BASSO JONIO, IL PARADOSSO DELLE AREE INTERNE: C’È, MA NON ESISTE!

I Comuni del comprensorio fanno parte da anni della SNAI "Sila-Presila", ma non dispongono di una strategia territoriale autonoma come quella appena finanziata per l'Alto Jonio. È qui che nasce il vero interrogativo

■Antonio Loiacono

L’annuncio dei 12 milioni di euro destinati all’Alto Jonio cosentino riaccende il dibattito sul futuro del Basso Jonio. Le carte raccontano una realtà più complessa di quanto sembri: il territorio non è fuori dalla Strategia Nazionale Aree Interne, ma non ha mai ottenuto un progetto unitario dedicato. Una differenza che potrebbe pesare sulla capacità di programmare lo sviluppo.

 Dodici milioni che fanno discutere anche chi non li riceve

La Regione Calabria ha acceso i riflettori sull’Alto Jonio cosentino approvando una nuova strategia territoriale da circa 12 milioni di euro per contrastare lo spopolamento. Mobilità, servizi digitali, sanità, istruzione e inclusione sociale sono gli assi portanti del progetto destinato a diciotto Comuni dell’area.

È una scelta che guarda al futuro di un territorio fragile.

Ma, come spesso accade, una buona notizia ne porta con sé un’altra. Meno evidente. E forse ancora più interessante.

Il Basso Jonio è davvero rimasto fuori?

La risposta, leggendo gli atti ufficiali, è più articolata di quanto si possa immaginare.

Il Basso Jonio cosentino non è estraneo alla Strategia Nazionale per le Aree Interne.

Comuni come Scala Coeli, Campana, Caloveto, Cropalati, Mandatoriccio, Paludi, Terravecchia e Bocchigliero fanno infatti parte dell’Area Interna “Sila-Presila crotonese e cosentina”, una delle quattro aree pilota individuate dalla Regione Calabria già nella programmazione 2014-2020 e confermate anche nel nuovo ciclo di programmazione.

È un dato che cambia radicalmente la prospettiva.

Non si può quindi sostenere che il Basso Jonio sia completamente escluso dalle politiche regionali per le Aree Interne.

Ma sarebbe altrettanto inesatto affermare che si trovi nella stessa condizione dell’Alto Jonio.

La differenza emerge osservando come sono costruite le due programmazioni.

L’Alto Jonio dispone oggi di una Strategia d’Area autonoma, con una governance dedicata, un progetto specifico e un finanziamento unitario destinato esclusivamente ai Comuni del comprensorio.

Il Basso Jonio, invece, continua a essere inserito in una macro-area molto più ampia, la Sila-Presila crotonese e cosentina, che comprende diciannove Comuni distribuiti tra le province di Cosenza e Crotone.

In altre parole, il territorio partecipa alla Strategia, ma non dispone di un progetto costruito esclusivamente sulle proprie esigenze.

Le carte raccontano anche un’altra storia.

Nel corso degli anni i Comuni del Basso Jonio hanno dimostrato di saper costruire percorsi condivisi.

Lo hanno fatto con il GAL Sila Greca-Basso Jonio, con il Gruppo di Azione Costiera (GAC) e con altri strumenti di cooperazione territoriale, mettendo insieme amministrazioni comunali per intercettare fondi europei e promuovere iniziative di sviluppo locale.

Questa capacità di collaborazione rende ancora più interessante una domanda.

Se il territorio ha saputo unirsi per altri programmi di sviluppo, perché non è mai nata una Strategia d’Area autonoma del Basso Jonio, analoga a quella oggi finanziata per l’Alto Jonio?

Dalla documentazione pubblica consultabile non emerge alcun protocollo d’intesa, alcuna candidatura unitaria né un percorso istituzionale finalizzato al riconoscimento del Basso Jonio come nuova Area Interna SNAI 2021-2027.

Questo non significa che una proposta non sia mai esistita.

Significa soltanto che, allo stato degli atti pubblici disponibili, non se ne trova traccia.

Ed è una differenza sostanziale.

Un’occasione mancata o una scelta consapevole?

Le possibili spiegazioni sono diverse.

Può darsi che il territorio non abbia mai costruito una candidatura condivisa.

Può darsi che la Regione abbia ritenuto sufficiente l’inclusione dei Comuni nella Sila-Presila.

Può anche darsi che altre priorità abbiano orientato la programmazione regionale.

Senza documenti che lo attestino, ogni conclusione sarebbe arbitraria.

Ma il dato resta.

Mentre l’Alto Jonio ottiene una nuova strategia dedicata e nuove risorse, il Basso Jonio continua ad affidare il proprio futuro a una programmazione più ampia, nella quale le sue specificità rischiano inevitabilmente di diluirsi.

Ridurre il dibattito a una questione economica sarebbe un errore.

Una Strategia d’Area significa costruire una visione comune, individuare priorità condivise, coordinare gli investimenti e parlare con una sola voce davanti alla Regione e allo Stato.

È questo il valore aggiunto che oggi distingue l’Alto Jonio.

Il vero interrogativo, allora, non è perché siano arrivati dodici milioni a un altro territorio.

La domanda è se il Basso Jonio voglia continuare a essere una parte di una programmazione più vasta o se sia arrivato il momento di costruire una propria identità strategica.

Perché, nelle politiche di sviluppo, la differenza non la fanno soltanto le risorse disponibili.

Spesso la fa la capacità di presentarsi uniti quando è il momento di decidere il futuro.

 

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