A proposito della fusione tra i Comuni di Corigliano e Rossano

Con il governo di Matteo Renzi, è iniziato un processo di riforme, tra le quali quella del riassetto delle Province, già approvata da un ramo del Parlamento, la quale, tra l’altro, prevede le città metropolitane e la Unione dei Comuni. Non si conoscono i criteri con i quali saranno formate le “macroaree” né i comuni che ne faranno parte, di conseguenza, non si conosce il destino finale di appartenenza dell’area di questo territorio. Nonostante questi mutamenti in atto e che comunque molti cittadini e soprattutto molti amministratori lungimiranti hanno già subdorato, si continua ad amministrare alla vecchia maniera e con le vecchie logiche, incuranti del vento del cambiamento, incuranti della grave crisi anche economica che ha investito i cittadini e soprattutto i comuni. Di fronte a tale prospettiva, sulla spinta anche delle petizioni popolari (che danno il polso del “sentire” dei propri amministrati), per tempo, molti amministratori di vasti territori, dopo avere sperimentato la forma della Unione dei Comuni, hanno deciso di ricorrere alla “fusione”, un progetto ambizioso che riduce i costi dei servizi, migliorandoli e semplificandoli, che, sia dallo Stato e sia dalla Regione usufruisce di ulteriori contributi del 20% sul consolidato e per ben dieci anni. Con l’inizio del 2014 c’è stata una riduzione del numero dei comuni italiani a causa di una serie di processi di fusione di comuni confinanti. Dal primo gennaio 2014 sono stati istituiti 14 nuovi comuni a seguito delle fusioni di 33 comuni. Questi si aggiungono ai 2 comuni istituiti nel dicembre 2013 per la fusione di 4 comuni. Il processo di fusione di due o più comuni contigui è disciplinato dagli articoli 15 e 16 del Decreto Legislativo n. 267/2000 “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali”. Gli articoli fanno riferimento agli articoli 117 e 133 della Costituzione italiana e dispongono che spetta esclusivamente alle Regioni modificare le circoscrizioni territoriali dei comuni e istituirne di nuovi mediante fusione. L’obbligo per il legislatore regionale è quello di “sentire le popolazioni interessate” al processo di modifica territoriale mediante lo strumento del referendum consultivo. Per non restare in coda rispetto alle molte iniziative già in corso negli altri territori, grazie al movimento di cittadini e associazioni, anche nel nostro territorio è stata sottoscritta una petizione popolare con la quale si chiede alla amministrazione comunale di Corigliano Calabro e di Rossano, di condividere l’idea progetto della “fusione” dei due comuni portandola all’attenzione dei rispettivi consigli comunali. Le petizioni popolari sono state consegnate ai sindaci delle due città, al dott. Giuseppe Geraci e al dott. Giuseppe Antoniotti, i quali, al momento della ricezione del documento cartaceo (prima protocollato) hanno esternato entusiasmo e fatto trasparire condivisione per l’idea di fusione dei due comuni, che, se attuata, porterà vantaggi ai cittadini e in generale al territorio. I due sindaci si sono impegnati a coinvolgere i rispettivi consigli comunali al fine di programmare una apposita seduta per l’adozione di un atto formale di condivisione. E’ passato un bel po’ di tempo dal deposito al protocollo della petizione. Lungi da me l’idea di sollecitare gli amministratori o di forzarne le decisioni e/o la volontà, sta di fatto che, mentre negli altri territori ci si sta organizzando per la fusione dei loro territori, nessuna nuova all’orizzonte circa la convocazione dei rispettivi consigli comunali. Temo che si perda tempo prezioso, e comunque, che si arrivi in ritardo ad un appuntamento al quale molti altri cercano di arrivare e in tempo per usufruire dei benefici che derivano dalla avvenuta fusione. Ricordo che il Decreto Ministeriale n. 318 del 1 settembre 2000, all’art. 6, comma 1, stabilisce: “Ai sensi dell’articolo 11, comma 4, della legge 8 giugno 1990, n. 142, e successive modifiche ed integrazioni, ai comuni scaturenti dalla fusione di comuni preesistenti spetta, per un periodo di dieci anni, un contributo straordinario pari al 20 per cento dei trasferimenti erariali complessivamente attribuiti ai comuni preesistenti per l’ultimo esercizio precedente alla istituzione del nuovo ente”. Oltre allo Stato, come ho già detto, anche le Regioni contribuiscono a incentivare la fusione tra comuni. La Regione Calabria, già con la legge regionale n. 43 del 12 dicembre 2011 aveva regolarizzato la “Unione tra i Comuni”. Cinque anni dopo, per favorire la “fusione”, ha approvato la legge n. 15 del 24 novembre 2006, stabilendo con l’art. 5 quanto di seguito: -al comma 3: L’istituzione di un nuovo Comune mediante fusione di uno o più comuni contermini