Bisogna migliorare la competitività dei prodotti e dei servizi locali, evidenziando, tra l’altro, l’ospitalità e le tradizioni del posto.

Da quando frequento Cariati, ormai sono trascorsi anni, ho capito che non c’é famiglia che non ha registrato al proprio interno, nel bene e/o nel male, qualche forma di emigrazione di un suo componente. Di storie ne ho ascoltate tante. Alcune, non nascondo, mi hanno affascinato nei particolari e colori. Tutte condite da sogni, aspettative, difficoltà e nostalgia. Molti sono stati all’estero per brevi periodi, altri per lungo tempo, tanti sono rientrati al raggiungimento dell’età pensionabile, pochi sembra siano restati lontani in attesa della fine dei propri anni. La mia meraviglia é che di tutto l’andirivieni a Cariati non c’é traccia. Come se nulla fosse “ritornato”. Insomma, se non fosse, come mi hanno raccontato, per quei ruderi di fabbricati, disseminati per il perimetro del paese, e costruiti nel tempo con le rimesse degli emigranti, nulla darebbe l’idea del fenomeno che ha caratterizzato la storia di tanti nuclei familiari. Cariati, nel Sud Italia, come testimone dell’inevitabile spopolamento: é in buona compagnia. Dopo una fase nella quale si é assistiti passivamente al fenomeno, e anche in modo demotivante, ritengo che non si é riusciti a cogliere le varie opportunità che una tale circostanza offre. Sono numerosi gli esempi validi, riguardanti Comuni italiani, che hanno avviato gemellaggi con città estere, sia europee che extra-europe. Lo scopo é di avvicinare usi e costumi di enti, istituzioni e cittadini privati, facilitando gli scambi culturali e non solo, per garantire una maggiore unione sociale all’interno, ad esempio, nella Comunità Europea. Quindi, un’occasione di incontro tra le varie facce d’Europa e di scambio, anche professionale. Un’opportunità, non solo per le amministrazioni comunali, ma anche per giovani che vogliono ampliare le proprie possibilità lavorative e creare sinergie con i colleghi del resto d’Europa e per le associazioni che cercano partner per progetti e attività. Una speranza viva, dunque, per avviare un futuro aperto all’integrazione, costituendo nuove identità. Sarebbe ora di guardare alle buone pratiche, tra le più rilevanti, di paesi italiani che hanno scelto di gemellarsi da alcuni anni con Comuni stranieri, instaurando rapporti fissi, condividendo la loro storia e le loro attività in pieno. Avendo Cariati delle bellezze naturali e paesaggistiche uniche e legami indiretti con comunità estere, si potrebbero coltivare le singole relazioni, organizzando rapporti culturali e commerciali, favorendo visite di cittadini, scambiando informazioni sui rispettivi problemi e sulle idee e soluzioni per superarli. La Comunità Europea, in apposite misure della programmazione ciclica delle risorse, prevede un sostegno economico a progetti che puntino alla riscoperta dell’identità del territorio rurale e lo sfruttamento sostenibile delle sue risorse dal punto di vista ambientale. Si tratta di possibili capisaldi per migliorare la competitività dei prodotti e dei servizi locali, evidenziando, tra l’altro, l’ospitalità e le tradizioni del posto. Un’idea, che dopo le dovute riflessioni, non farei cadere invano. Chi può batta un colpo! Nicola Campoli

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