■Antonio Loiacono
La Calabria non è “in emergenza”. Magari fosse così semplice!
Un’emergenza arriva, fa rumore, spaventa tutti… e poi se ne va. Qui no. Qui resta. Si piazza, si accomoda, e soprattutto ritorna. Sempre più spesso. Sempre più facile.
Gennaio. “Harry”. Nome innocuo, quasi da cartone animato. Poi lo vedi arrivare e capisci che non c’è niente da ridere. Vento che non fischia, urla. Pioggia che non cade, picchia. E un territorio che prova a reggere… già al limite.
E infatti non regge. Il problema? Non finisce lì. Non è mai “lì”.
Perché pochi giorni dopo arriva “Ulrike”. E qui succede la cosa più interessante — o più tragica, dipende da quanto vuoi essere onesto. Non serve più una tempesta epocale. Basta molto meno. Il terreno è già pieno, saturo, stanco. Come una spugna che non assorbe più niente. A quel punto, ogni goccia è di troppo.
Frane. Smottamenti. Strade che si arricciano come carta bagnata.
E nel mezzo passa “Nils”. Quello che non fa notizia. Quello che non diventa hashtag. Però resta. Tiene il sistema sotto pressione, come una mano costante sulla gola. Non ti uccide subito, ma non ti lascia respirare.
Poi arriva marzo ma anche i primi giorni di una probabile (ma mancata) primavera e uno pensa: “ok, adesso basta”.
No! Arriva “Jolina” : altra ondata. Stesso copione, ma con un dettaglio in più: il sistema è già incrinato. E quando qualcosa è incrinato, non serve un colpo forte. Basta quello giusto.
Ed è lì che cambia tutto.
Perché a quel punto non stai più parlando di meteo. Stai parlando di struttura. Di anni — anni — di manutenzioni saltate, interventi rimandati, promesse archiviate. I cicloni nascono in mare, certo. Ma i disastri… quelli li costruiamo a terra. Con calma. Con costanza. Con una certa ostinazione, quasi.
Quattro cicloni in quaranta giorni.
Una volta sarebbe stata un’eccezione da studiare. Adesso è quasi una sequenza. Quasi routine.
E mentre fuori si conta l’ennesimo danno, dentro si attiva la macchina. Quella ufficiale. Ordinata. Precisa. Modulistica, piattaforme, scadenze. Il Dipartimento regionale Protezione civile informa che, a seguito della Ordinanza del Capo Dipartimento Protezione civile nazionale n. 1187 del 2 aprile 2026, è attiva la piattaforma informatica per la compilazione delle schede da presentare per la richiesta dei ristori relativi ai danni prodotti dagli eventi avvenuti dall’11 al 20 febbraio scorsi e per i quali è stata dichiarato lo stato di emergenza nazionale con riguardo alle province di Catanzaro e di Cosenza: vai online, registrati, compila, carica, invia.
Trenta giorni per gli enti pubblici. Novanta per privati e attività. Centoventi per i danni al patrimonio pubblico.
Tutto corretto. Tutto necessario.
Ma dimmi una cosa: mentre compili una scheda, il soffitto smette di creparsi?
Perché è questo il punto che sfugge. La distanza tra il tempo della burocrazia e quello della realtà. Uno è lineare. L’altro… no. L’altro arriva di notte, magari. Con la pioggia che ricomincia e tu che ti fermi un secondo a pensare: “regge?”
La piattaforma è lì — https://pc2.protezionecivilecalabria.it — con il suo manuale, le istruzioni, perfino l’email per chiedere aiuto. Tutto al posto giusto. Tutto funzionante.
Solo che fuori non funziona niente allo stesso modo.
E allora resta quella domanda, fastidiosa, semplice, impossibile da ignorare: alla prossima pioggia, cosa crollerà?
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