.

Oppure, molto più semplicemente, guardarsi intorno.

Una tazzina di caffè, n vinile, Una piazza vista dall’alto, cerchi ovunque.

E dentro ognuno di quei cerchi — silenzioso, preciso, infinito — c’è sempre lui: π

Un numero che non finisce mai e che, in qualche modo strano e bellissimo, continua a raccontarci quanto lontano può arrivare la curiosità umana.

Guardare i decimali del Pi Greco è un po’ come fissare il mare: sai che non arriverai mai alla fine, ma continui a scorrere con lo sguardo.
Se volete provare questa sensazione in prima persona, cliccate sul seguente link e lasciatevi trascinare nell’infinito del 3,14159265…

The Pi-Search Page 

Buona attraversata!

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