Con le dimissioni di Rino Gattuso, per le quali sinceramente mi spiace, si apre un nuovo capitolo. Naturalmente va ricordato che il tecnico calabrese è salito su un treno in corsa, accettando un’eredità incandescente e consapevole fin dal primo istante del rischio spareggi.
Veniamo ai fatti. Il fallimento del terzo Mondiale mancato ha radici molto lontane e poggia su aspetti vari e particolari. Ora bisogna voltare pagina. Attentissimi, più che mai, a non sbagliare scelta. Non sarà, infatti, una semplice successione, bensì una ricostruzione obbligata e lunga.
Non occorre solo un tecnico sulla panchina, ma un garante del progetto. Cioè una figura che sappia restituire credibilità a un movimento in crisi da troppo tempo. Si punti a un piano ambizioso e sull’orgoglio distrutto da tre Mondiali persi. Cosa di non poco conto.
Lo scenario deve far riflettere su aspetti che vanno oltre il rettangolo di gioco. Servono spunti manageriali coesi e funzionali a rifondare un intero sistema, attraverso la nazionale, e le nazionali minori, che rappresentano la massima espressione. Ci auguriamo, allora, un progetto che ricostruisca uno spirito vincente e punti alla credibilità da ridare al mondo del pallone.
Nicola Campoli
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