Certe volte non esserci assume un significato profondo, come Nanni Moretti fece notare col famoso quesito: “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”, anche se quel significato varia a seconda dei luoghi e delle circostanze.
Ad esempio, prendiamo l’astensionismo elettorale: non è azzardato immaginare che in Calabria e nelle Marche esso abbia riguardato soprattutto gli elettori – o meglio, i mancati elettori – orientati a sinistra che, pur stigmatizzando l’operato delle rispettive amministrazioni uscenti, soprattutto in materia di sanità, non hanno visto con simpatia l’alleanza del “campo largo” promossa dalle opposizioni e l’insistenza di quel “campo largo” su materie di politica estera che con le loro regioni avevano ben poco da spartire.
Diverso è il caso della Toscana dove, sembra abbastanza evidente, a disertare le urne sono stati soprattutto i simpatizzanti – o ex simpatizzanti – della lega salviniana, irritati dalla deriva vannacciana di chiara impronta nostalgica del loro partito, con tanto di richiami alla famigerata Decima MAS e infarcita di grevi volgarità, eccessive perfino per loro, che pure quanto a volgarità sono usi a non farsi mancare nulla; non trascurabile, inoltre, sembra essere stata la fuga dalle urne dei grillini, che notoriamente non sanno di preciso che cosa vogliono però lo vogliono subito, e che non apprezzano l’imborghesimento del loro (ex) movimento, ormai diventato una sorta di appendice del PD, fastidiosa (per il PD) quanto si vuole ma comunque ad esso e alle sue sorti legato, almeno per ora.
Altre astensioni ci sono state, in questi giorni, non meno clamorose, come ad esempio l’astensione dal pensiero, per non dire dall’intelligenza, di cui sono state protagoniste prima la (o il?) presidente del Consiglio, che abbandonandosi a uno dei suoi consueti eccessi tribunizi ha definito le opposizioni “più estremiste di Hamas”, e poi la ministra Eugenia Roccella che a siffatte astensioni, peraltro, non è nuova, come quando disse che “purtroppo” l’aborto è un diritto delle donne. Questa volta la ministra si è lanciata in un’ardita disquisizione sulle “gite” scolastiche ad Auschwitz finalizzate, a suo dire, a rovesciare solo sul nazismo e sul fascismo la responsabilità dell’antisemitismo. Forse, in quanto ministra delle Pari Opportunità, Roccella ha voluto ripartire equamente fra destra e sinistra la responsabilità della Shoah, soprassedendo sul fatto che pur se, grazie a duemila anni di cristianesimo, una vena di antisemitismo ha sempre permeato la cultura occidentale, è comunque innegabile che le leggi di Norimberga del 1935 le ha volute il nazismo di Hitler, non la preesistente Repubblica di Weimar, e che non il PCI di Gramsci ma il PNF di Mussolini, col placet di Vittorio Emanuele III, ha promulgato in Italia, nel 1938, le leggi razziali; e che i campi di sterminio, fra i quali appunto Auschwitz, i treni piombati, gli esperimenti criminali di Mengele, le camere a gas, le marce della morte, i rastrellamenti nei ghetti e le deportazioni non le hanno volute i partiti liberali e di sinistra ma sempre loro, nazisti e fascisti.
E poi pure io, lo confesso, spesso mi astengo. Per esempio proprio ieri, lunedì 13 ottobre, mi sono astenuto, anche se non subito. Ho cominciato, cioè, ad ascoltare il discorso di Donald Trump alla Knesset, il Parlamento israeliano, ma non sono riuscito a resistere più di un minuto a quel delirio di autocompiacimento, a quello sperticato elogio delle armi e dell’uso che ne ha fatto l’IDF, a quel profluvio di applausi servili, di pacche sulle spalle al macellaio Netanyahu, di affermazioni roboanti su una pace fondata sul tradimento di ogni principio di umanità, su promesse di prosperità per una terra che è un cimitero di macerie e di cadaveri insepolti e nel totale disinteresse per la popolazione che ci vive, o meglio che ci sopravvive; una pace comunque zoppicante che a Gaza vede riconoscere al teorico obiettivo delle distruzioni volute da Netanyahu, i criminali di Hamas, sempre armati fino ai denti e sempre spadroneggianti, il ruolo di polizia e comunque un ruolo politico, perché è con Hamas che si è dovuto trattare, così sbugiardando le dichiarazioni di vittoria dello stesso Netanyahu e confermando le vere motivazioni che animano Trump e il governo israeliano: impadronirsi della Striscia e farne un’immensa lottizzazione immobiliare.
Mi sono astenuto in questo caso e, lo confesso, mi astengo anche in altri: ad esempio quando appaiono in TV l’ineffabile Italo Bocchino, l’ilare Mario Sechi, l’imbronciata Annalisa Terranova, lo sprezzante Maurizio Belpietro, l’apparentemente ragionevole Pietro Senaldi, il lugubre Pietro Giubilei, Daniele Capezzone, per il quale è difficile trovare un aggettivo sufficientemente qualificativo, e i vari altri corifei degli attuali detentori, in Italia, del potere politico. Quando vedo apparire sul video i volti di questi personaggi, cambio canale o azzero l’audio dell’apparecchio perché, se vederli mi mette a disagio, ascoltarli mi provoca incontrollabili reazioni, secondo i casi, di incredulità (davvero hanno il coraggio e/o la faccia tosta di dire cose del genere?), d’ilarità (idem), d’irritazione (secondo idem) e di stupore (terzo idem). Perciò mi astengo dall’ascoltare loro, come mi astengo dall’ascoltare coloro dei quali essi si prodigano nel magnificare le ducesche qualità.
In certi casi, insomma, astenersi è una forma di resistenza. Ed io, checché ne pensino la ministra Roccella e gli altri personaggi che ho nominato qui sopra, nei valori della Resistenza (quella con la R maiuscola) ci credo ed ho intenzione di continuare a crederci; e quindi dall’ascoltare loro, e quelli come loro, continuerò ad astenermi.
Giuseppe Riccardo Festa
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