deve essere preceduta da un referendum sulle delibere consiliari di fusione svolto secondo le vigenti disposizioni legislative regionali. Esso deve, altresì, assicurare adeguate forme di partecipazione e di decentramento dei servizi nell’ambito dei territori coincidenti con le preesistenti istituzioni comunali. -al comma 5: Fatte salve le contribuzioni per le fusioni dei Comuni previste dalla normativa statale, la Regione eroga, per dieci anni successivi alla fusione stessa, appositi contributi straordinari nella misura prevista dal Programma regionale di riordino territoriale di cui all’articolo 20 della presente legge. Non è solamente per avere i contributi aggiuntivi che ritengo debba essere fatta la fusione tra i comuni di Corigliano Calabro e di Rossano; la crescita di questo territorio dipende da altri e ben più consistenti problemi. Il decollo economico, commerciale e turistico, dipende prima di tutto da noi, popolo della Sibaritide, popolo di Corigliano e Rossano, che, fino ad oggi, non ha capito che l’unione fa la forza. Non abbiamo capito, noi di Corigliano e noi di Rossano, che questo territorio, nel suo insieme, costituisce il polmone economico della provincia di Cosenza, che, avendolo intuito, non ci ha mai mollato e non ha permesso in nessuna occasione che i nostri progetti di autonomia diventassero cosa seria o reale. Perdiamo tempo a discutere sulle cause del mancato sviluppo di questo territorio, ripetiamo fino alla noia analisi su quello che si poteva fare e non si è fatto, ma di fronte alle opportunità come la fusione, abbiamo paura del nuovo …… , o forse, ciascuno non vuole mollare il proprio orticello e continua ad avere una visione egoistica delle cose e limitata verso orizzonti nuovi. Ma gli amministratori devono, hanno l’obbligo di avere orizzonti più vasti, hanno il dovere di percorrere le vie nuove che possono portare benessere e sviluppo. La fusione tra i comuni di Corigliano e di Rossano, di cui per anni si è parlato per le varie occasioni (istituzione nuova provincia sibaritide, istituzione aereoporto sibaritide, ecc. ) ritorna d’attualità perchè può rappresentare una occasione. Ci saranno molte remore da superare. Ma i retaggi culturali e le nostalgie vanno messi da parte, perché gli esempi di fusione (vedi: Ascoli Piceno, Lamezia Terme ) dimostrano che la storia di ciascuna entità non si annulla ma viene conservata e mantenuta viva dalle tradizioni dei popoli che abitano il territorio. La via per pervenire all’autonomia è quella di unire, non solo moralmente o sentimentalmente, ma soprattutto giuridicamente ed istituzionalmente il popolo di Corigliano e di Rossano; le due realtà devono fondersi per essere un UNO e apparire FORTE verso gli altri. Una realtà di circa 70-80 mila abitanti ha un altro peso. Ne abbiamo le capacità, ne abbiamo le caratteristiche, ne abbiamo le potenzialità, .. allora . cosa manca… : la volontà. Il passato ha dimostrato che tale volontà non c’è stata. Ecco spiegato: -il mancato raggiungimento della autonomia attraverso l’istituzione della nuova provincia della Sibaritide nei tempi in cui era un sogno possibile; -il mancato decollo del progetto dell’aereoporto; -l’eliminazione graduale della ferrovia, giudicata un ramo secco e improduttivo; -la sottrazione delle dirigenze delle varie amministrazioni importanti e presenti sul territorio, come l’Inps, l’Inail; – per ultimo, la sottrazione del Tribunale. Ho citato gli episodi più eclatanti e di recente memoria, ma gli esempi di impoverimento di questo territorio sono tanti e numerosi, la vostra memoria saprà rievocarli tutti. Nella nostra Calabria ci sono già iniziative e proposte di fusione di comuni, cito quelle che hanno già intrapreso questo cammino: Proposta di fusione tra Castrolibero, Cosenza, Dipignano, Mendicino, Montalto Uffugo, Rende ed altri per formare la Grande Cosenza Proposta di fusione tra Acquappesa e Guardia Piemontese Proposta di fusione tra Casole Bruzio, Pedace, Serra Pedace e Trenta E’ ora di smetterla di ragionare in modo conservativo e retrivo, è giunto il momento di guardare al futuro, di ragionare con lo sguardo da “statisti” , è necessario creare le condizioni per realizzare un passaggio storico con la formalizzazione di una unica realtà territoriale, conurbando attraverso la fusione i due comuni di Corigliano e Rossano, di fatto già uniti urbanisticamente, tanto da formare una realtà ben identificata. Confido nella serietà e sensibilità istituzionale dei nostri due sindaci. Non possono ignorare la richiesta loro pervenuta da parte del popolo e dalle associazioni, non possono farsi sfuggire una occasione storica rappresentata appunto dalla “fusione” tra i due comuni. -F.to Enrico Iemboli-

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