Calabria: non sei perduta! Cariati batti un colpo.

Forse è arrivato il momento che quella Calabria forte e decisa esca allo scoperto

Frequento la Calabria da più di trenta anni. Conosco molto bene la parte ionica. Di una bellezza paesaggistica, naturalistica e storico artistica di inesauribile valore e impatto. Altrettanto ho avuto modo di stagionare anche sul versante tirrenico, dove il turismo si presenta più organizzato. Ho casa a Cariati. Perla naturale della costa del basso ionio cosentino. Un paese dalle mille potenzialità, ahimè, solo troppo annunciate. 

Chi passa per la Calabria, in lungo e in largo, nota immediatamente una forte identità di uomini, donne e cose. In questi ultimi giorni la regione alla fine dello Stivale è stata oggetto di un onda polemica. Tutto è nato da un giudizio di Corrado Augias, noto commentatore di Repubblica. Lui intervenendo come ospite in una trasmissione sul piccolo schermo ha sottolineato in modo laconico che la: “Calabria è purtroppo una terra perduta. L’inchiesta e anche il maxi processo in corso, del quale i media non hanno parlato a sufficienza, lo dimostrano”.

L’inchiesta alla quale Augias fa riferimento è quella contro la ‘ndrangheta “Basso profilo” coordinata dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri. Dall’affermazione di Corrado Augias è scaturito un filone di astio polemico che ha visto l’attuale Presidente della Giunta regionale Spirlì ribattere in modo duro e forse anche in parte con parole di cattivo gusto, al punto di sottolineare che bisogna essere: “compassionevole con la gente che soffre, soprattutto di disturbi mentali. Chi offende parte certamente da questa patologia: quando la mente patisce, la lingua aggredisce”.

Quello di Augias è stato, senza dubbio, un giudizio netto. Parlare che la Calabria “sia irrecuperabile”, certo non è per nulla poca cosa. Da parte mia penso che la verità sia giusto nel mezzo. Sono anni che la Calabria non riesce politicamente a dare continuità a un progetto serio e pianificato di valorizzazione regionale. Eppure le occasioni si sono ripetute, ma lo stesso ente regionale si è sempre trovato al centro di indagini e processi da parte della magistratura.

Forse è arrivato il momento che quella Calabria forte e decisa esca allo scoperto per provare finalmente a dimostrare che ce la può fare, avendo dalla sua tutte le caratteristiche e prerogative. Insomma, bisogna oltrepassare un’immagine sommaria e per questo inesatta di cosa sia la Calabria. Non si scopre di certo oggi che la criminalità organizzata è un brutto male sociale che opera tanto in Calabria, quanto in tutto il Sud Italia, compreso le lontane e un tempo immacolate regioni settentrionali. 

La Calabria, oltre avere un potenziale di forza inesplosa, ha tanti protagonisti, come magistrati, forze di polizia, giovani e persone per bene, che combattono ogni giorno per slegarsi dal brutto immobilismo. Problemi come la malasanità, la cattiva amministrazione, la criminalità trovano terreno fertile in un’arretratezza che affonda le sue radici nel passato, alimentate dai problemi del presente. In fondo dietro la considerazione per la Calabria di un territorio “non normale” c’è di sicuro un’anomalia di Stato. I luoghi comuni calabresi sono in un’ottica nazionale, gli stessi attraverso quelli che vedono l’Italia come un popolo che non potrà mai cambiare, perchè è irrecuperabile.

Senza perdersi in chiacchiere la Calabria, e la mia Cariati, sono cultura e natura. Mare e terra. Storia e paesaggi. Mi piace pensare che la Calabria non sia irrecuperabile. Anzi. Pronta a costruire un nuovo corso attorno alla sua forte identità culturale. Fatta di tradizioni ultracentenarie che messe a sistema, rappresenterebbero il suo petrolio naturale. Forza Calabria! Forza Cariati!! 

Nicola Campoli

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