CROPALATI PROVA A RIAPRIRE LE CASE CHIUSE DA ANNI: IL COMUNE PUNTA SUL RECUPERO DEGLI IMMOBILI ABBANDONATI

Tra case chiuse da decenni, successioni irrisolte e degrado urbano, il Comune avvia un piano per recuperare gli immobili abbandonati e restituire una funzione agli spazi svuotati dallo spopolamento

Cropalati

Antonio Loiacono

A volte i paesi cominciano a scomparire molto prima di svuotarsi davvero!

Succede quando una casa resta chiusa per anni ma nessuno trova il coraggio di dirlo apertamente. Quando le chiavi passano di mano senza più aprire nulla. Quando le persiane continuano a battere nel vento come se dentro ci fosse ancora qualcuno.

A Cropalati, Comune nell’entroterra ionico, questo silenzio si vede da tempo. Si vede nelle strade dove alcune abitazioni conservano ancora tende scolorite e fotografie lasciate dietro vetri opachi. Si vede nei tetti che cedono lentamente, nei portoni murati, nei numeri civici che nessuno legge più.

Ed è proprio da queste case ferme da anni che il Comune ha deciso di ripartire.

Ci sono paesi in cui il tempo non passa soltanto sulle persone. Passa sulle porte che non si aprono più, sui balconi rimasti vuoti, sulle finestre che nessuno spalanca da stagioni intere. Nei centri dell’entroterra calabrese capita spesso che le case continuino a occupare lo spazio del paese anche dopo aver smesso di appartenere davvero alla vita quotidiana.

A Cropalati, l’amministrazione comunale ha deciso di intervenire proprio su questo confine sottile tra presenza e abbandono. Con la deliberazione del Consiglio Comunale n. 6 del 31 marzo 2026 è stato infatti approvato un regolamento finalizzato al recupero, alla riqualificazione e al riuso degli immobili lasciati inutilizzati o in stato di degrado da oltre dieci anni.

Il provvedimento riguarda soprattutto il centro storico e le aree maggiormente colpite dallo spopolamento, dove negli anni si sono accumulate situazioni diverse ma spesso accomunate dalla stessa conseguenza: edifici chiusi, proprietà frammentate, successioni mai concluse, manutenzioni assenti.

Nel regolamento il Comune definisce “abbandonati” gli immobili che versano in grave stato di degrado urbano e che non risultano utilizzati o mantenuti da lungo tempo, soprattutto quando le condizioni strutturali o igienico-sanitarie possono rappresentare un rischio per la sicurezza pubblica.

L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è quello di trasformare parte di questi edifici in nuove opportunità per il territorio. Gli immobili acquisiti o recuperati potranno infatti essere destinati a finalità turistiche, culturali, sociali e associative, ma anche a forme di housing sociale, usi istituzionali o cessione a privati interessati alla riqualificazione.

Una formula volutamente ampia, pensata per adattarsi alla realtà complessa dei piccoli borghi, dove ogni immobile porta con sé una storia diversa. In alcuni casi si tratta di vecchie abitazioni lasciate vuote dopo l’emigrazione delle famiglie; in altri di edifici ereditati da più persone e rimasti per anni senza una gestione chiara.

Accanto all’aspetto amministrativo emerge anche un tentativo di ripensare il significato stesso di questi spazi. Nel testo compare infatti il richiamo ai “beni comuni”, espressione che suggerisce una visione meno burocratica e più collettiva del patrimonio edilizio inutilizzato.

Per avviare concretamente il percorso, il Comune ha invitato cittadini e proprietari a segnalare gli immobili che rientrano nelle caratteristiche previste dal regolamento e, se lo riterranno opportuno, a manifestare la disponibilità alla cessione gratuita degli stessi all’ente.

Le domande dovranno essere presentate entro il 31 maggio 2026 attraverso PEC, posta elettronica ordinaria, raccomandata oppure consegna diretta agli uffici comunali.

Il regolamento prevede inoltre la possibilità, nei casi più critici, di intervenire con ordinanze rivolte ai proprietari degli immobili che rappresentano un pericolo per la pubblica incolumità o per le condizioni igienico-sanitarie. In queste situazioni il Comune potrà richiedere interventi di messa in sicurezza, ripristino del decoro urbano o eliminazione delle condizioni di rischio.

È un passaggio che mostra come il tema dell’abbandono, nei piccoli paesi, non sia soltanto una questione estetica o urbanistica. Il degrado progressivo degli edifici finisce spesso per incidere sul modo in cui una comunità percepisce sé stessa e il proprio futuro.

Negli ultimi anni iniziative simili stanno emergendo in diversi centri dell’entroterra calabrese, dove amministrazioni locali e associazioni cercano di contrastare gli effetti dello spopolamento attraverso il recupero del patrimonio esistente piuttosto che con nuove espansioni edilizie.

Naturalmente non esistono soluzioni immediate. Molti immobili presentano situazioni proprietarie complesse, altri richiedono interventi onerosi, altri ancora rischiano di restare vuoti ancora a lungo. Ma la differenza, per paesi come Cropalati, potrebbe stare proprio nella scelta di non lasciare che l’abbandono diventi una condizione definitiva.

Per ora il percorso è soltanto all’inizio. Ma tra le strade silenziose del centro storico, dove molte finestre restano chiuse da anni, il tentativo di restituire una funzione a quelle case rappresenta già un segnale.

 

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