cerimonia commovente per l’intitolazione di una piazza ai “Caduti di Nassirya”,

Una cerimonia sobria, solenne e commovente l’intitolazione di una piazza cittadina ai “Caduti di Nassirya”, i 19 italiani (12 carabinieri, 5 militari dell’esercito e 2 civili) dilaniati il 12 novembre 2003 in Iraq dall’esplosione di un camion cisterna carico di esplosivo. Uomini coraggiosi, soldati d’Italia che, in terra straniera, si sono sacrificati per i propri ideali e per il proprio mestiere. Perché non è un mestiere esente da rischi decidere di indossare una divisa; ancor meno scegliere di portare il proprio corpo e la propria vita in un ambiente ostile e destabilizzato dal passaggio di una guerra senza vincitori né vinti, abitato da popoli così lontani dalla nostra cultura, imprevedibile luogo violento. Morire non è bello, certamente no; non è bello morire prima del tempo che ci è stato concesso da madre natura, non è bello saltare su una granata e finire lì la storia della vita. Onore dunque, ai caduti di Nassirya, ed onore alla locale Associazione nazionale carabinieri che ha perseguito lo scopo di perpetuare il ricordo di “quei ragazzi” con tenacia. Un carabiniere caduto, il maresciallo Alfio Ragazzi (cui è dedicata l’Anc), aveva prestato servizio proprio qui a Cariati, ove ha lasciato un ricordo indelebile per la sua carica umana ed emotiva. Alla cerimonia ci sono i vertici regionali, provinciali e locali della Benemerita; il prefetto di Cosenza Antonio Reppucci; il sindaco Filippo Giovanni Sero ed il suo collega di Terravecchia, Mauro Santoro; autorità civili e religiose del territorio; tantissima gente e soprattutto loro, i familiari degli eroi. A scoprire il drappo che copre la stele di pietra (opera del maestro Caniglia Alfonso) sono i figli dei caduti, mentre nel vento si alzano le note dell’inno nazionale ed un velo di turbamento ed emozione s’impadronisce degli animi di ciascuno. Dopo la benedizione del cippo, celebrata dal reverendo sacerdote Don Mosè Cariati, il presidente dell’Anc, Cataldo Santoro, così interpreta i sentimenti comuni: “La vostra morte ha risvegliato negli italiani un senso nazionale sopito da anni. Ci si è resi conto che non eravate dei manichini in divisa; che non eravate stati costruiti in un laboratorio asettico, ma anche voi avevate, ed avete, genitori, mogli, figli e fratelli; che siete partiti coscienti di doverci rappresentare al meglio in un paese lontano dove gi abitanti devono essere aiutati a realizzare un contesto sociale che tenga conto dei più elementari diritti individuali e collettivi”. Filippo Giovanni Sero elogia gli sforzi dell’Anc e loda la celerità della burocrazia comunale che in poco più di un paio di settimane ha permesso di riqualificare un’area semi degradata della città, trasformandola in un luogo della memoria decoroso e senza eccessi, proprio a fianco della caserma dell’Arma. Il prefetto Reppucci richiama alla legalità ed all’impegno con un appello forte: “Lo Stato siamo noi, e noi dobbiamo essere parte attiva e diligente in ogni occasione del vivere civile, senza timori e senza pensare che le forze dell’ordine possano, senza il nostro aiuto, garantirci serenità. Cominciamo a bandire, prima d’ogni cosa, l’atavico impulso irrazionale dell’omertà e collaboriamo con chi è preposto alla nostra sicurezza”. Al termine della cerimonia, il primo cittadino cariatese ha consegnato una targa ricordo ai familiari delle vittime.

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