E’ successo a Cariati: Aprire la porta e scoprire che l’appartamento viene abitato abusivamente.

Questa volta, e mai avrei pensato mi accadesse, e’ il sottoscritto a fare notizia. O meglio a rappresentare la “vera” notizia, diventando il protagonista in negativo del triste episodio che sto per raccontare. Purtroppo, non per una vicenda positiva che mi avrebbe rallegrato, ma per una storia che non auguro a nessuno. Una violenza inaudita, un onda improvvisa che ha colpito la privacy della mia famiglia o meglio il dolce tepore della mia casa a Cariati. Scoprire la qualcosa a chilometri di distanza é ancora più doloroso e insopportabile. Sapere che qualcuno ha abitato la tua casa, usato le tue stoviglie non può che ferirti dentro. Sapere che il luogo che hai costruito con sacrifici e passione e cui sei legato, forse più della tua casa natale, e’ stato in balia di mani estranee, ti crea un senso di vuoto e impotenza. Un segno indelebile che penetra nei tuoi affetti, nei tuoi valori e sogni, e che non trova risposte. Ti domandi il perché e il come sia potuto accadere. Un colpo difficile da rimangiare e che mette a dura prova i valori di solidarietà e vicinanza umana. Senti che devi rispondere ancora con più amore, fiducia e sostegno di idee a una comunità, quella cariatese, che ha tanto bisogno di emergere, al di là dell’episodio in se. In effetti, uscire dal suo profondo letargo, grazie alla sollevazione e coinvolgimento delle forze e menti sane. Mi ripeto da ore. Cariati non e’ questo e mai potrà essere questo. Tutto ciò non rispecchia i suoi colori, la sua immagine, il suo potenziale e l’amorevole accoglienza dei suoi cittadini. Eppure, il rischio che davanti ai miei occhi tutto possa offuscarsi … mi preoccupa. A Voi Cari amici lettori, che stimo pur non avendo il piacere di conoscervi tutti, le vostre riflessioni. Nicola Campoli

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