Cariati e il diritto alla salute calpestato. Bisogna riavviare la lotta!

Quella della sanità è una Lotta che la classe politica locale e provinciale ha abbandonato. Sembrano troppo lontani i giorni in cui i rappresentanti dei partiti facevano quasi a spallate per prendersi spazio come portatori delle esigenze della gente scesa spontaneamente nelle strade. Sia il 2009 che il 2010 sono stati anni caratterizzati dal trauma della perdita dell’ H  V.Cosentino, un trauma sociale che ha mortificato non solo i cariatesi ma, nel quadro apocalittico chiamato da Scopelliti solennemente “Piano di Rientro”, i cittadini di tutto il comprensorio.Sono stati gli anni in cui è stata perpetrata, dalla destra al governo, una violenza senza precedenti in tutta la Calabria e i numeri parlano chiaro a tal proposito, e ci narrano di una politica senza idee che vuole risolvere le crisi di bilancio,non tagliando il superfluo e tagliando i privilegi di cui gode una classe dirigente fatta d’imprenditori e politici egoisti e sbruffoni, ma tagliando i beni pubblici di vitale necessità come, appunto, gli Ospedali.   Proprio qualche giorno fa il Presidentissimo Scopelliti è stato ospite a Porta a Porta e lo stesso Vespa, conosciuto non certo per essere un giornalista capace di far domande scomode ai suoi interlocutori, è riuscito, nonostante ciò, a metterlo in difficoltà. Alla domanda del giornalista meno giornalista dell’Italia intera, ” il consiglio regionale della Calabria lavora solo 14 giorni all’anno?”, il nostro più autorevole rappresentante, dopo qualche secondo di panico, risponde: “Se non possiamo finanziare le leggi, è inutile riunire il Consiglio regionale. Tuttavia, stiamo avviando una stagione di grandi riforme che ci permetterà di abbattere molti sprechi”.  Ecco dopo 4 anni qual’è il primo risultato. Il secondo risultato è un consiglio regionale “perseguitato dalla magistratura” e “vittima delle toghe rosse” che non ha i soldi per fare le leggi, mentre i consiglieri incassano stipendi che non meritano minimamente. Ma il risultato che più deve rimanere impresso lo si vede nei corridoi dei pochi H che il centro-destra non ha chiuso e che non ha potenziato, anzi! Anziani, donne e bambini costretti alle umiliazioni peggiori, costretti a partire in disperate corse verso Ospedali che non hanno mai posti, che sono perennemente in stato emergenziale.Non c’era bisogno di un mago o di un grande statista per intuire che, chiudendo strutture come il V. Cosentino, si sarebbe dato il via ad un effetto domino drammatico.Con la chiusura degli H di Cariati e Trebbisacce non si è fatto altro che mettere in una spaventosa crisi gli operatori sanitari delle strutture di Rossano, Corigliano e Cosenza.   Questa classe dirigente al potere ha intenzionalmente abbattuto il diritto alla salute di questa regione, e la società civile rassegnata non sembra riuscire a ritrovare la consapevolezza necessaria per riprendere un percorso di discussione e di lotta.La gente, tradita nuovamente da quella schiera di capi popolo pronti, solo a parole, a difendere fino alla fine i propri cittadini, sembra disorientata. Nel 2009 e nel 2010 furono fatti degli errori strategici nella difesa del territorio dal piano di rientro della destra al governo. In primo luogo vi fu l’errore di non dare forza ad un Vero tavolo fatto di cittadini e istituzioni che mirasse a creare una piattaforma di discussione più ampia, riuscendo così a rappresentare l’esigenze dei cittadini della fascia ionica, da Crotone all’alto Jonio. In secondo luogo, a livello locale la classe politica bisticciava tra chi si ostinava ancora a cercare canali politici che non esistono, che sono solo aperti in procinto di elezioni e per interessi privati e chi, in modo disordinato, cercava di tenere alta l’attenzione. A Cariati, nel 2010 sono stati i giovani e i cittadini a dare il via alle occupazioni delle strade e noi di questo siamo diretti testimoni: è stato il primo Comune dell’intera regione a protestare fortemente contro il governo regionale. Di tutto questo bisognava approfittare. Bisognava dare forza alla voglia della gente di non cedere, alla voglia di quelle mamme e di quegli anziani che al pari dei giovani hanno occupato e hanno lottato giorno e notte. Eppure alcuni capo villaggio riuscirono anche in quel caso a smorzare le speranze della gente in modo totale, come ben vediamo oggi; richiamati all’ordine evidentemente, alcuni dei nostri concittadini firmarono quella squallida lettera in cui si dissociavano dalle azioni di protesta avvenute in quei giorni a Cosenza.Il motivo per cui dopo questo atto la protesta scemò, è da ricercare nel fatto che, a livello decisionale, la protesta era guidata senza idee di fondo, senza una strategia precisa.Così, dopo questa deliziosa lettera, il comitato si disgregò totalmente.L’errore è stato passare dalla spontaneità della gente scesa in piazza al chiuso delle stanze come direbbe il poeta, in cui solo pochi evidentemente contano, dove tra la ricerca esasperata dei nostri amministratori di cercare contatti politici e le beghe interne si è riusciti ad assuefare la gente che pian piano si è spenta.   Un percorso è definito di lotta perchè quando lo si intraprende lo si segue fino alla fine con tenacia, volontà, purezza di intenti che,in questo caso come in altri, solo il controllo popolare avrebbe garantito. Come in tutte le nostre iniziative e comunicati sul tema,anche questa volta rilanciamo l’appello a riprendere la Lotta, con la società civile in prima linea. Non vogliamo campagne elettorali di chi da destra a sinistra ha chiaramente fallito e cerca di fare della Sanità di nuovo il cavallo di battaglia per carpire voti!Noi cittadini siamo consapevoli ormai!Lo sappiamo bene che la sanità è stata per anni la gallina dalle uova d’oro per tutti, centrodestra e centrosinistra ovviamente. A questo territorio servono servizi funzionali al suo sviluppo, servizi come treni e ospedali,,non ecomostri e miraggi come il fantomatico ospedale della Sibaritide! Siamo pronti a riavviare un percorso di Discussione e Lotta per ottenere il Diritto alla salute insieme ai cittadini e alle istituzioni locali. Come per la questione rifiuti, come per la questione dei trasporti, siamo consapevoli che anche in questo caso è necessario, tra le diverse comunità, creare un asse portante della protesta: creare una linea di congiunzione capace di legare insieme tutti i calabresi in un fronte comune di rivendicazione dei diritti. Bisogna resistere.

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