■Antonio Loiacono
La Calabria tornerà presto alle urne per scegliere il nuovo presidente della Regione e i consiglieri.
Secondo i regolamenti regionali, le dimissioni del Presidente della Regione comportano lo scioglimento del Consiglio e nuove elezioni entro tre mesi, quindi non oltre novembre 2025. La prima finestra teoricamente utile sarebbe il 28 e 29 settembre, in concomitanza con le elezioni in Marche e Valle d’Aosta, ma i tempi tecnici per organizzare la convocazione dei comizi elettorali rendono questa data poco probabile. Le opzioni più concrete, al momento, sono il 19 e 20 ottobre, in parallelo con il voto in Toscana, oppure novembre, mese in cui si attende di votare anche in Campania, Veneto e Puglia, dove però le date ufficiali non sono ancora state fissate.
Comunque sia, si voterà ma (ahinoi!) con le stesse regole elettorali che, negli ultimi anni, hanno lasciato centinaia di migliaia di voti senza rappresentanza. Tradotto: tanta gente ha votato, ma nessuno di quelli che ha scelto è finito in Consiglio regionale!
Il problema nasce da soglie di sbarramento molto alte:
8% per chi si presenta con un candidato presidente (anche in coalizione) e 4% per le liste che fanno parte di una coalizione.
Se una lista o una coalizione non supera queste soglie, non ottiene nemmeno un seggio, anche se raccoglie migliaia di voti. È successo nel 2020 e nel 2021, quando quasi il 25% dei voti espressi non ha portato nessun eletto in Consiglio.
Nel 2020, due coalizioni civiche (una ispirata dal M5S e una da “Tesoro Calabria”) hanno sfiorato l’8% ma non l’hanno raggiunto. Risultato? Zero rappresentanti, anche se avevano il sostegno di circa il 15% degli elettori.
Nel 2021 la situazione non è andata meglio:
Il centrosinistra ha ottenuto il 27,4% dei voti e 8 seggi mentre la coalizione di de Magistris, con il 15,2%, ha preso solo 2 seggi.
Questi 2 seggi sono finiti tutti alla stessa lista (PD) unica della coalizione a superare il 4%.
Se quella lista non ce l’avesse fatta, anche il 15% di elettori sarebbe rimasto completamente fuori!
C’è un altro effetto poco noto ma grave: non tutti i voti “valgono” allo stesso modo!
Nel 2021, per il centrodestra (che ha vinto), un seggio è costato circa 21.000 voti; per la coalizione di de Magistris, ogni seggio è costato quasi 60.000 voti.
Questo vuol dire che alcuni cittadini hanno dovuto “lavorare il triplo” col loro voto per ottenere un rappresentante in Consiglio. Un’ingiustizia silenziosa, ma pesante. In totale, alle ultime elezioni, 171.000 voti sono stati “sprecati”: erano validi, ma non hanno portato all’elezione di alcun consigliere.
Nonostante ciò, in questi anni il Consiglio regionale non ha mai aperto una vera discussione per riformare questo sistema. Nessuna proposta, nessun dibattito. Forse perché chi è dentro non ha interesse a cambiare le regole che lo favoriscono.
Se chi vota non viene rappresentato, prima o poi smette di votare. È il rischio più grande.
Nel 2021 ha votato solo il 44,4% degli aventi diritto. Se una parte di quei 171.000 elettori “invisibili” scegliesse di non tornare alle urne, il calo potrebbe essere ancora più drammatico.
La democrazia si basa su una regola semplice: un cittadino, un voto, una voce. Ma se il sistema elettorale lascia fuori una parte consistente di chi partecipa, quel principio viene meno.
Non si tratta solo di numeri, ma di fiducia. E la fiducia, se la perdi, non si recupera in fretta.
Se davvero si vuole rilanciare la politica in Calabria, serve prima di tutto un sistema che non escluda, ma ascolti e rappresenti tutti. Senza trucchi. Senza inganni e senza soglie che trasformano il voto in un gioco d’azzardo!
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