Considerazioni, sulla qualificata iniziativa della rassegna gastronomica del buonpescato italiano,

Volutamente ho atteso prima di esprimere, alcune considerazioni, sulla qualificata iniziativa della rassegna gastronomica del buonpescato italiano, tenutasi, alla fine della seconda decade di agosto, nell’incantevole cornice del nuovo porto turistico di Cariati. Un evento, e non aggiungerò altro nello specifico, promosso dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, realizzato con il contributo del Fondo Europeo per la Pesca, che ha come obiettivo la valorizzazione e la promozione delle specie ittiche nazionali con particolare riferimento a quelle meno conosciute. E, dunque, di seguito dividerò la mia riflessione in due sintetiche parti, a seconda di una mia doppia veste. Di turista, abituale frequentatore di Cariati da molti anni, e di economista di territorio, attento e curioso alle specifiche vocazioni produttive dei luoghi. É d’obbligo, però, una premessa che mi rasserena. Sarebbe stato assai pericoloso ritenere l’appuntamento solo un momento conclusivo del progetto, anziché d’inizio. Ma, sembra che, dopo un iniziale doveroso assestamento, il rischio é stato scongiurato, leggendo le dichiarazioni dei diversi autorevoli attori partecipanti alle varie sessioni di lavoro, che si sono dichiarati pronti a intraprendere un progetto comune di valorizzazione, facendo tesoro della manifestazione. Pertanto, l’attesa di questi giorni mi é servita a cogliere le varie sfumature dei diversi protagonisti dell’evento, tutti consapevoli, e bene intenzionati al termine, dell’esigenza di pianificare un futuro diverso e ambizioso per la località della costa ionica, ponendo il “sistema Cariati” al centro del ragionamento. Come accennavo sopra, nella veste di turista, sono stato al Villaggio la prima sera. C’erano tante persone in attesa di entrare, dopo l’inaugurazione avvenuta tra addetti ai lavori. Forse sarebbe stato più accogliente non dividere i momenti e fare accedere tutti una sola volta, senza alcun distinguo. Dando la possibilità di ascoltare dall’inizio la conferenza stampa di presentazione, non tenendo fuori i partecipanti al di là delle transenne. Ma questi sono solo meri aspetti organizzativi. Per il resto, ho trovato le pietanze offerte di ottima qualità. Per grandi e bambini. Veloce il servizio, un po’ meno capiente si é rilevato lo spazio dove fermarsi a degustare. Ma, anche per tale aspetto, sono convinto, che non si attendeva una folla così numerosa ed anche per gli organizzatori é stato un piacevole imprevisto. Le persone hanno apprezzato il format che ha permesso di avere tutto concentrato in una sola area, utile a monitorare qualsiasi disguido in tempo reale. Vengo ora, invece, alla mia veste di studioso dei sistemi locali di impresa. Una materia che porta a valutare il radicamento delle specificità produttive e come le stesse trovano la loro valorizzazione in loco e fuori dal contesto in cui nascono, sfruttando la rete. Ci sono tutti i presupposti a Cariati, e nell’area circostante, per un connubio stretto e operativo tra: territorio, impresa e prodotti. Nei progetti di sviluppo incentrati sulle supposte vocazioni o, più in generale sulle identità territoriali, si richiede il confronto costante tra i soggetti e la mediazione tra punti di vista diversi. Il punto difficile e mettere d’accordo più interlocutori per finalità comuni, che devono portare vantaggio agli stessi che hanno piacere di far parte del processo. Insomma, é arrivato il momento, animato il dibattito e il confronto nei giorni scorsi, di individuare il soggetto che ricoprirà il ruolo di collante e di mediatore tra le diverse posizioni dei soggetti privati. Un ruolo sempre più importante, infatti, è giocato dalla convergenza di interessi e di modalità di governo e di gestione degli attori pubblici e privati che consente, mediante processi di tipo top-down e bottom- up, di costituire i soggetti di natura mista che possono partecipare al governo, che ha lo scopo di valorizzare il sistema locale imprenditoriale. Prima di scegliere il più adeguato modello di governance unitario, che si individua solo in corso, é il tempo, quindi, di pensare a chi si prende carico di avviare il percorso di animazione dal basso, istruendo i diversi possibili filoni da intraprendere. Questo sará il “soggetto coordinatore” che ha il compito di definire e dettagliare le modalità di valorizzazione e di sviluppo delle varie componenti che afferiscono. Tale compito non può che spettare all’Amministrazione comunale. E’ tempo di non perdere l’abbrivo, selezionando i soggetti e fattori sui quali costruire il processo di sviluppo e quelli che sono un freno a tale processo. Credo che si é all’inizio di una avvincente progetto, ma é un buon inizio che non va disperso in soli proclami. In bocca al lupo. Nicola Campoli

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